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Birrificio della provincia di Milano vende impianto completo con sala cottura da 2 hL

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Birrificio della provincia di Brescia vende attrezzature per malto del 2020

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Chimico e mastro birraio senior con esperienza ventennale cerca un impiego in un birrificio italiano

Sono Alexandru Moisa, Chimico e Mastro Birraio Senior e...
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Ancora sulle varianti di Ipa: Session, Fruit, Juicy, Sour. Hanno tutte senso?

In un post pubblicato lo scorso maggio analizzammo gran parte delle varianti dello stile Ipa, cercando di capire quelle sensate e quelle decisamente meno ispirate. Il successo mondiale di questo stile – che sembra non voler tramontare – ha nel tempo spinto birrai e operatori del settore a definire delle “mutazioni” del modello di partenza, per creare nuove correnti e alimentare l’interesse intorno alla tipologia. Spesso tali definizioni sono apparse quasi naturali (se non necessarie) per consuetudini brassicole consolidatesi negli anni; in altre occasioni, invece, si sono rivelate pure operazioni commerciali nate da ragioni di marketing piuttosto che da esigenze reali. Per capirci, tra le prime inserirei le American e Double Ipa e le più recenti Black e White Ipa, tra le seconde le Brown e Red Ipa, le Rye Ipa e probabilmente le Ipa Argenta.

Poli produttivi esperenziali, o della moderna evoluzione di birrificio

In un articolo pubblicato lo scorso luglio qui su Cronache di Birra raccontai dell’ascesa internazionale delle tap room, velocemente trasformatesi da scarne sale di assaggio a veri e propri locali inglobati all’interno dei siti produttivi. In realtà il fenomeno si inserisce in un discorso di più ampio respiro che implica un’evidente mutazione in atto nel concetto stesso di birrificio. L’idea della semplice “fabbrica” di produzione brassicola è ampiamente superata e ora l’obiettivo è il coinvolgimento attivo da parte dei consumatori, chiamati a vivere in prima persona la vita e i valori del birrificio. Non parliamo semplicemente di “percorsi turistici” all’interno dei capannoni, ma di un’impostazione completamente diversa atta a offrire un’esperienza completa al visitatore. L’aspetto interessante è che alcuni esempi arrivano proprio dal movimento italiano della birra artigianale.

Ancora eventi: Fiera Birra Ravenna, Oktober Doge Fest e altri

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Venerdì è tempo della consueta panoramica sugli eventi birrari, che come abbiamo visto hanno già cominciato ad affollare con meno frequenza le nostre agende. Le occasioni per bere tuttavia non mancheranno, già a partire da questo fine settimana. Oggi infatti comincia nella Capitale l’Ottobirrata Romana organizzata da Eataly e a Sant’Alberto, in provincia di Treviso, l’Oktober Doge Fest del Birrificio del Doge, chiaramente incentrato sugli stili di stampo tedesco (di cui il birrificio è uno dei fari del movimento italiano). Domani invece a San Lazzaro (BO) si terrà la festa di inaugurazione del birrificio Birra Bellazzi (già beer firm), mentre dobbiamo compiere un salto fino all’inizio di novembre per segnalare l’edizione di Ravenna della Fiera della Birra Artigianale, la manifestazione itinerante esistente da anni. Buon fine settimana!

Nuove birre da Toccalmatto, Hammer, Brewfist, Foglie d’Erba e Kashmir

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L’aggiornamento di oggi sulle nuove birre italiane parte dalla Chelabuna (9%), una mega collaborazione che ha coinvolto diversi birrifici e pub italiani. Purtroppo il pretesto per la sua creazione è alquanto amaro: è stata brassata per onorare la memoria di Adrimetal, un grande appassionato scomparso recentemente e piuttosto conosciuto nella comunità della birra artigianale italiana. La Chelabuna è un Barley Wine e alla sua realizzazione hanno partecipato Toccalmatto, Lambrate, Endorama, Montegioco, Orso Verde, Bi-Du, i locali The Dome e Locanda del Monaco Felice e la famiglia Ventura. Il dettaglio più importante è che il ricavato sarà devoluto all’associazione Simba, che si batte per la sensibilizzazione e il trattamento della sindrome di Behçet, una malattia rara e autoimmune che tuttavia può essere arginata con efficacia se diagnosticata per tempo.

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A proposito di Toccalmatto, è opportuno segnalare due nuove one shot che si inseriscono nella sterminata produzione del birrificio di Fidenza. La prima si chiama I Fought the Low (6,8%) e alcuni di voi hanno avuto il piacere di apprezzarla durante Fermentazioni, essendo stata anche protagonista dell’ultimo laboratorio con Bruno Carilli. È definita un’Italian India Pale Lager, per sottolineare l’incrocio tra la tradizione brassicola più conservatrice e la tipologia che ha trainato la rivoluzione craft. Inno del birrificio all’anticonformismo birrario, è brassata con luppolo Pekko e altre varietà (Mosaic, Citra), creando un mix che apporta un amaro equilibrato e aromi di frutta tropicale e a pasta gialla. Dettagli sulla I Fought the Low sono presenti sul sito di Toccalmatto.

