Annunci

Birraio con esperienza ed ex gestore di pub cerca un impiego nel settore

Mi chiamo Giulio, vivo a Padova, sono un birraio...

Birrificio della provincia di Milano vende impianto completo con sala cottura da 2 hL

Birrificio della provincia di Milano vende in blocco a...

Birrificio della provincia di Brescia vende attrezzature per malto del 2020

Siamo un agribirrificio a Borgo San Giacomo (provincia di...
Home Blog Pagina 143

Nuovi libri: Dalla Terra alla Birra, La cultura birraria nelle antiche civiltà e Effervescenze diverse

Come spiegato in passato, negli ultimi due anni abbiamo assistito alla pubblicazione di molti libri sulla birra, spesso di ottima qualità. Si tratta di un’inversione di tendenza rispetto all’arida situazione precedente, quando l’offerta si limitava a poche pubblicazioni, molte delle quali straniere. Oggi ci occupiamo di altre tre novità editoriali, tutte piuttosto importanti, che possiamo far rientrare nel segmento didattico/culturale e che contribuiscono ad arricchire ulteriormente il panorama. Il valore aggiunto è rappresentato dai suoi autori, tutti molto conosciuti nell’ambiente della birra artigianale. I libri dedicati alla nostra bevanda sono importanti, perché – se ben realizzati – offrono uno strumento di divulgazione capace di raggiungere un target diverso dal solito. Rappresentano inoltre un chiaro segnale dello stato del nostro settore, ben lontano dall’aver imboccato una fase discendente.

Il Birrificio Bari vende un impianto da 5 hl

0

Causa passaggio a impianto più grande, il Birrificio Bari vende impianto produttivo da 5 hl a controllo manuale e a due tini separati e distinti + whirlpool indipendente. L’impianto è così composto:

  • Caldaia di ammostamento su pedana con capacita’ di esercizio 500 litri (acciaio inox aisi 304, oblo’ ispezione d.400 mm, agitatore a 4 pale, pozzetto con sonda termica pt100, riscaldamento laterale e sul fondo, specola visiva DN125)
  • Tino filtro e whirlpool su pedana capacita’ 500 litri (acciaio inox aisi 304, fondo filtrante facilmente smontabile, specola visiva, coibentato, valvole manuali a farfalla)
  • Pedana di sostegno
  • Tino whirlpool indipendente capacita’ di e servizio 500 litri (effettiva 790 litri)
  • Quadro elettrico di controllo e comando impianto
  • Plc e touch screeen (impostazione ricette, ammostamento automatico, controllo e gestione temperatura)
  • Scambiatore di calore monostadio ad acqua di rete e fredda con recupero acqua
  • Gruppo aeratore mosto – filtro sterile – ossigenatore per mosto

Eventuali persone interessate possono contattare il birrificio al 3492931539 (Mimmo Loiacono) o su [email protected].

Se anche le multinazionali abbandonano i birrifici craft: è la fine della birra artigianale in Italia?

L’inizio del 2022 per la birra italiana è stato scandito dalle mosse dell’industria e in particolare dall’apparente disimpegno delle multinazionali nei confronti di alcuni birrifici craft acquistati in passato. Prima è arrivata la cessione del marchio Hibu da parte di Heineken: da gennaio i nuovi proprietari sono Tommaso Norsa e Raimondo Cetani, cioè proprio coloro che quindici anni fa fondarono l’azienda, per poi venderla al colosso olandese nel 2017. Poi è arrivata la notizia del profondo riassetto imposto da AB Inbev a Birra del Borgo, con il licenziamento di un quarantina di dipendenti, la dismissione dei reparti commerciale e marketing, la chiusura di diversi locali e la cessione del marchio Collerosso, anch’esso protagonista di un “ritorno alle origini” grazie al subentro di Matteo Corazza (birraio di Birra del Borgo sin dalle origini del birrificio). Queste due vicende piuttosto clamorose hanno fatto scattare un nuovo campanello di allarme rispetto al presunto calo di popolarità che la birra artigianale sta avendo in Italia. Il ragionamento è più o meno questo: “Se neanche l’industria si interessa più a noi, allora siamo davvero ai saluti finali”. Ma è davvero ciò che sta succedendo?

