Annunci

Birrificio della provincia di Milano vende impianto completo con sala cottura da 2 hL

Birrificio della provincia di Milano vende in blocco a...

Birrificio della provincia di Brescia vende attrezzature per malto del 2020

Siamo un agribirrificio a Borgo San Giacomo (provincia di...

Chimico e mastro birraio senior con esperienza ventennale cerca un impiego in un birrificio italiano

Sono Alexandru Moisa, Chimico e Mastro Birraio Senior e...
Home Blog Pagina 302

Donald Trump: la birra nella campagna elettorale e nel futuro del nuovo Presidente

0

La notizia dell’elezione di Donald Trump a Presidente degli Stati Uniti d’America ha lasciato sgomenta l’opinione pubblica internazionale. L’ascesa del candidato repubblicano è vista nella migliore delle ipotesi come un’incognita di difficile comprensione, nella peggiore come l’annuncio di un cataclisma che sconquasserà la vita e le abitudini non solo del popolo americano, ma di tutto il mondo. Di fronte a un presupposto simile, mi sembra che poche analisi abbiamo cercato di predire cosa cambierà realmente nella quotidianità di tutti i giorni, forse perché da una parte la campagna elettorale è stata priva di contenuti, dall’altra perché le dichiarazioni più forti sono state ispirate solo da becero populismo. Quindi è difficile capire ciò che da domani attenderà i vari settori economici degli USA, e lo stesso vale anche per quello in crescita della birra craft.

Azienda agricola grossetana cerca birraio

0

Azienda Agricola Grossetana cerca birraio – addetto alla produzione e vendita.

  • Età: 25-40 anni.
  • Residenza: centro Italia (possibilità alloggio)
  • Esperienza: 1-5 anni di esperienza comprovata, in tutto il processo di produzione della birra dalle materie prime alla gestione della fermentazione.
  • Necessaria capacità analisi per la cantina, attività di marketing, gestione del cliente e buona padronanza lingua inglese (visto che siamo un agriturismo saranno effettuate visite all’impianto in lingua)
  • Mansioni: assistente Mastro Birraio e Responsabile di Cantina, vendita prodotti

Per informazioni e candidature scrivete al seguente indirizzo email: [email protected]
Sito web www.birradeneri.com.

Nuovi birrifici italiani: Ca’ del Brado, Miamal, Birra Pasqui e Godog

16

Di base le configurazioni che può assumere un’azienda brassicola sono tre: birrificio classico, brewpub o beer firm (con varie sfumature). Raramente si affacciano sul mercato esperienze differenti da queste fattispecie, ma non è escluso: un esempio ci arriva dalla prima novità che presentiamo oggi nell’aggiornamento sui nuovi birrifici italiani. Ca’ del Brado si autodefinisce “cantina brassicola” per il particolare modello di business sul quale si basa: l’acquisto di mosto di malto da altri produttori e il controllo della fermentazione e della maturazione in tini di legno in loco. Praticamente viene curata “solo” la parte del processo produttivo che implica la trasformazione del mosto in birra, attraverso fermentatori, maturatori e botti di legno di proprietà.

Gli homebrewers sono una massa di nerd sfigati

Fare birra in casa non è l’hobby più trendy del mondo. In molti sono convinti che gli homebrewer siano dei nerd, dei tecnici del fai da te, e che di birra ne capiscano molto poco. In effetti, pensandoci bene, i maggiori esponenti del movimento di beer lovers italiani non producono birra in casa. Esiste quasi uno scollamento tra il mondo dei produttori casalinghi, quelli dei birrai professionisti e la dimensione parallela dei divulgatori birrari. Proprio su questo blog, diversi anni fa, Andrea (che non produce birra in casa) scrisse un articolo in cui si meravigliava del fatto che gli homebrewers non fossero anche dei veri e propri appassionati di birra. Io stesso, dopo anni da frequentatore di pub, quando ho iniziato a produrre in casa e a conoscere tanti homebrewers, ho dovuto dar ragione ad Andrea. Se queste erano le condizioni di partenza, negli ultimi tempi qualcosa si è mosso. Sono sempre più gli homebrewers che fanno la loro comparsa nel mondo dei beer lovers con profondità, competenze ed esperienze internazionali di viaggi e assaggi. Qualcosa sta cambiando, vediamo quali sono i segnali che mi è sembrato di intercettare.

