Le Hazy o Juicy IPA sono diventate uno dei fenomeni più rilevanti della birra artigianale contemporanea, arrivando a dominare il panorama craft globale e conquistando praticamente ogni paese dotato di una scena brassicola evoluta. A dimostrarlo sono anche i numeri dell’ultima World Beer Cup, il concorso birrario più prestigioso al mondo, andato in scena lo scorso mese a Philadelphia: la categoria Hazy IPA è stata infatti la seconda più numerosa con 274 birre iscritte, superata solo dalle West Coast IPA con 293 partecipanti. Organizzata dalla Brewers Association, l’associazione senza scopo di lucro che rappresenta i piccoli birrifici artigianali indipendenti statunitensi, la World Beer Cup ha celebrato quest’anno la sua trentesima edizione, registrando 8.166 birre provenienti da 50 paesi diversi. Un dato che conferma ancora una volta la centralità della scena craft americana nell’evoluzione delle tendenze birrarie mondiali.
Le origini delle Hazy IPA

Le Hazy/Juicy IPA nascono all’inizio degli anni Dieci nella regione del New England, negli Stati Uniti, come reinterpretazione radicale del concetto tradizionale di IPA. L’obiettivo era allontanarsi dall’amaro aggressivo e dalla limpidezza tipici delle IPA classiche, puntando invece su morbidezza al palato, aspetto velato e una forte componente aromatica tropicale e fruttata. In origine lo stile veniva definito New England IPA, o più semplicemente NEIPA, proprio in riferimento alla zona geografica che lo aveva visto nascere. In poco tempo però l’approccio si diffuse rapidamente tra i birrifici americani, dando vita a quella che sarebbe diventata la vera e propria “haze craze”, la mania delle IPA velate.
Tra i produttori generalmente considerati pionieri dello stile c’è The Alchemist, che nel 2011 lanciò la celebre Heady Topper, spesso indicata come una delle birre che hanno definito il linguaggio moderno delle Hazy IPA. La Brewers Association riconobbe ufficialmente il segmento Juicy/Hazy IPA nel 2018, inserendolo tra le categorie dei principali concorsi americani. Da allora le Hazy IPA sono diventate stabilmente una delle categorie più competitive sia alla World Beer Cup, sia al Great American Beer Festival.
Nel corso degli anni Dieci la popolarità dello stile esplose rapidamente, fino a coinvolgere birrifici di tutto il mondo. Oggi negli Stati Uniti le Hazy IPA rappresentano il 10,5% del valore e l’8,9% dei volumi del mercato craft off-premise, oltre al 9,9% del segmento on-premise.
Perché le Hazy IPA piacciono tanto
A differenza delle IPA tradizionali, caratterizzate da note resinose, amarezza marcata e limpidezza visiva, le Hazy IPA puntano tutto su morbidezza, texture vellutata e intensità aromatica. Il profilo sensoriale richiama spesso frutta tropicale, agrumi maturi e succhi di frutta, con un amaro molto più contenuto rispetto alle IPA classiche. Questa accessibilità le ha rese appetibili sia ai consumatori abituali di IPA sia a chi si avvicina per la prima volta alle birre luppolate.
Un esempio emblematico è la Hazy Little Thing di Sierra Nevada Brewing Co., lanciata nel 2018 e oggi considerata la Juicy/Hazy IPA più venduta negli Stati Uniti. Secondo Iain Newell, direttore marketing europeo di Sierra Nevada, circa il 65% dei consumatori che hanno assaggiato Hazy Little Thing non aveva mai bevuto una birra velata o non si considerava interessato allo stile prima di provarla.
Come si produce una Hazy IPA

Dal punto di vista produttivo, le Hazy IPA utilizzano gli stessi quattro ingredienti fondamentali della birra, ma con approcci differenti rispetto alle IPA tradizionali.
Malti e cereali
Per ottenere il tipico corpo morbido e la consistenza cremosa vengono spesso impiegati avena e frumento, spesso in forma di fiocchi. L’alto contenuto proteico contribuisce sia alla velatura, sia alla sensazione di pienezza al palato, senza aumentare eccessivamente la dolcezza.
Luppoli
Le varietà più utilizzate sono quelle caratterizzate da profili aromatici tropicali e fruttati, come Citra, Mosaic, Azacca, Galaxy o Nelson Sauvin. I birrai tendono a evitare l’isomerizzazione prolungata del luppolo, che genera amarezza intensa, privilegiando invece aggiunte tardive e dry hopping dopo la fermentazione. Queste tecniche permettono di preservare gli aromi più volatili e intensi, responsabili del carattere succoso e fruttato dello stile.
I produttori statunitensi godono inoltre di un vantaggio competitivo importante grazie alla vicinanza alle principali aree mondiali di coltivazione del luppolo. Molti birrai selezionano personalmente le partite migliori visitando regolarmente i campi, valutando resine, oli essenziali e aromi direttamente sul posto.
Lieviti
Anche il lievito gioca un ruolo fondamentale. I ceppi scelti tendono a produrre esteri fruttati e a favorire i processi di biotrasformazione degli aromi del luppolo durante la fermentazione. Inoltre rimangono più facilmente in sospensione, contribuendo alla tipica opalescenza dello stile.
Il futuro delle Hazy IPA

Quello che era nato come un esperimento regionale si è trasformato in un fenomeno globale, ormai presente praticamente in ogni paese produttore di birra artigianale. Il fatto che siano stati i birrifici americani a definire e diffondere lo stile conferma ancora una volta la loro capacità di innovare e influenzare il mercato mondiale.
Resta però una domanda inevitabile: la “haze craze” durerà ancora a lungo? Secondo Mike Saboe, birraio di Toppling Goliath Brewing Co., il fenomeno è tutt’altro che esaurito:
Forse abbiamo raggiunto uno dei picchi della haze craze, ma non credo sarà l’ultimo. Le IPA attirano l’attenzione dei consumatori fin dalle origini e le Hazy hanno ampliato ulteriormente questo interesse. Con lo sviluppo continuo di nuove varietà di luppolo e le infinite possibilità aromatiche disponibili, credo che il fascino di una Hazy fresca e profumata continuerà a far parte della rotazione dei consumatori ancora a lungo.
Le craft beer americane in Italia
L’Europa rappresenta uno dei mercati export più importanti per la birra artigianale americana, incidendo per il 14,7% delle esportazioni complessive statunitensi (escludendo Svezia e Regno Unito). Anche in Italia le craft beer americane sono ormai facilmente reperibili in selezionati pub, beer shop e ristoranti specializzati.






