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Birrificio della provincia di Milano vende impianto completo con sala cottura da 2 hL

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In vendita e-commerce dedicato alla birra artigianale italiana

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Per motivi di salute siamo costretti a vendere il nostro e-commerce dedicato alla birra artigianale italiana.

Nell’offerta è compreso il magazzino attuale, i materiali per imballaggio e spedizione, il sito attuale ed uno nuovo in fase di completamento (completamente responsive e con molte features). Il sito è ArtigianBeer.com.

Chi veramente interessato può contattarmi al 334 1842120 in orario di ufficio.

Le migliori birre del 2016 (secondo noi)

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Alla fine dell’anno mancano ancora una decina di giorni, ma è già arrivato il momento di stilare classifiche e tracciare bilanci per i 12 mesi appena passati. Come lo scorso anno, anche su Cronache di Birra vogliamo fare qualcosa di simile, ma senza diventare didascalici o eccessivamente prolissi: ci siamo limitati a chiedere ai nostri collaboratori più assidui le loro migliori 5 birre assaggiate nel corso del 2016, spiegando quella migliore con una rapida descrizione e indicando le altre in ordine sparso. Tra i criteri di valutazione non solo quelli meramente organolettici, ma anche quelli legati alle situazioni in cui sono state bevute, perché spesso una percentuale importante del godimento non risiede anche in come, dove e con chi lo si fa. Il risultato è una lista di 35 birre da tutto il mondo, che curiosamente mostra il Canada in grande spolvero e un paio di conferme tra un elenco e l’altro – chi ha detto Heady Topper? Comincio io, poi lascio spazio agli altri autori del blog in ordine rigorosamente alfabetico.

Che 2017 birrario sarà

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Eccoci qui, come ogni anno di questi tempi, a cercare di prevedere cosa accadrà nei prossimi dodici mesi di birra artigianale. La scorsa settimana abbiamo verificato come spesso la realtà superi la fantasia, visto che il 2016 è stato più sorprendente di qualsiasi previsione avessimo formulato, anche la più fantasiosa. Il 2017 sarà parimenti sbalorditivo? Oppure filerà via liscio senza ulteriori scossoni dopo i fuochi d’artificio di quest’anno? Beh la risposta chiaramente spetta a voi: anche questa volta nella sezione commenti potrete lasciare i vostri pronostici e confrontarvi in quello che è ormai diventato un appuntamento fisso di Cronache di Birra. Il premio in palio? Essere eletti perfetti Nostradamus birrari, verificando le ipotesi inserite nelle quattro categorie previste. Come sempre al giochino parteciperà anche il sottoscritto.

Eventi fino a metà gennaio: Birrathon, Birraio dell’anno e altri

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Quella di oggi è l’ultima panoramica del 2016 sugli eventi birrari e, come noterete, si spingerà oltre la metà di gennaio. Oltre al consueto silenzio del blog per le festività natalizie, infatti, quest’anno si aggiunge il mio viaggio di nozze che mi terrà lontano dalla tastiera (e dall’Italia) per un bel po’ di tempo. Quindi allarghiamo la visuale e raggruppiamo tutte le segnalazioni in questo post partendo dall’Elav Yule Fest, la consueta festa del birrificio Elav, iniziata ieri presso la sede di Comun Nuovo (BG). Prima di Natale a Roma si terrà la quinta edizione di Birrathon, evento a scopo benefico che si svolgerà per 50 ore non stop. Nell’ultima settimana dell’anno andrà in scena a Grottamare (AP) l’edizione invernale dell’Hoppy Days, mentre il giorno dell’Epifania toccherà alla quarta edizione de La Notte delle Botti a Torino. Infine nella seconda metà di gennaio si terrà a Firenze l’evento legato a Birraio dell’anno, ma per allora Cronache di Birra sarà tornato operativo e potremo analizzare insieme i vincitori. Buone bevute a tutti!

Homebrewing: i principali trend del 2016

Come ho avuto modo di scrivere più volte in questa rubrica, il 2016 ha visto una significativa crescita di interesse verso la produzione casalinga di birra. Quantificare questo incremento non è facile, ma è possibile osservare alcuni trend che ne confermano l’evoluzione in termini generali. Provo a commentare quelli che a me sono sembrati più significativi. Qualsiasi osservazione e integrazione sono benvenute.