img1-hb-breaking-bad

Il mondo della produzione casalinga è in gran fermento

Su questo non c’è alcun dubbio, i numeri parlano chiaro. Qualche tempo fa, in un altro post di questa rubrica, azzardai una stima (che molti reputarono conservativa) sul numero degli homebrewers in Italia: 20.000, tra semplici appassionati e homebrewers seriali. Considerando i numeri di gruppi come il forum della birra (+5.000 membri su Facebook, +3.000 sul forum), Areabirra (+6.000), il forum di Mr. Malt (+4.500), questo numero inizia a sembrare conservativo anche a me. Probabilmente siamo molti di più e stiamo crescendo di giorno in giorno a giudicare dai nuovi volti che si affacciano sui vari gruppi online. A moltiplicarsi non sono solo gli appassionati, ma anche le iniziative collegate a questo hobby. I concorsi per homebrewers spuntano ormai come funghi, spaziando senza soluzione di continuità dal nord al sud Italia. Anche i corsi che introducono alla produzione casalinga, in modo più o meno serio, sono sempre più presenti e pubblicizzati tramite gli strumenti social.

In questo folle turbinio troviamo grandi appassionati guidati dal più puro e nobile spirito di abnegazione, ma anche sedicenti birrai improvvisati che tentano di raccogliere qui e là qualche briciolo di popolarità e, alle volte, una manciata di spicci. Del resto, l’arrivo degli approfittatori nell’ambito di una qualsiasi nicchia è da sempre un segnale di interesse. State pure certi che se non ci fossero dei soldi in giro, certi elementi starebbe ben lontano da questo mondo. Detto ciò, resta da sottolineare la forte crescita di un micro-settore che in pochi anni sta appassionando un numero sempre maggiore di persone senza barriere di età: c’è l’hombrewers ragazzetto che si produce la birra in casa per stordirsi e il fantastico nonno in pensione che, sebbene dai video su YouTube sembri più un serial killer che agisce in solitaria nella penombra del suo garage, è in realtà un compagnone che fa birra più che altro per incontrare amici e farsi quattro risate. 

img2-northern-brewer

Il mercato inizia a far gola anche ai grandi

Qualche settimana fa è accaduto un evento che ha colto di sorpresa homebrewers e appassionati. AB-InBev, il mega conglomerato che da diversi anni ha lanciato una campagna acquisti di birrifici craft (in Italia ha recentemente acquistato Birra del Borgo), si è affacciata anche sul mercato dell’homebrewing acquistando l’azienda americana Northern Brewer, specializzata nella vendita di materiali per la birrificazione casalinga. Diverse sono state le speculazioni sulle motivazioni che avrebbero portato la AB-InBev ad acquistare questa azienda che, sebbene si possa considerare quasi un colosso nel contensto hb, è ben poca roba se paragonata ai soldi che muove la multinazionale nel mondo. Difficile pensare che l’interesse sia economico nel medio termine; è molto più probabile che il grande gruppo statunitense sia interessato a studiare i trend di acquisto degli homebrewers che da sempre, almeno in America, rappresentano un bacino di incubazione per le nuove tendenze birrarie del settore craft. Anche questo è un evidente segno dell’importanza che la produzione casalinga riveste nel mondo della birra artigianale, dove uno stile può salire improvvisamente alla ribalta grazie alle sperimentazioni casalinghe degli homebrewers.

