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L’impegno nel sociale del Birrificio 5+: intervista a Lucia Del Vecchio

I trent’anni dalla nascita del movimento della birra artigianale italiana rappresentano un’ottima opportunità per approfondire le realtà attuali e fare un punto sui birrifici. Che la birra sia una bevanda sociale e un’occasione per stare insieme è ben noto. Che sia una bevanda inclusiva, tesa ad accogliere anche le fasce più fragili, è un po’ meno visibile. Tra i tanti produttori italiani che portano avanti progetti di inclusione sociale si segnala il trentino Birrificio 5+, la cui storia merita di essere raccontata. Proprio per questo abbiamo intervistato la titolare Lucia Del Vecchio, figura centrale di una realtà che unisce  integrazione professionale per persone neurodivergenti e attenzione alla qualità della birra.

Ciao Lucia, ci racconti la storia del birrificio e com’è nata l’idea dell’impegno nel sociale?

Il Birrificio 5+ è nato nel 2015 a Mattarello in provincia di Trento, su idea mia e del mio compagno Massimo Plotegher, entrambi con un’esperienza da homebrewers alle spalle. Abbiamo iniziato a produrre birra nel 2016 per una serie di questioni burocratiche e personali, dunque quest’anno il birrificio compie dieci anni. Il nome del birrificio è ispirato ai quattro elementi che compongono la birra: acqua, orzo, luppolo, lievito. Il quinto è la passione, mentre il segno “+” indica il valore dell’inclusione.  Vogliamo valorizzare le persone, i luoghi, i racconti, senza nessuna preclusione, in particolare vogliamo includere persone con disabilità e da questi intenti sono nate tante altre opportunità.

Le nostre birre sono prevalentemente ad alta fermentazione, con qualche bassa fermentazione più particolare. La birra Shirin Persia, ad esempio, è prodotta con lo zafferano di Qa’en che proviene dall’Iran in commercio equosolidale. Il progetto è nato per caso: un homebrewer, venuto a trovarci in birrificio, ci ha raccontato della moglie iraniana e della loro idea di aprire un’azienda per aiutare le donne iraniane che producono lo zafferano. Ci ha proposto di produrre una birra con lo zafferano e abbiamo accettato. Dopo alcune prove tecniche per capire i giusti dosaggi, abbiamo realizzato la ricetta come one shot. La birra è piaciuta così tanto che ora è in linea. Abbiamo successivamente creato la prima comunità Slow Food di produttori e coproduttori di zafferano per retribuire equamente le donne iraniane. Tra i produttori vi sono il Caseificio Turnario di Pejo, che produce il formaggio Casolét con lo zafferano, il liquorificio San Giuseppe di Bassano del Grappa, che produce il liquore allo zafferano, e così via.

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Il tema dell’inclusione di persone con disabilità è per voi un aspetto di primaria importanza. Puoi darci qualche informazione in più al riguardo?

Sin dall’apertura del birrificio il nostro sogno è assumere le persone neurodivergenti. Al momento siamo riusciti a coinvolgerle in progetti di laboratori. Mi riferisco ai ragazzi neurodivergenti che provengono da Casa Sebastiano, una struttura all’avanguardia in Trentino, conosciuta sia in Italia che all’estero. Casa Sebastiano – che deve il suo nome alla memoria di Sebastiano, un bambino autistico caduto e morto nel 2001 nel torrente Noce – ha sia una fondazione che una cooperativa. La fondazione si occupa di supportare concretamente le famiglie delle persone autistiche, soprattutto per il “dopo di noi”, mentre la cooperativa offre un servizio socio-sanitario riabilitativo h24 con personale specializzato.

Le persone che noi accogliamo in birrificio sono autistiche di secondo livello, coloro che qualcuno definisce “geniali” e che difficilmente riescono a inserirsi nel mondo del lavoro. Noi collaboriamo con la cooperativa coinvolgendo i ragazzi in laboratori in cui imparano a etichettare e a mettere le birre nelle scatole. Sono attività che li fanno sentire molto valorizzati, ancor più quando hanno modo di entrare in contatto col pubblico.  Collaboriamo anche con la fondazione e abbiamo creato un marchio che si chiama BeerAut, finalizzato alla raccolta fondi per il “dopo di noi” tramite eventi a carattere sociale. Con questo brand proponiamo tre tipologie di birra: una Helles, una Session IPA e una Bock. Dato che le persone di Casa Sebastiano sono molto brave nel dipingere, ho chiesto loro di rappresentare l’autismo in un quadro e lo abbiamo utilizzato per le etichette delle birre.

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In precedenza hai citato l’espressione “dopo di noi”, cosa significa?

I genitori dei ragazzi neurodivergenti si occupano personalmente dei propri figli, perché hanno bisogno di attenzioni particolari. Arriva un momento in cui, ormai anziani, non riescono più a farlo e sono estremamente preoccupati perché si domandano: dopo di noi che futuro ci sarà per i nostri figli? Chi si occuperà di loro? Per questo motivo nel 2025 la fondazione ha creato una casa con quattro appartamenti che consentono ai ragazzi di poter vivere in maniera autonoma, seguiti chiaramente da operatori specializzati.

