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Viaggio nelle Real Ale inglesi (parte 3): dove e cosa bere a Londra

Eccoci tornati per una nuova tappa del viaggio tra le Real Ale d’Inghilterra: dopo Sheffield e Manchester, oggi è la volta di Londra, che ho avuto modo di visitare lo scorso autunno. La capitale inglese non ha bisogno di presentazioni in termini di appeal storico e mondano, né di tradizione birraria, ma proprio la sua estensione e vastità di scelta rendono non proprio immediato orientarsi. È quindi utile tentare di fare un po’ di selezione per ottimizzare tempi, spostamenti e qualità dell’esperienza. Mentre in questo articolo sono stati descritti alcuni tra i migliori pub di periferia e sobborghi londinesi, qui mi limiterò alla Inner London, come sempre concentrandomi sui locali di impronta tradizionale con offerta di Real Ale in cask.

La scena birraria londinese è molto eterogenea, quella di una grande metropoli in cui pub e prodotti più tradizionali cercano di preservare il loro spazio, sempre più limitato, a fronte di una commercializzazione modernista spesso incontrollata, specialmente nel centro città (a farne le spese ad esempio pub storici come Ye Old Cheshire Cheese). Sia chiaro, non mancano locali che trovano un buon compromesso in tal senso, e un’offerta craft contemporanea e sperimentale di qualità, come quella dei birrifici/taproom lungo il celebre Bermondsey Beer Mile tra Southwark e Bermondsey: Anspach & Hobday, The Kernel e Moor, solo per citare i più noti e diffusi anche alle nostre latitudini. I pub tradizionali che citerò sono a distanza di massimo 30 minuti (di efficiente trasporto pubblico) da Central London. Per comodità, potete ritrovare e navigare questa lista anche sul sito CAMRA.

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The Southampton Arms

Il nostro tour inizia ai limiti nord della Inner London, nella zona di Kentish Town, confinante col celebre quartiere di Camden Town (area che come vedremo regala molte soddisfazioni). La prima tappa non si può non dedicare a quello che, con pieno merito, è un locale di culto tra gli appassionati di birra londinesi e non: The Southampton Arms (pagina Instagram, GMaps). Una volta entrati ci si rende subito conto di essere in un posto speciale, caratterizzato da un ambiente caldo, tradizionale e molto curato, con alcune chicche scenografiche che fanno sentire a casa: legno scuro, caminetto decorato, quadretti e pianoforte d’epoca (sono organizzati concerti ogni settimana). Il pub è frequentato praticamente a tutte le ore (è più quieto all’apertura in tarda mattinata) da una clientela selezionata e prevalentemente local, e l’esperienza rimane comunque sempre piacevole ed affascinante, grazie anche alla musica rigorosamente in vinile ed a una gestione informale ma attenta da parte del giovane staff.

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Il punto forte del pub è però la splendida offerta birraria, con pochi eguali sia per quantità che per qualità: 8 cask di Real Ale a rotazione, 8 spine e 6 sidri (di eccezionale qualità, a cui consiglio di dedicarsi per una piacevole pausa tra una birra e l’altra); il tutto rigorosamente proveniente da piccoli produttori britannici indipendenti. Nelle mie visite (perchè una non bastava) ho trovato birrifici come Burning Sky, The Howling Hops, East London, Silent Brew e Arbor (di cui ho apprezzato molto la Mosaic Pale Ale). Da non sottovalutare anche gustosi snack tipici della cucina locale come sausage roll, cornish pasty, scotch egg, pork pie. Un vero e proprio must, in cui tornare e ritornare.

Tapping The Admiral

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Per la tappa successiva ci rechiamo a Camden Town: dopo un doveroso giro nell’iconico e pittoresco mercato (che di autentico underground conserva a dire il vero quasi solo la storia e le architetture industriali), basta avventurarsi per pochi minuti nei tipici blocks residenziali per incontrare il Tapping The Admiral (sito web, GMaps; vale la pena leggere qui l’origine del curioso nome). Nel religioso silenzio di una uggiosa domenica pomeriggio, entriamo nel pub in punta di piedi, ma ben presto ci sentiamo a casa. Gli avventori sono in buona parte regular locali, a comporre un’umanità varia e un po’ bizzarra con cui è bello mischiarsi almeno per il tempo di qualche birra.

L’ambiente è da classico pub tradizionale di quartiere, essenziale ma curato e piuttosto spazioso; a sorvegliare tutto e tutti, l’amatissimo e sornione gatto nero di nome Nelson, vera e propria icona del locale. L’atmosfera è accogliente, autentica e rilassante, perfetta per godere dell’ottima selezione birraria, composta da 8 cask a rotazione, oltre a varie spine e sidri: ho assaggiato una buona Pale Ale di Hammerton e la spettacolare Old Skool (Hoppy Best Bitter) di Kent Brewery. Di sera il locale si anima, con musica, eventi e cibo dal vicino ristorante caraibico. Insomma, una vera chicca che verrebbe voglia di vivere quotidianamente da local. 

