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Birrificio della provincia di Brescia vende attrezzature per malto del 2020

Siamo un agribirrificio a Borgo San Giacomo (provincia di...

Chimico e mastro birraio senior con esperienza ventennale cerca un impiego in un birrificio italiano

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Il Birrificio Legnone (Valtellina) cerca un secondo birraio con esperienza

Il Birrificio Legnone (provincia di Sondrio) è alla ricerca...
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Birra doppio malto: cos’è e perché non ordinarla al pub o in birreria

Come ben sappiamo intorno alla nostra bevanda si sono sviluppati nel tempo tantissimi falsi miti, alimentati spesso da informazioni mendaci, da divertenti equivoci e soprattutto da molta superficialità. Correggere questi errori è importante, ma bisogna evitare di combattere la superficialità con altra superficialità. Sappiamo ad esempio che la storiella delle IPA nate appositamente per le colonie britanniche in India è fuorviante, ma lo è altrettanto affermare che questo stile non ha niente a che fare con il paese asiatico. Allo stesso modo sento ripetere spesso che la birra “doppio malto” non esiste, rischiando però di aumentare la confusione invece di ridurla: cosa dovrebbe pensare il neofita che trova scritto su tante etichette effettivamente “doppio malto”? Sebbene su questo punto in molti si siano espressi, ritengo importante tornare sull’argomento per chiarire eventuali dubbi.

Cambia la definizione di “craft beer”: dentro birre al THC, sakè e tè fermentati

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Come ormai saprete in Italia esiste una legge sulla birra artigianale, che ne stabilisce i confini sulla base di vari criteri. Negli Stati Uniti è in vigore qualcosa di simile: una definizione per certi versi analoga, espressione però non della legge federale ma della Brewers Association, organismo che riunisce i produttori di birra. Poiché è l’associazione a decidere cosa è craft e cosa no, può effettuare modifiche e correzioni in maniera snella, senza dover passare attraverso la burocrazia o la politica. Non è un caso che la definizione americana sia stata modificata già tre volte dalla sua nascita (2007), più che altro per assecondare i cambiamenti di un mercato in continua evoluzione. In questi giorni si è diffusa la notizia secondo cui è in atto una nuova revisione, con importanti ripercussioni sul concetto stesso di “craft beer”.

I militari USA hanno bevuto tutta la birra di Reykjavik in un fine settimana

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Come riporta Mondofox, in questi giorni i pub e i locali di Reykjavik sono stati invasi da un esercito di 6.000 soldati statunitensi, che hanno prosciugato le riserve di birra della capitale islandese. Dal 25 ottobre è infatti in corso nei paesi scandinavi la più grande esercitazioni militare della Nato, che proseguirà fino al 7 novembre e che vede la partecipazione dei 29 paesi membri della famosa organizzazione internazionale. Le truppe americane hanno soggiornato per un intero weekend a Reykjavik, rilassandosi nel tempo libero con ettolitri di birra.

A quanto pare la carenza di birra è derivata dalla predilezione dei militari per le produzioni artigianali: i marchi industriali più diffusi sono stati pressoché ignorati. Questo aspetto ha impedito ai publican di rimpinguare sufficientemente le scorte, così nonostante gli ordini di emergenza non è stato possibile smarcare tutte le richieste.

Altro che zombie e vampiri, talvolta sono le birre i veri mostri di Halloween

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Ci siamo, tra poche ore scatterà la mezzanotte e, volenti o nolenti, ci troveremo a festeggiare Halloween per l’ennesima volta. Complice il ponte del primo novembre, quello che state leggendo è l’ultimo post della settimana per Cronache di Birra. La mia idea era di scrivere qualcosa a tema per celebrare la festività, ma l’operazione è più difficile del previsto se non si vuole incappare nello scontato pezzo sulle Pumpkin Ale o nell’inflazionata panoramica sulle birre a tema. Così ho pensato a una soluzione molto semplice: prendere i più celebri mostri di Halloween e trasportarli nel mondo birrario, cercando qualche elemento in comune con il nostro settore. Alla fine penso di avercela fatta, anche se non mancano le forzature 🙂 . Ma fa parte del gioco, quindi beccatevi questo articolo a tema senza farvi troppe domande. Ci risentiamo lunedì prossimo, buoni festeggiamenti.