I principali siti di e-commerce italiani si sono rinnovati

Potrebbe sembrare cosa da poco, ma la spinta al rinnovo che hanno mostrato i principali siti di e-commerce italiani, dedicati alla vendita di materiale per la produzione di birra, non è sicuramente un caso. L’evoluzione verso il digitale non è proprio il punto forte delle aziende del nostro paese: quando il passo in avanti è significativo, si nota. Soprattutto, significa che il settore tira. È vero che per queste aziende l’homebrewing costituisce probabilmente solo una piccola frazione dei ricavi (il resto viene dai microbirrifici), ma lo slancio verso il cambiamento rappresenta comunque un buon segnale. Ecco quindi che aziende come Mr. Malt, Uberti, Pinta hanno cambiato completamente veste ai propri siti rendendoli più fruibili e moderni (con risultati altalenanti, ma apprezziamo l’impegno). L’evoluzione non è di sola facciata, ma sostanziale: le offerte per il mercato dei produttori casalinghi si stanno ampliando e affinando. Arrivano soluzioni innovative e di qualità direttamente dagli USA, come le bellissime attrezzature prodotte da SS Brewtech e importate in esclusiva da Pinta, o i lieviti e batteri particolari e innovativi degli americani di The Yeast Bay, apparsi recentemente nel catalogo di Birramia. Insomma, il mercato evidentemente va. Come homebrewer, non posso che esserne felice. Se si riuscisse anche a migliorare la gestione del cliente (tipo rispondere alle mail in tempi ragionevoli), saremmo al top.

Sistemi elettrici automatici alla portata di tutti

Negli ultimi tempi è aumentata moltissimo l’offerta di sistemi automatici per produrre birra. Si spazia da setup che non richiedono quasi nessun intervento da parte dell’homebrewer (es. picobrew), a quelli che semplificano la giornata di produzione lasciando comunque un certo margine di creatività a chi produce (es. braumaster). Questi sistemi sono quasi tutti alimentati elettricamente, il che li rende ancor più semplici e pratici da utilizzare: niente più cotte sui fornelli della cucina o pericolose bombole di GPL da tenere in casa. I più romantici sostengono che gli apparati preassemblati tolgono una buona componente del divertimento all’homebrewing, cosa che è vera in parte. Indubbiamente, partire da una semplice pentola per poi costruirsi un impianto semi-automatico è fonte di grande soddisfazione. Inoltre, si imparano tante cose strada facendo. È vero anche però che a molti non interessa l’aspetto ingegneristico di questo hobby: c’è chi ama creare ricette e curare la fermentazione e acquista volentieri sistemi automatici che gli permettano di lanciarsi nella produzione senza aver a che fare con pentole e fornelli. Ciascuno sceglie la strada che preferisce, ma è indubbio che la disponibilità di impianti come questi abbassa la barriera di ingresso al mondo della produzione casalinga. Bisogna ricordarsi sempre che non è affatto detto che un sistema migliore produca birra migliore, dietro ci deve sempre essere un solido birraio che conosce a fondo quello che sta facendo. Del resto, il birraio produce il mosto (aiutato, volendo, dal sistema automatico) ma è il lievito che fa la birra.

Riduzione dei volumi di produzione

Storicamente, il volume standard delle cotte casalinghe si aggira intorno ai 20/25 litri. Tutti i kit già pronti sono tarati su questi volumi, così come la maggior parte delle ricette che girano sul web. Ultimamente, però, ho notato che molti homebrewers si stanno tarando su volumi più piccoli, riducendo la produzione fino a 10 litri. La conferma che questo sia un vero e proprio trend è arrivata quando i principali siti online hanno iniziato ad affiancare ai soliti fermentatori da 25 o 30 litri altri piccoli fermentatori da 15 litri o 10 litri. La ragione di questo ridimensionamento secondo me non è tanto legata ai costi più bassi né al minore tempo di produzione: entrambi non si riducono poi di molto. I vantaggi sono più sottili: produrre meno semplifica molti piccoli passaggi che vanno dalla macinazione dei grani all’imbottigliamento, dal lavaggio delle pentole al metodo di raffreddamento del mosto caldo. Mettendo insieme tante piccole semplificazioni, diminuisce sensibilmente la complessità del sistema.  Inoltre, c’è un indubbio risparmio di spazio, dovuto principalmente al volume dei pentoloni e allo spazio occupato dalle bottiglie (piene e vuote). C’è da considerare poi anche il consumo personale di birra: molti homebrewer non producono birra per rimpiazzare gli acquisti di birra artigianale, ma per sperimentare. Avere a disposizione 20 litri della propria birra in certi casi può diventare noioso, specialmente se si tratta di birre che non si conservano bene. Ultimo ma non meno importante: se una cotta va storta, fa molto meno male buttare 10 litri piuttosto che 25.