Nuove birre da Alder, PBC, Edit, Malcantone, Karma e De Lab Fermentazioni

4

Dopo un periodo di infatuazione nei confronti delle New England IPA, i birrifici italiani sembrano essere tornati sull’interpretazione dello stile tipico della costa occidentale degli Stati Uniti. Le luppolate di stampo “hazy” non sono scomparse, ma è evidente un certo ritorno di fiamma per le West Coast IPA – ammesso che l’interesse sia mai scemato. Appartiene proprio a questo sottostile la nuovissima Point Loma (6,5%) del birrificio Alder, con cui apriamo la panoramica di oggi sulle novità dei produttori italiani. Il modello di riferimento è proprio quello della costa del Pacifico: netta secchezza, amaro pronunciato, base maltata delicata ma presente e tradizionale luppolatura americana agrumata, floreale e balsamica. Oltre all’immancabile lievito neutro (ceppo US), la ricetta prevede l’impiego di malti Pils, Golden Promise e Cara e luppoli Amarillo, Cascade, Simcoe e Citra, impiegati sia in bollitura che in dry hopping. Una classicissima West Coast IPA, con la garanzia di un nome infallibile come Alder.

Un filone da (ri)scoprire: i blend tra alte fermentazioni e Lambic tradizionali

0

Mercoledì scorso si è tenuta la prima lezione del nostro Master online sulle birre acide e selvagge, un’iniziativa giunta alla sua terza edizione e capace ogni volta di suscitare grande interesse. Il primo appuntamento, condotto da Francesco Antonelli, è una sorta di introduzione a queste specialità, con approfondimenti sui microrganismi che le caratterizzano e sulle relative tecniche produttive. Tra le birre in assaggio abbiamo inserito la Saison De La Senne, selezionata perché ci serviva un prodotto in cui fosse nettamente distinguibile la componente brettata. L’obiettivo è restituire il senso di una birra wild in assenza di acidità, motivo per cui solitamente propendiamo per la Orval. La trappista questa volta non era disponibile e allora abbiamo optato per la chicca di De La Senne. La loro Saison non è priva di acidità, ma è ben focalizzata sulla resa dei Brettanomyces. È inoltre una birra molto particolare, perché nasce dal blend tra una Saison e un Lambic tradizionale. Una peculiarità produttiva non convenzionale, ma non un caso unico nel panorama brassicolo. Vediamo alcuni esempi.

Il birrificio Edit vende impianto Simatec da 12 hl

0

Causa passaggio a impianto superiore, il birrificio EDIT Torino vende impianto di marca Simatec (anno di costruzione 2016) così composto:

  • Sala cottura due tini da 12 hl Simatec;
  • 2 fermentatori tronco-conici da 12 hl cadauno, a temperatura controllata e pressione controllata ( anno costruzione 2016);
  • 1 Hop Back (luppolatore);
  • CIP di lavaggio mobile, composto da 2 vasche (100 lt. circa cadauna);
  • scambiatore a piastre;
  • 4 tank orizzontali Mueller a temperatura controllata, pressione controllata, compresi di sacca per riempimento, valvola uscita prodotto (capacità max 15 hl, anno di costruzione 2017); VENDIBILI ANCHE SEPARATAMENTE DAL RESTO DELL’IMPIANTO DI PRODUZIONE
  • Gruppo frigo (con glicole propilenico alimentare) per raffreddamento fermentatori.

Per informazioni contattare:

numero di tel. 347 4641640 oppure 3463055784

indirizzo email: [email protected].