Duke of St Albans

Torniamo ora più a nord lungo Highgate Road, poco oltre il Southampton Arms, dove ad angolo su una rotonda stradale troviamo il Duke of St Albans (sito web, GMaps). La parola chiave per questo locale è “comfort”: si viene accolti in ciò che potrebbe ricordare una baita di montagna o un salone d’epoca di una nave da crociera, con arredamento in legno, caldo e curato in ogni dettaglio. La clientela è variegata ma non turistica, popolata anche di famiglie locali. L’ambiente perfetto per trovare quiete, nonchè riparo dall’immancabile pioggerella londinese, da osservare assorti dalle ampie vetrate con una Real Ale in mano.

A esaltare il tutto, alla mia visita, un sublime profumo proveniente da botticelle di mulled wine e ginger beer. La scelta birraria è dominata da spine locali ed internazionali, mentre i cask sono pochi ma buoni e ben serviti: ho avuto modo di provare la storica Boddingtons Cask Ale, Pale Ale detta “The Cream of Manchester”, recentemente ribrassata dopo 13 anni di assenza. Ampia e invitante è anche l’offerta di cibo, che non ho provato ma immagino di ottima qualità. Duke of St Albans è un’altra chicca da scoprire e godere a ritmo lento.

The Magdala Tavern

Prima di lasciare la zona, attraversiamo la collina col bel parco di Parliament Hill (da cui si gode di una notevole e inedita vista di Londra) per raggiungere The Magdala Tavern (sito web, GMaps), CAMRA North London Pub of the Year 2025. Il pub, ospitato in un bell’edificio leggermente curvo col piano terra color nocciola, risale all’incirca al 1868, e ha poi subito diversi rifacimenti. Annovera un paio di salotti spaziosi e piuttosto eleganti, con tavoli e sedie in legno, sedili in cuoio e delle pregevoli grandi vetrate anche colorate. La clientela è varia essendo aperto tutto il giorno, ma l’ambiente rimane accogliente e rilassante specialmente nel primo pomeriggio. Sono presenti 4-5 cask di buona qualità, diverse spine locali e internazionali e una buona scelta di sidri. Nel mio caso ho bevuto bene con la Original Pale Ale di Oakham e la Maple Red Ale di Ossett (ovviamente in cask), con cui ho accompagnato un pasto molto soddisfacente (il menu è ampio e curato).

The Pride of Spitalfields

Ci avviciniamo adesso al pieno centro città per un giro nell’East End, più precisamente nel vivace quartiere di Spitalfields. The Pride of Spitalfields (sitoweb, GMaps) risale (con varie denominazioni) alla metà dell’Ottocento, ed è il pub simbolo nonché uno dei più amati della zona (CAMRA East London Pub of the Year 2013), sia per il suo curioso aspetto esterno “a casetta”, sia per il suo ambiente molto raccolto, accogliente e informale. Legno, moquette e rivestimenti rossi, camino, un pittoresco chioschetto che è tutt’uno con il classico bancone inglese, qui tutto trasmette calore, comunità e spirito locale. La scelta birraria non è enorme (5 cask e altrettante spine) ma di sicuro affidamento: vi ho trovato Fuller’s (con la storica London Pride e la buona Extra Special Bitter), Five Points, Sharp’s, Crouch Vale (ottima la Brewers Gold). Un posto insomma che come pochi ormai nel centro di Londra mantiene (orgogliosamente, per l’appunto…) una sua dimensione popolare e genuinamente local.

Williams Ale & Cider House

In pochi minuti di cammino, approdiamo al Williams Ale & Cider House (sito web, GMaps). Gli spazi ampi e la vasta offerta sia in termini di birra e sidro (sia in cask che alla spina) che di cibo (freddo e caldo) ne fanno un locale molto conosciuto e frequentato in zona, anche da clienti occasionali e turisti. Il ‘Williams’ vanta una lunghissima tradizione, risalente almeno al XVIII secolo, e divenne particolarmente noto in età vittoriana per le rigidissime regole di decoro imposte dall’omonimo proprietario. È possibile ritagliarsi qualche angolo appartato tra i vari ambienti separati da begli archi in pietra e mattone, e godersi la solida linea di 7 cask di birrifici come Vocation, Sambrook’s, Vale (da provare la Red Kite Chestnut Bitter) e Oakham (imperdibile la Sanctum Gold Golden Ale), magari inframezzati da uno snack tipico e qualche buon sidro. Un pub di sicuro affidamento.

Old Fountain

Ci spostiamo poco più a nord, zona Old Street, per raggiungere Old Fountain (sito web, GMaps). Questo locale indipendente, molto grande, non colpisce particolarmente per gli interni (essenziali, con pareti crema e prevalenza di legno scuro) né per l’atmosfera, che è comunque vivace e genuinamente chiassosa. È comunque un buon posto per bere in centro, con scelta tra spine, sidri e 4 cask, tra cui Real Ale di Lacons, 360°, Oakham (buona la Cosmic Jellyfish Light Gold) e Kirkstall.