In italia siamo ancora indietro, ma dei miglioramenti si sono visti

Ricordo che fino a pochi anni fa le aziende che vendevano materiale per homebrewers si contavano sulle dita di una mano. Lo scenario era triste e la scelta scarsa: i pochi siti che vendevano online erano lenti nelle spedizioni e il loro catalogo era veramente limitato, sia per quanto riguarda gli ingredienti che per l’attrezzatura. Oggi, fortunatamente, la scena è decisamente cambiata. I negozi online sono tanti e, soprattutto, la varietà di ingredienti e attrezzatura che mettono a disposizione è molto alta. Molti hanno anche iniziato a importare oggetti interessanti dall’America, dove il mercato dell’attrezzatura per hb è in continuo fermento. Stanno anche emergendo alcune realtà imprenditoriali giovani fortemente orientate all’innovazione come per esempio Bac Brewing di Francesco Teboni, che propone attrezzatura in inox da design d’avanguardia o SmartPID, il progetto di Davide Arzarello che porterà presto l’Internet Of Things negli sgabuzzini degli homebrewers. Se in Italia non fosse così difficile fare impresa, sono sicuro che queste piccole realtà aumenterebbero in maniera esponenziale in tempi brevissimi, come sta succedendo in America, dove ne inventano una al giorno (come per esempio questo fantastico strumento per monitorare la fermentazione a distanza, chiamato BrewNanny).

img3-aha-national-hb-conference

Ci manca ancora una direzione comune

Qualche tempo fa, in un post di questa rubrica, cercai di delineare quelle che secondo me erano le principali carenze del movimento homebrewing italiano. L’elemento di paragone principale è ovviamente la scena americana, dove una associazione nazionale, la American Homebrewers Association, guida da anni il movimento lanciando iniziative ed eventi di respiro internazionale. Forse il confronto è impari, visto il volume di fuoco che hanno gli Stati Uniti, ma anche muovendosi in Europa troviamo situazioni di gran lunga più organizzate della nostra (Norvegia, Svezia e Polonia su tutte).

Come già detto, in Italia abbiamo tante piccole associazioni, più o meno attive, che organizzano eventi sul territorio, ma poco, se non zero, coordinamento nazionale. MoBi rimane un’associazione mista che raccoglie homebrewers e appassionati, lancia delle iniziative interessanti, ma non riesce, secondo me, a fare massa critica. Manca un evento nazionale che riunisca gli homebrewers a livello nazionale, un momento di aggregazione serio, organizzato; una sorta di fiera a cui potrebbero partecipare sia gli homebrewers che i fornitori di ingredienti e attrezzatura. Si potrebbero organizzare degli speech, invitare ospiti stranieri, allestire degli stand in cui le varie associazioni locali potrebbero fare divulgazione e, perché no, far assaggiare, gratis ovviamente, le migliori birre prodotte in casa dai loro soci.

Mi rendo perfettamente conto che scrivere è facile, mentre fare le cose è molto, molto difficile. Vorrei però che ci si rendesse conto della situazione e che si provasse, magari a piccoli passi, a cambiare le cose. MoBI secondo me ha in casa tutte le competenze per fare un passo del genere, ma forse, e ripeto  – forse – è arrivato il momento di separare gli appassionati dagli homebrewers. Perché gli interessi e gli obiettivi di ciascuno sono diversi, tenerli insieme è controproducente per entrambe le categorie. Il rischio è di rimanere fermi per accontentare tutti.

E il futuro?

Alla luce  di queste considerazioni, del tutto personali e assolutamente opinabili, mi sento di poter affermare che il movimento è in grande ascesa e crescerà sempre più velocemente nei prossimi anni. Non so se arriveremo mai ad una potenza di fuoco tale da influenzare il mercato della birra craft come avviene in America, ma sicuramente nel futuro prossimo la voce degli homebrewers si farà sentire sempre di più. Spero che nasca finalmente un’associazione che possa definirsi tale, un moto aggregativo che raccolga gli spunti provenienti da tutta Italia per dar loro una voce comune. Siamo agli inizi di un cambiamento: ad alcuni potrà sembrare scomodo e inutile, ma come tutti i cambiamenti sarà pieno di sorprese e novità.