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L’altra one shot è una delle tante collaborazioni internazionali di Toccalmatto, creata insieme al birrificio americano Insight Brewing. La Lust For Life (5,9%) è una reinterpretazione dello stile American Amber Ale, in cui la base dei grani prevede una percentuale di segale per aggiungere sfumature rustiche e speziate al corredo aromatico. La luppolatura invece prevede non solo varietà statunitensi (Nugget, Simcoe), ma anche una parte di Huell Melon, esponente dell’ondata di nuovi luppoli aromatici provenienti dall’Europa Centrale. Se ne volete sapere di più sulla birra potete consultare questa scheda, mentre per un approfondimento su Insight Brewing vi rimando a questa intervista, apparsa proprio sul sito di Toccalmatto.

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Finora abbiamo parlato tanto di luppoli e uno dei giovani birrifici che sa trattare meglio questo fondamentale ingrediente è senza dubbio Hammer. È quindi con una certa aspettativa che a fine settembre è stata accolta la notizia della nuova Imperial Ipa a firma Marco Valeriani, che per il momento rientra nella linea “sperimentale” Workpiece. Nonostante le informazioni sia decisamente essenziali, è facile immaginarsi una birra potente sia nel contenuto alcolico (8,5%), sia nel contributo dei luppoli (dovrebbero essere Citra e Mosaic), sia ancora nell’intensità di amaro (credo 120 IBU). Ciononostante c’è da scommettere che la bevibilità non sia compromessa, come nelle migliori incarnazioni di questo stile.

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Si cambia totalmente genere con la False Flat (4%) di Brewfist, che rientra nella corrente (in forte ascesa) delle Berliner Weisse aromatizzate. In Italia ormai esistono non poche varianti del classico stile tedesco e in questo caso gli ingredienti aggiuntivi sono basilico e lamponi. Simili addizioni servono per ampliare lo spettro aromatico della birra e per mitigare (o quantomeno accompagnare) l’apporto dei batteri lattici, un po’ come accadeva in passato (e raramente ancora oggi) con i succhi di asperula o lampone con cui tradizionalmente venivano servite le Berliner Weisse. Una tendenza che in qualche modo guarda al passato, come spesso succede nel mondo della birra.

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Simile alla False Flat ma anche molto diversa è la Black Lipstick, recentissima novità proveniente da Foglie d’Erba. I punti in comune sono l’impiego di frutta e l’acidità di base, ma si fermano qui: lo stile di partenza in questo caso è quello delle Porter, quindi di una birra scura, lasciata a riposare per alcuni mesi insieme a lamponi bio delle Dolomiti Friulane. Quindi anche l’origine dell’acidità è diversa, perché qui è resa tramite contaminazione della frutta partendo da una birra “normale”. La Black Lipstick può rientrare in quel trend di ricette “distoniche” di cui abbiamo parlato anche in tempi recenti.

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Dopo tanto Nord Italia concludiamo facendo un salto nel Mezzogiorno per segnalare la Winterline del birrificio Kashmir. Ispirata alle West Coast Ipa, consiste in una versione “modificata” della Dulcamara (una India Pale Ale) che prevede una maggiore secchezza e un profilo maltato più discreto per lasciare tutta la scena ai luppoli (Cascade, Polaris, Saphir). Il nome deriva dalla linea fortificata difensiva approntata in Italia nel 1943 e la birra può essere considerata un omaggio ai caduti delle battaglie di Filignano, che si tennero proprio in quell’occasione. Dettagli sul sito di Kashmir.

Francesco vende impianto artigianale da 100 litri

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Vendesi impianto artigianale da 100 lt, composto come segue:

  • Tino di ammostamento/bollitura coibentato da 166lt con doppio scarico (fiamma diretta alimentato a gpl)
  • Sistema di agitazione con motoriduttore e pale
  • Tino filtro coibentato da 90lt
  • Tino di raccolta da 30lt
  • Boiler elettrico coibentato per acqua calda da 50lt
  • Due quadri di comando e riscontro temperature con termostati Eliwell
  • Pompa Liverani con girante flessibile NBR (per tutti i trasferimenti)
  • Interamente realizzato in acciaio inox aisi 304 (compreso la struttura portante e tutti gli accessori: cappelli cinesi ecc.)
  • Contenitore tronco conico non coibentato da 200lt

L’impianto è facilmente modificabile per aumentarne la capacità produttiva.

Prezzo: € 8000.

Per informazioni contattare Francesco all’indirizzo [email protected].

