Per un birrificio artigianale creare un forte legame con i suoi consumatori è essenziale. La fidelizzazione si può ottenere in vari modi, ma prevede sempre un rapporto diretto con i propri interlocutori. Il caso più emblematico è incarnato dalle tap room e dai locali a marchio, realtà sulle quali negli ultimi anni i birrifici italiani hanno investito pesantemente. Tuttavia questo rapporto di mutua fiducia può svilupparsi anche in modo più aleatorio, come capita con i progetti di crowfunding dove il bevitore diventa addirittura il finanziatore dell’azienda (o dell’idea). C’è poi un terzo strumento capace di alimentare una fedele comunità di appassionati, che all’estero è utilizzato spesso con risultati talvolta eccezionali, ma che in Italia stenta a decollare. Si tratta dei Beer Club, cioè sistemi di sottoscrizione a pagamento che permettono di ricevere, a scadenza fissa, birre inedite, gadget, promozioni e altri vantaggi esclusivi. All’estero gli esempi sono innumerevoli e alcuni hanno segnato un’epoca, come nel caso dell’americano Rogue e dello scozzese Brewdog; da noi invece iniziative del genere sono ancora pochissime, ma destinate probabilmente a crescere in futuro.
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