Anthony Bourdain, AB Inbev e le ingiustificate critiche alla birra craft

4

Tra le tante dichiarazioni che quotidianamente capita ormai di leggere riguardo alla birra artigianale, negli ultimi giorni ne sono apparse un paio che secondo me meritano un approfondimento. Le prime risalgono all’inizio del mese e arrivano da Anthony Bourdain, il celeberrimo chef diventato negli anni una vera e propria icona televisiva; le seconde sono state pronunciate a fine ottobre da Carlos Brito, CEO dell'”odiata” AB Inbev. Ciò che accomuna queste esternazioni è un’ingiustificata critica al settore della birra artigianale, basata su considerazioni parziali, fallaci e faziose. Considerazioni, in breve, che arrivano da chi evidentemente non ha mai vissuto il nostro mondo con passione e che comunque si sente nella posizione di giudicarlo.

Nuove birre da Eastside, Gambolò, Birrificio della Granda e altri

0

La panoramica di oggi sulle nuove birre italiane risulta in parte influenzata dal recente passaggio in calendario di Halloween, festa ormai pienamente acquisita anche in Europa e che rappresenta un valido strumento di marketing per i microbirrifici. Non è un caso che in questo periodo compaiano diverse Pumpkin Ale, come l’inedita Sinister Noise di Eastside prodotta con un blend cinque spezie, oltre alla zucca, per ricreare le suggestioni della classica Pumpkin Pie di tradizione americana. È dunque un’interpretazione molto “statunitense” di birra alla zucca, con note di cannella in evidenza e sfumature legnose e rustiche derivanti dall’impiego di luppolo Northern Brewer. Da provare anche se la festività è passata da qualche giorno.

Terremoto in Centro Italia: pessime notizie da Birra Nursia e MC-77

0

Avremmo preferito rientrare dal ponte del primo novembre con la normale routine “editoriale” di Cronache di Birra, ma purtroppo gli eventi ci costringono a riportare le pessime notizie provenienti dal Centro Italia. Il fortissimo sisma che ha colpito l’Umbria domenica scorsa per fortuna non ha mietuto vittime, ma ha creato gravi problemi alla popolazione e alle aziende operanti in zona. Alla conta dei danni non si sottraggono neanche alcuni protagonisti della birra artigianale italiana, con un paio di situazioni veramente molto gravi. In questi casi il problema è la mancanza di notizie organiche e realmente attendibili, ma a distanza di qualche giorno possiamo ricostruire quanto avvenuto con un certo grado di sicurezza, grazie alle informazioni provenienti da giornali, social network e dagli stessi birrifici.

Luca cerca socio per apertura microbirrificio in provincia di Cremona

0

Cerco socio per apertura microbirrificio con annessa sala pub in provincia di Cremona. Il locale è situato in zona centrale ad alta visibilità.

L’aspirante socio dovrà prevalentemente occuparsi della gestione e sviluppo del pub e quindi essere in possesso di una referenziata esperienza maturata presso esercizi pubblici.

Dovrà inoltre essere fortemente motivato ad intraprendere ed investire nel progetto imprenditoriale.

Pronto a ricevere la tua candidatura al seguente indirizzo: [email protected]

Ancora eventi per la fine del mese: Utuberfest, Festival delle Birrette e altri

0

Come di consueto, anche questo venerdì torniamo a dare un’occhiata agli eventi birrari previsti per questo fine settimana e i prossimi giorni. Partiamo dall’Utuberfest di Eataly Lingotto, che è iniziato ieri e andrà avanti fino a domenica, ovviamente a Torino. Oggi invece prende il via Fieramente Birra presso la Fiera Campionaria di Bergamo e il Festival delle Birrette a Milano, con soli cinque birrifici ma tutti di ottimo livello. Infine segnaliamo la Giornata Nazionale dell’Homebrewing, fissata per domenica 30 ottobre, che permetterà a tutti gli amanti della birra fatta in casa di festeggiare con una mega cotta collettiva. Buon week end a tutti!

Analisi sensoriale vs degustazione: le verità supposte

C’è stato un momento, qualche anno fa, in cui i concetti di degustazione e valutazione che stavo apprendendo hanno iniziato a stridere con la mia idea di realtà. Una realtà che percepivo, quindi vera in quanto vissuta in prima persona, ma talvolta lontana da quella che mi si voleva propinare. Perché il mio percepito era così diverso? Avrei dovuto far mia una verità imposta dall’alto? Sono state grossomodo queste domande a spingermi nella direzione che mi ha portato dove sono oggi: l’esigenza di fare chiarezza su quella matassa di meccanismi fisiologi, filosofici e psicologici che chiamiamo assaggio. Così è iniziato il mio percorso nell’analisi sensoriale.