AB Inbev cede Collerosso a uno storico birraio di Birra del Borgo

1

La notizia dei pesanti tagli che AB Inbev ha imposto alla sua controllata Birra del Borgo ha creato grande scalpore, non solo nel nostro ambiente. La vicenda ha infatti trovato spazio tanto sulle testate specializzate, quanto sui maggiori giornali nazionali (Corriere e Repubblica su tutti). Nel frattempo stanno trapelando altre informazioni rispetto a quanto sta accadendo a Borgorose (RI), tra cui la clamorosa evoluzione del marchio Collerosso, lo “spin off” di Birra del Borgo dedicato alle fermentazioni non convenzionali. Collerosso è infatti, insieme all’Osteria e ad altri locali romani, uno degli asset a cui AB Inbev ha deciso di rinunciare nell’ottica della ridefinizione del brand laziale. Il suo destino sembrava inizialmente segnato, ma poi è arrivata una mossa inaspettata: la multinazionale ha infatti trovato un acquirente in Matteo Corazza, uno degli storici birrai di Birra del Borgo. Sarà lui a rilanciare Collerosso in chiave artigianale.

Busa dei Briganti (Padova) cerca un birraio

0

È con un pizzico di fisiologica nostalgia che ci troviamo a comunicare ufficialmente che la nostra birraia Eva Pagani lascia il birrificio Busa dei Briganti. Nonostante Eva sia stata per noi una guida sin dagli inizi, supportiamo la sua decisione di prendersi una pausa dal mondo della birrificazione professionale per dedicarsi a tempo pieno alla sua famiglia. Rimane alla guida della produzione Nicola Lunardi, fresco reduce dal palco di Birraio dell’Anno, che già da qualche mese ormai gestisce e dirige in autonomia gran parte delle operazioni in birrificio.

Annunciamo contestualmente a questo arrivederci che la posizione lasciata vacante da Eva è da considerarsi a tutti gli effetti aperta, e che quindi accetteremo candidature per un ruolo da birraio con esperienza, che coadiuverà il lavoro di Nicola: gli interessati, naturalmente ambosessi, potranno far pervenire la propria domanda corredata di curriculum vitae all’indirizzo [email protected].

Perchè il BJCP è così importante per gli homebrewer

Le recenti vicissitudini sulla vicenda delle Italian Grape Ale hanno riacceso i riflettori sul BJCP, il Beer Judge Certification Program, che spesso citiamo negli articoli di Cronache di Birra e non solo. Tra battute e polemiche è nuovamente emerso, con estrema chiarezza, come a questa organizzazione, fondata nel 1985 da una costola della American Homebrewers Association, vengano spesso attribuiti poteri e ruoli ben oltre quelli che la stessa organizzazione ha inserito nel proprio statuto. Gli obiettivi pratici dell’associazione sono infatti principalmente due: formare e certificare giudici e fornire un framework di lavoro strutturato per i concorsi birrari. In particolare, ma non unicamente, per i concorsi di birra fatta in casa.

Birra e cucina messicana: proposte di abbinamento con i tacos

La cucina di strada è normalmente foriera di una gran quantità di cibi irresistibili: una regola che vale praticamente in tutto il mondo. In ogni nazione, questa branca della cucina che fa della praticità, della necessità e del gusto il suo valore aggiunto, ha generato piatti divenuti mitici: basti citare la pizza, la piadina, gli arrosticini, l’hot dog, il kebap e il protagonista di questa puntata della nostra rubrica, il taco messicano. Abbiamo perciò voluto provare un menu di tacos abbinandolo ad alcune birre artigianali (non messicane, anche se la scena brassicola locale è piuttosto vivace). E l’abbiamo fatto da Casa Sanchez, dal novembre 2019 un pezzo di Messico a Roma, grazie alla presenza di Elizabeth Sanchez in cucina e del marito Lorenzo Casco in sala, romano, ma reduce da 20 anni di vita nel paese mesoamericano.

Seguici

30,882FansMi piace
16,958FollowerSegui
6,022FollowerSegui
313IscrittiIscriviti
Ads Blocker Image Powered by Code Help Pro

Disabilita il blocco degli annunci!

La pubblicità permette di supportare il nostro lavoro quotidiano. Su Cronache di Birra troverai pubblicità discrete e non invadenti, relegate a normali banner (no pop-up, no video a tutto schermo, ecc.). Il ricorso agli Ad Blocker, inoltre, blocca il contenuto di alcuni articoli, rendendolo invisibile insieme alle pubblicità. Per favore disabilita il tuo Ad Blocker e poi clicca sul tasto Aggiorna per continuare a navigare su Cronache di Birra.