Fermentazioni acide, che passione!

Ormai non puoi definirti un vero homebrewer se non hai provato almeno una volta a fermentare una birra acida. Meglio ancora se hai lasciato un secchio di mosto nel giardino dietro casa nel tentativo (spesso vano) di catturare qualche lievito selvaggio. Una deriva che sembra non avere limiti, una sorta di contagio collettivo. Del resto era inevitabile: negli ultimi anni abbiamo assistito a una crescita esponenziale nella diffusione delle birre sour (lambic, gueuze, etc…), in parte trascinata dalla moda ma anche dalla passione genuina per stili particolari. Il passaggio all’autoproduzione è stato naturale. Produrre questo tipo di birre richiede molto tempo ed esperienza: un prodotto con un minimo di complessità richiede dai 6 mesi a diversi anni. Sempre che non si siano commessi errori strada facendo, cosa che capita spesso a chi è alle prime armi. Raccontata così sembrerebbe un’esperienza per pochi eletti, come mai questa diffusione? Due le principali ragioni, a mio avviso. La prima, quasi banale, è che spesso queste fantomatiche produzioni acide derivano da cotte “normali” andate in vacca. Ti si infetta la birra? No problem, imbottiglia lo stesso, butta in cantina per qualche anno e poi spacciati per un gran produttore di acide. Se la vogliamo vedere in positivo, si tratta di un intelligente metodo per recuperare gli errori commessi in fase di produzione. La seconda ragione è più raffinata: il fast souring. Si tratta di un metodo che permette di acidificare la birra in poche ore, tramite l’utilizzo di batteri lattici selezionati. Dopo l’acidificazione, si procede come in una normale fermentazione, aggiungendo luppolo in dry hopping, frutta varia o altre diavolerie. In poche settimane si riescono a produrre interessanti birre acide. Non siamo ai livelli di complessità del lambic belga maturato in botte, ma con un po’ di bravura si possono tirar fuori produzioni discretamente interessanti.

L’autoproduzione all’ennesima potenza

Qui arriviamo a un trend quasi maniacale, dal mio punto di vista. Siamo oltre il perimetro del fai-da-te, ci spingiamo quasi al fai-da-te del fai-da-te, se mi passate il gioco di parole. Un circolo che può diventare presto vizioso, un tunnel senza uscita. Provate a seguirmi. Prima compravo la birra al supermercato, poi ho scoperto che le birre industriali non sono all’altezza e sono passato alla birra artigianale. Ne ho provate diverse, alcune buone altre meno, fino a quando ho deciso di farmela da solo. Non voglio comprare un impianto già fatto, mi costruisco il mio partendo dalla pentola e dai tubi. Faccio la prima birra, non viene male. Ma perché comprare il luppolo? Compro dei rizomi, li pianto in giardino e mi coltivo il luppolo per la mia birra (da quest’anno vendono le piantine addirittura su Mr. Malt, segno tangibile che il trend esiste). Come malto compro solo quello base, poi lo tosto nel forno per arrivare ai vari livelli di imbrunimento. Ma perché comprare il malto? Compro l’orzo e me lo malto a casa. Ma perché comprare l’orzo? Mi pianto l’orzo nel giardino di casa. E il lievito? Che faccio, mi compro il lievito? Mannò, metto un po’ di mosto nel giardino di casa e catturo il lievito selvaggio. E il circolo vizioso è solo all’inizio. Perché comprare una pentola inox per l’impianto, in fondo l’inox è un lega di ferro…

Les Bières du Grand St. Bernard vende la sua sala cottura

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Attenzione: l’annuncio non è più valido.