Immaginavo che conoscere tali meccanismi avrebbe dissipato qualche dubbio e mi avrebbe portato ad approcciare quella pinta (all’epoca ero più avvinazzata a dire il vero) con una consapevolezza diversa. E in effetti studiare alcune tematiche e toccarne con mano le implicazioni è stato in qualche modo illuminante. A tal punto da diventare parte del mio lavoro (mi occupo di formazione all’assaggio e analisi sensoriale) e da spingermi a condividere alcune nozioni in questa rubrica. In fondo vi porta qui il vostro essere birrofili – immagino abbiate il bicipite scolpito grazie alla ginnastica da bancone – e magari vi sarà capitato millanta volte di trovati in situazioni simili a quella che ho descritto.

Probabilmente vi sarete posti le mie stesse domande:

Perché non riusciamo a sentire un odore specifico? Perché percepiamo un odore ma non riusciamo a dargli un nome? Lo stato psicologico può influire sulla percezione di una birra? Più in generale, ci è chiaro come “funzioniamo” quando assaggiamo? Ha senso parlare di giudizio monocratico? L’attività di formazione e divulgazione tiene conto di questi aspetti?

(Qui è dove vi esorto a porre domande).

Ok, rompo il ghiaccio usando la famosa formula marzulliana: potresti chiarire il concetto di analisi sensoriale, così in voga ultimamente? Ma certo, anzi, mi preme farlo perché sembra sia pratica abbastanza diffusa (la gastrosfera in generale ne fa grande uso) utilizzare il termine come sinonimo di degustazione. Certo, in entrambi i casi utilizziamo gli stessi strumenti (cervello e organi di senso), ma occuparsi di analisi sensoriale non equivale a roteare una bevanda in un calice decantandone le note di “coscia di donna al mattino” (true story).

L’analisi sensoriale è per definizione quell’insieme di metodi e tecniche utilizzate per oggettivare il nostro percepito in merito ad un determinato prodotto (o servizio), ciò che di fatto per sua stessa natura è frutto di soggettività. Per farlo si utilizzano gruppi di assaggiatori opportunamente addestrati (il panel), in ambienti e con modalità normate, ricorrendo all’uso delle scienze statistiche e monitorando l’attendibilità di chi assaggia. Tutto ciò che non include questo tipo di tecniche e modalità ha poco a che fare con l’analisi sensoriale. In questi casi sarebbe quindi più corretto parlare di assaggio, training, degustazione, palestra…

In qualche modo i due concetti sono in antitesi: l’uno più ascrivibile ad un’arte monocratica e soggettiva, l’altra appartenente a metodi più democratici e oggettivi. Presuppongono entrambi un certo livello di preparazione e cultura su un dato prodotto, ma hanno scopi (e restituiscono risultati) diversi. Il modo in cui ci si approccia a entrambi dipende senza dubbio dalle esperienze pregresse, dalla conoscenza, da quello che chiamerei cultura – in questo caso liquida, che immagino non vi manchi – ma in parte anche dalla conoscenza di quei meccanismi fisiologici, filosofici e psicologici che chiamiamo assaggio. Ed è proprio di quelli che parleremo.

Seguici

30,878FansMi piace
16,938FollowerSegui
6,022FollowerSegui
312IscrittiIscriviti
Ads Blocker Image Powered by Code Help Pro

Disabilita il blocco degli annunci!

La pubblicità permette di supportare il nostro lavoro quotidiano. Su Cronache di Birra troverai pubblicità discrete e non invadenti, relegate a normali banner (no pop-up, no video a tutto schermo, ecc.). Il ricorso agli Ad Blocker, inoltre, blocca il contenuto di alcuni articoli, rendendolo invisibile insieme alle pubblicità. Per favore disabilita il tuo Ad Blocker e poi clicca sul tasto Aggiorna per continuare a navigare su Cronache di Birra.