The Duke

Il The Duke in Roger Street (pagina Instagram, GMaps) è una chicca il cui fascino risiede prima di tutto nella sua curiosa conformazione (tre piccole sale contigue di forma irregolare) e nella colorata scenografia, di grande effetto, con pareti pastello (rosa, nocciola, verde pistacchio) e design ed oggettistica in stile Art Deco (in buona parte originale degli anni ‘30).  Tali caratteristiche lo hanno reso un CAMRA Heritage Pub, a certificarne l’alto valore storico-artistico. Nel mio caso, l’ambiente era reso ancora più piacevole dalle decorazioni pre-natalizie. Il pub è però molto frequentato, specialmente da giovani, anche per l’indubbia qualità birraria (CAMRA North London Pub of the Winter Season 2024/25). Oltre a numerose spine offre 4 cask ben curati: nel mio caso si sono distinte la 6X Amber Ale di Wadworth e la Fireside Winter Ale di Green King.

The Lamb&Flag (Covent Garden)

Ci inoltriamo adesso nel “centro del centro” di Londra, Covent Garden, a due passi da Piccadilly, Trafalgar Square e Westminster. The Lamb&Flag (sito web, GMaps; da non confondere con l’omonimo un po’ più periferico) è uno dei pub più storici di Londra, risalendo addirittura al Seicento, anche se appare ora più in stile ottocentesco vittoriano. Innumerevoli i clienti illustri che lo hanno frequentato in tutte le epoche, così come i fatti, misfatti ed aneddoti, in bilico tra storia e leggenda, che ne caratterizzano la fama (dare un’occhiata qui oppure qui). Curiosamente incastrato tra le vie dello shopping londinese, è veramente l’emblema del classico pub inglese: legno scuro, quadretti antichi, targhe commemorative con iscrizioni in latino, vetri colorati, un bancone imponente.

Gli spazi sono angusti ma distribuiti su diversi ambienti e due piani (anche a ristorante), ma il cuore del locale è attorno al bancone. Certo, essendo costantemente affollato non è propriamente un luogo rilassante o a lunga permanenza, ma merita senz’altro una visita per il contesto come per la linea di cask, dominata dai grandi classici del proprietario Fuller’s (London Pride e ESB, ma buona anche la Oliver’s Island Golden Ale), più qualche ospite (Dark Star, Gale’s). 

Cock Tavern

Per l’ultima tappa torniamo nella prima periferia, a Hackney (non lontano dal noto birrificio Five Points Brewing) per trovare Cock Tavern (pagina Instagram, GMaps). Questo ampio locale a sala singola costruito negli anni ‘30 è caratterizzato da un’atmosfera calda, informale e comunitaria, con vari eventi che si tengono durante la settimana. Il punto forte è la sterminata offerta tra spine, bottiglie, 8 Real Cider (cioè sidri in cask, accuratamente selezionati) e 8 cask di Real Ale a rotazione, con birrifici come Burning Sky, Howling Hops, Leigh on Sea, Wimbledon, Lacons, East London (ho provato la buona Nightwatchman Dark Bitter). Questa selezione è di recente valsa al locale il premio di CAMRA East London & City Pub and Cider Pub of the Year 2026.

Menzioni extra

Per concludere, merita una citazione anche un pugno di altri locali che, nel vastissimo panorama londinese, rappresentano a mio modo di vedere dei posti validi in cui sostare in cerca di Real Ale: dal The Pocket (già trattato qui) a Islington, ai più centrali The Harp (sito web, GMaps) con una decina di cask e sidri, e Ye Old Mitre (sito web, GMaps), locale storico con 6 cask; e ancora The Swan (sito web, GMaps) con 6-7 cask, e Dirty Dicks (sito web, GMaps) con 5-6 cask; una parola a parte merita il già citato Five Points Brewing (sito web, GMaps), che offre le sue spine e 1-2 cask e ha il plus di poter bere e mangiare nel (rumoroso) contesto di un importante birrificio moderno.

Conclusioni

A patto dunque di fare un po’ di selezione nella vasta e dispersiva offerta birraria, non limitandosi solo al centro città, Londra può regalare senz’altro ottime soddisfazioni in termini di esperienza di Real Ale, anche in visite di pochi giorni. La speranza è che le realtà che continuano a promuovere questi prodotti, specialmente birrifici e pub indipendenti, possano consolidare (se non allargare) la loro presenza in città, contribuendo così a onorare la sua lunga tradizione. Cheers to Real Ales!

Alessandro Coletta
Alessandro Coletta
Abruzzese di origine, astrofisico di formazione, l’illuminazione birraria giunge al primo viaggio in Belgio. Da allora si dedica a corsi di degustazione e a girovagare per festival, dilettandosi anche come homebrewer. Legge, colleziona e scrive di birra, che considera una questione culturale a tutto tondo. Ama viaggiare per l’Europa alla scoperta di stili, umanità e tradizioni birrarie locali: il cuore è in Belgio, la Franconia è una seconda casa, ma ammira anche il fascino di Inghilterra e Repubblica Ceca. I suoi stili preferiti sono Tripel, Keller e Pils ceche.

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