Il birrificio Les Bières du Grand St. Bernard vende la propria sala cottura causa ampliamento. La sala, disponibile da aprile/maggio 2017, presenta le seguenti caratteristiche:

  • Sala cottura semiautomatica “Mastromarino” da 10 hl, a tre tini (miscela e bollitura, filtro, whirpool), scambiatore di calore a piastre, scarico trebbie.
  • Bruciatore a gpl/metano.
  • Serbatoi acqua calda (riscaldato anche elettricamente) e acqua fredda entrambi da 22 hl.

La trattativa è riservata, per info e contatti potete telefonare ai numeri 3403973425 o 3351336838.

Che 2016 birrario è stato – I risultati

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Come ogni anno, con le festività all’orizzonte, su Cronache di Birra ci lanciamo nelle previsioni birrarie per il nuovo anno, non prima di aver verificato però quelle immaginate dodici mesi prima. A dicembre 2015 vi chiesi, come sempre, di ipotizzare alcune tendenze dell’anno a venire, al fine di individuare tra voi il miglior Nostradamus in fatto di birra. Ora è arrivato il momento di “aprire le buste” e controllare chi di voi all’epoca risultò particolarmente ispirato, inserendo tra i partecipanti a questo giochino anche il sottoscritto. Direi di partire con le verifiche divise nelle solite categorie: riuscirà Angelo Jarrett a confermare le sue qualità di indovino? Oppure dovrà abdicare nei confronti di qualche new entry? A ogni buon modo evitate di lanciarvi in previsioni per il 2017, perché queste ultime saranno argomento di un post specifico nei prossimi giorni. Partiamo…

La controffensiva dell’industria: i locali di Goose Island e il rebrand di Carlsberg

Il 2016 per il nostro settore sarà ricordato come un anno di grandi trasformazioni, in particolare per il modo in cui le multinazionali hanno cercato di controbattere alla crescente popolarità della birra artigianale. Da un lato sono continuate le acquisizioni dei marchi craft, che ad aprile scorso per la prima volta hanno coinvolto anche un microbirrificio italiano (Birra del Borgo); dall’altro sono state messe in campo diverse strategie di contenimento, come il lancio di birre crafty o la rivisitazione di vecchi brand. Prima di concludere l’anno, diamo conto degli ultimi aggiornamenti in materia, che probabilmente anticiperanno alcune tendenze destinate a consolidarsi nel 2017. Come noterete, ciò che emerge è un panorama nebuloso e destinato a mutare velocemente.

Nuovi birrifici italiani: Yalkys, Panta Rei, Daniel’s, Birrificio del Sannio e Lorenzetto

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L’ultima panoramica dell’anno sui nuovi birrifici italiani parte da Yalkys, beer firm operativa da aprile 2016 in quel di Pesaro. Il birraio è Massimo Fabbri, homebrewer dal lontano 1998, che recentemente ha deciso di compiere il grande salto e misurarsi nel mondo dei professionisti, magari riuscendo in un prossimo futuro a utilizzare un impianto di proprietà. Le birre al momento prodotte due: Kappadueo e Sesto Senso. La Kappadueo (5,2%) è ispirata alle Kölsch di Colonia e impiega una percentuale di frumento oltre al classico malto Pilsner; i luppoli invece sono delle varietà Magnum e Spalt Select. La Sesto Senso (6,2%) è invece realizzata sul modello delle American Pale Ale, con luppoli Cascade e Mosaic e malti Maris Otter, Vienna e Crystal. Se ne volete sapere di più su Yalkys, vi rimando al relativo sito web.

Ancora eventi a dicembre: Birre sotto l’albero e non solo

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Prima di interrompere momentaneamente le trasmissione per il ponte dell’Immacolata, diamo un’occhiata ad altri eventi birrari che contribuiranno a rendere questo dicembre molto per noi molto interessante. Oggi parliamo di tre iniziative ormai consolidatesi negli anni, a partire dall’attesissimo Birre sotto l’albero a Roma di metà mese, che per l’edizione 2016 si svolgerà tra i consueti Macche e Bir&fud e la new entry Be.Re. Nel pomeriggio prenderà il via a Prato la quarta edizione del Festival Internazionale della Birra, mentre tornando al terzo weekend di dicembre c’è da segnalare la versione invernale di Birre vive sotto la Torre, anch’essa giunta alla quarta edizione. Il freddo è arrivato e la nostra amata bevanda può essere una buona soluzione per scaldarsi, quindi buone bevute a tutti e a risentirci lunedì prossimo! Io approfitterò del fine settimana per sposarmi 😉 .

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