I progetti “dopo di noi” rendono queste persone più indipendenti, permettendogli di vivere tranquillamente anche dopo la perdita dei genitori. Questo è fondamentale, lo vivo in prima persona perché mio figlio è un Asperger, un neurodivergente di primo livello. Malgrado sia laureato trova molto difficile potersi inserire nel mondo del lavoro. Il birrificio è nato per dare un’opportunità sia a lui che a persone come lui.

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Hai in corso altri progetti per la valorizzazione sociale e del territorio?

Crediamo molto nei valori di Slow Food, riguardo i prodotti buoni, puliti e giusti. Con il network di Slow Food abbiamo realizzato La Teragnòla, una birra con il grano saraceno di Terragnolo, che è un presidio. È una birra particolare perché il grano saraceno viene prodotto in un luogo piuttosto difficile da coltivare e se ne produce veramente poco. Siamo stati entusiasti quando i produttori ci hanno fatto questa proposta perché ci permette di valorizzare le piccole produzioni di nicchia.

Siamo poi entrati in contatto con i castanicoltori del Trentino, che ci hanno proposto di produrre una birra alle castagne. Ci abbiamo provato ed è andata bene: la Castanea è una birra a cui teniamo particolarmente, perché ci sta dando soddisfazione, tanto che la produciamo almeno due o tre volte l’anno.

Inoltre produciamo una birra di nome Astra dove utilizziamo il miele Thun e la stella alpina coltivata in Val di Pejo – non si va a prenderla dai prati perché non si può raccogliere. Siamo tre aziende al femminile che hanno a cuore le persone autistiche e la produzione di questa birra è dedicata esclusivamente alla raccolta fondi. Lo scorso anno non siamo riusciti a produrla per via del clima, può capitare con i prodotti che provengono dalla terra e che dipendono dalla natura.

Infine il progetto sul quale stiamo concentrando le energie è trovare una nuova sede dove poter spostare la produzione e avere una tap room, da inaugurare la prossima estate 2027 e nella quale inserire lavorativamente le persone autistiche. Assumeremo due persone, in più ci sarà mio figlio che segue già la parte commerciale.

Che consigli daresti a chi vuole intraprendere un percorso di inclusione simile al tuo?

La cosa importante da sapere è che si può fare, credo fermamente sia possibile. Oltre a noi c’è SbrisolAut, una srl come la nostra, c’è PizzAut che è molto nota. SbrisolAut ha aperto lo SbrisoBar, un bar nel quale vengono vendute le sbrisolone, il caffè e anche le nostre birre. In questa società hanno regolarmente assunto due persone autistiche di primo livello. C’è poi bisogno che ci sia una forte volontà di realizzare un progetto simile, perché ci sono tante difficoltà, bisogna fare attenzione a tutto, anche alle piccole cose, oltre ai problemi quotidiani da affrontare nella propria azienda. Sicuramente le difficoltà all’interno della mia famiglia mi hanno aiutato tantissimo. Vedo genitori che come me danno una mano ai figli a diventare autonomi, mentre ce ne sono tanti altri che si ripiegano su se stessi e non riescono a reagire. Lì ci siamo noi a dare una mano. A volte pensi che tutto stia per andare per aria, poi puntualmente arriva qualcuno o qualcosa che risistema tutto.

Che tipo di supporto ricevi dalle istituzioni? Che tipo di sensibilità trovi?

Dalle istituzioni non riceviamo alcun supporto. Quando ho partecipato al Festival IN &OUT nel 2024, sul lavoro e l’inclusione sociale delle persone autistiche, è emerso che soltanto in Lombardia ci sono 80 milioni di multe comminate alle aziende, perché piuttosto che assumere persone disabili preferiscono pagare le multe. La giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo è il 2 aprile, ne hai sentito parlare in tv, nei TG, sui giornali?

La consapevolezza deve quindi aumentare tanto. Il messaggio da diffondere è che è possibile produrre un buon prodotto impiegando persone neurodivergenti, piuttosto che con altri tipi di patologie. Deve essere altrettanto chiaro che queste persone non devono essere strumentalizzate per avere visibilità, bensì devono essere valorizzate per i loro talenti e per quello che possono offrire.

Non ci rimane che ringraziare Lucia e il Birrificio 5+ per il suo impegno e sperare che altri birrifici ne seguano l’esempio.

Lisa Matzeu
Lisa Matzeu
Dopo un lungo trascorso nelle risorse umane, l’amore per la birra ha preso il sopravvento e si è evoluta in una scelta di vita. Diventata prima Biersommelier Doemens, poi giudice internazionale, tra le attività come divulgatrice birraria, organizza degustazioni di birre e formaggi, altra grande passione. Amante del turismo brassicolo, gira sia per il mondo che in Italia per conoscere birrifici e pub.

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