False friends: quando i nomi degli stili birrari creano malintesi

Uno dei motivi alla base del fascino della birra è la sua straordinaria varietà: è il primo aspetto che colpisce chi si avvicina a questo mondo, perché spesso si ignorano le decine di tipologie in cui si divide il patrimonio brassicolo internazionale. Quando negli anni ’70 Michael Jackson inventò il concetto di “stile birrario” diede uno straordinario impulso alla divulgazione della cultura birraria, perché permise di studiare la bevanda dividendola in categorie, assegnando a ognuna di esse un’origine geografica precisa e sottolineandone lo stretto legame con elementi di natura storica, sociale e culturale. Nel tempo gli stili birrari si sono moltiplicati e sono nate variazioni e sottostili, che hanno reso ancora più ricco il panorama brassicolo internazionale. Sebbene la loro codifica sia un ausilio prezioso allo studio, ci sono situazioni particolari in cui il nome di uno stile può creare equivoci e malintesi. Nel pezzo di oggi proviamo a fare chiarezza dividendo questi casi in quattro grandi gruppi – appunto perché non ci piacciono le categorie 😛 .

Je me souviens: birre dalla provincia canadese del Québec

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La nostra avventura in Québec, importante provincia orientale del Canada, comincia nella capitale Montreal con l’esplorazione del Quartier des Spectacles, o Quartiere Latino, zona ricca di teatri, bar e ristoranti. In questa miriade di locali, l’attenzione è subito richiamata da due notevoli tap room, ovvero Saint Bock (sito web) e Saint Houblon (sito web) dove potrete sbizzarrirvi ad assaggiare dalle 25 alle 40 birre alla spina, brassate nei due locali o da birrifici ospiti. Segnalo sempre su Rue St Denis anche l’Amère À Boire (sito web), pub birrificio dove ho bevuto un’interessante Red Cream Ale.

Prossimi eventi: Pordenone Beer Show, Madama Beerday Party e altri

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Non esistono venerdì (o quasi) senza una panoramica sugli eventi birrari che ci attendono nelle settimane successive. Anche questa volta non saremo da meno, sebbene sia innegabile che le iniziative in tutta Italia sono fisiologicamente diminuite. A ogni modo tra qualche ora comincerà a Terni la manifestazione Roba da Malti & Friends, con un centinaio di birre da Italia e resto del mondo, mentre domani partirà a Recanati (MC) il festival I Maestri della Birra. Ci spostiamo al weekend successivo per segnalare la festa per il quarto anniversario di Birra Madama, in programma a Torino, nonché l’edizione 2018 del Pordenone Beer Show, che si terrà nei primi due fine settimana di novembre. Insomma, le occasioni per bere continueranno anche nei prossimi giorni. Buone bevute a tutti!

Vendesi due fermentatori conici marca Enotoscana

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Attenzione: l’annuncio non è più valido.

Vendesi numero 2 fermentatori conici ENO TOSCANA. Di seguito le caratteristiche tecniche:

  • Anno di Costruzione:2017 ;
  • Capacità effettiva 10 hl ;
  • Tasca per glicole laterale (raffreddamento);
  • Completo di tre valvole a farfalla;

I due fermentatori sono pari al nuovo, fatturabili e spedibili tramite corriere.

Il prezzo è di 1.800 Euro + Iva Cadauno. Astenersi perditempo.

Per maggiori dettagli chiamare al 3347746232 (Matteo).

Nuovi locali a marchio dai birrifici Grado Plato, Ballarak, Biren e altri

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Le aperture di locali a marchio rappresentano un importante trend degli ultimi 3 o 4 anni di birra artigianale italiana. Il fenomeno può essere interpretato almeno in un paio di modi diversi. Può essere l’espressione di un’ulteriore maturità del mercato, con i birrifici che, raggiunta una certa stabilità, possono diversificare (o meglio integrare) il loro business con pub di proprietà. Oppure può essere letto in maniera opposta, come il tentativo di ritagliarsi un canale sicuro in un settore ai limiti della saturazione, dove gli attori sono sempre più numerosi e la competitività in crescita di giorno in giorno. Qualunque sia la visione più vicina alla realtà, è certo che i locali a marchio tenderanno a crescere nei prossimi anni: la loro apertura diventerà essenziale per tutti i  birrifici che hanno intenzione di allargare il proprio raggio d’azione e consolidare il brand.

Nuove birre da ‘A Magara, Eastside, Almond 22 + MC-77 e altri

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Le birre affinate in legno sono ormai diventate una conditio sine qua non per qualsiasi produttore che voglia arricchire la propria gamma. Dopo la Barrel Series di Lambrate, ora anche il birrificio ‘A Magara si iscrive al club con la sua linea Cantinaterina, che prende il nome dall’antica città greca di Terina la cui collocazione corrisponderebbe all’attuale Piana di Terina, dove sorge l’azienda. In un locale seminterrato del birrificio il birraio Eraldo Corti ha sistemato barriques, tonneaux e barili di diversa provenienza e contenenti in passato vino e distillati. Ciò gli ha permesso di sbizzarrirsi con le maturazioni in legno.

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