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Il mistero della birra inglese nella Top 50 di Ratebeer che nessuno (o quasi) conosce

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Qualunque appassionato di birra è destinato prima o poi a scontrarsi con i siti e le app di rating, come Ratebeer e Beeradvocate o Untappd. In passato – molto in passato per la verità, perché poi l’argomento mi ha annoiato velocemente – ho espresso il mio parere su certi strumenti, che in teoria rappresentano delle risorse eccezionali ma che si riducono a espressione di abitudini spesso aberranti a causa di come vengono utilizzati dai loro utenti. Un articolo apparso negli scorsi giorni su All About Beer dovrebbe chiarire meglio questo concetto, perché riporta la vicenda dell’unica birra britannica presente nella sacra classifica Top 50 di Ratebeer. Sareste propensi a credere che sia un prodotto eccezionale, e forse è effettivamente così. Il problema è che sono pochissimi a conoscerla e ancor meno ad averla assaggiata.

Coffee Stout e non solo: l’intrigante incontro tra birra e caffè

Ricordo perfettamente il momento in cui bevvi la mia prima Stout “aromatizzata”. Ero seduto a un tavolino del Dog & Duck di Roma – pub intimistico come pochi, non più attivo da alcuni anni – e Leo, il gestore, mi servì un boccale di Double Chocolate Stout di Young’s. Oggi un prodotto del genere mi lascerebbe piuttosto indifferente, ma è inutile specificare che all’epoca fu per me una vera rivelazione, con quel gusto penetrante di cioccolato che si fondeva e valorizzava le classiche note “scure” da Stout. Un altro ingrediente che si usa spesso in queste occasioni è il caffè, sebbene l’obiettivo sia lo stesso: amplificare gli aromi classici dello stile, giocando sulle sfumature tostate e torrefatte provenienti dall’impiego dei malti scuri. Eppure, per quanto possa apparire strambo, non si ricorre al caffè solo in queste occasioni, ma addirittura per birre chiare. Ma andiamo con ordine…

Nuovi birrifici: Vetra, Contromano, Birrificio Bari e Brasseria della Fonte

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La panoramica sui nuovi birrifici con cui inauguriamo la settimana inizia con Birra Vetra, neonato produttore lombardo sul cui roseo futuro in molti sono disposti a scommettere. E i motivi sono evidenti: alle spalle c’è un progetto solido e importante, mentre la presenza di Stefano Simonelli in sala cotta – vecchia conoscenza di molti appassionati – è garanzia di assoluta qualità. Le birre attualmente in gamma sono cinque, tutte battezzate con lo stile di appartenenza: Pale, IPA, Pils, Saison e Black. Quest’ultima è quella dal nome meno chiaro: potreste pensare a una Stout, in realtà siamo al cospetto di una Black Lager. Alla lista andrebbe aggiunta anche la Don Zaucher prodotta in collaborazione con Stavio, un’intrigante affumicata con bucce d’arancia amara.

Ancora eventi a ottobre: Fiera Pordenone, Genova Beer Festival e Birrart

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Il freddo è ufficialmente arrivato e di conseguenza la grande stagione degli eventi birrari può essere considerata chiusa. Il numero di appuntamenti da tenere d’occhio è destinato a decrescere sensibilmente nelle prossime settimane, ma tutto sommato non è un male. Avremo meno scelta in termini di manifestazione, ma probabilmente maggiore qualità. Non è un caso che nella consueta panoramica di oggi segnalo solo 3 festival, ma tutti sicuramente degni d’attenzione. Ieri a Casteggio (PV) è cominciata l’ottava edizione di Birrart (formula Classic, quella più longeva) che proseguirà fino a domenica, mentre il prossimo weekend prenderà il via a Genova la seconda edizione di quel Genova Beer Festival che tanto bene è andato nel suo debutto del 2015. Il periodo a cavallo tra ottobre e novembre sarà invece dominato dalla Fiera della Birra Artigianale di Pordenone, che si terrà per due fine settimana successivi e vedrà sfilare la bellezza di 40 birrifici (italiani e stranieri) complessivi. Buone bevute!

Oltre la birra: liquori al luppolo, aceti e distillati

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Parallelamente al mercato della birra artigianale ne esiste un altro molto più underground: quello dei prodotti gastronomici ottenuti dalla lavorazione della birra finita, dai suoi scarti di produzione o dai suoi ingredienti. Il caso più comune è rappresentato dai distillati ottenuti dalla nostra bevanda, un fenomeno che è cresciuto negli anni e che oggi coinvolge, con diversi esempi, anche l’Italia. Nel lontano 2009 ne parlai proprio su Cronache di Birra, concentrandomi su alcune creazioni provenienti dal Belgio e dagli Stati Uniti. All’epoca citai Spirit d’Armand di 3 Fonteinen (nato per limitare i danni causati dall’incidente che nello stesso anno colpì il birrificio fiammingo), Chouffe Coffee, Duvel Distilled e i gin di Dogfish Head e Rogue. Nel frattempo il panorama si è allargato sia geograficamente, sia nella tipologia di prodotti realizzati partendo (direttamente o meno) dalla birra.

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