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Birrificio della provincia di Milano vende impianto completo con sala cottura da 2 hL

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Birrificio della provincia di Brescia vende attrezzature per malto del 2020

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Chimico e mastro birraio senior con esperienza ventennale cerca un impiego in un birrificio italiano

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I Beer Club italiani: gli esempi di Baladin, Ca’ del Brado e Chianti Brew Fighters

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Per un birrificio artigianale creare un forte legame con i suoi consumatori è essenziale. La fidelizzazione si può ottenere in vari modi, ma prevede sempre un rapporto diretto con i propri interlocutori. Il caso più emblematico è incarnato dalle tap room e dai locali a marchio, realtà sulle quali negli ultimi anni i birrifici italiani hanno investito pesantemente. Tuttavia questo rapporto di mutua fiducia può svilupparsi anche in modo più aleatorio, come capita con i progetti di crowfunding dove il bevitore diventa addirittura il finanziatore dell’azienda (o dell’idea). C’è poi un terzo strumento capace di alimentare una fedele comunità di appassionati, che all’estero è utilizzato spesso con risultati talvolta eccezionali, ma che in Italia stenta a decollare. Si tratta dei Beer Club, cioè sistemi di sottoscrizione a pagamento che permettono di ricevere, a scadenza fissa, birre inedite, gadget, promozioni e altri vantaggi esclusivi. All’estero gli esempi sono innumerevoli e alcuni hanno segnato un’epoca, come nel caso dell’americano Rogue e dello scozzese Brewdog; da noi invece iniziative del genere sono ancora pochissime, ma destinate probabilmente a crescere in futuro.

Brewdog vicinissima all’industria: nel 2018 provò a vendere a Heineken

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In queste ore sta rimbalzando su tutte le testate del mondo una spinosa vicenda relativa a Brewdog. Secondo quanto rivelato dalla BBC, infatti, in passato il birrificio scozzese ha cercato di vendere una parte delle sue quote a Heineken, senza tuttavia riuscire a intavolare una vera e propria trattativa. Il caso risale al 2018 ed emerge da alcune email che i giornalisti della BBC sono riusciti a ottenere di recente. Oltre a essere di per sé clamorosa, l’indiscrezione solleva ulteriori pesantissimi dubbi sull’evoluzione di Brewdog e sulla politica aziendale che stanno portando avanti i due fondatori, in particolare James Watt. Si preannuncia un altro periodo complicato per l’azienda scozzese, dopo le accuse mosse nei confronti di Watt per comportamenti inappropriati e abuso di potere verso i suoi dipendenti.

Les Bières du Grand St. Bernard vende due lavafusti (anche singolarmente)

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Attenzione: l’annuncio non è più valido.

Il birrificio Les Bières du Grand St. Bernard vende due lavafusti R.M. di Racca Mauro anche singolarmente, ognuna lava due fusti alla volta, attacco a scivolo o a baionetta. Ciclo di lavaggio con tre soluzioni: basico riscaldato, acido, disinfettante. Diversi cicli di lavaggio impostabili. Si vende per passaggio a linea automatica, le macchine sono perfettamente funzionanti e tutt’ora in funzione. Disponibili da fine luglio 2022.

N1: anno di costruzione 2014 prezzo € 11.000

N2: anno di costruzione 2016 prezzo € 12.000

Contatti: [email protected] – Rémy 3403973425

 

Nuove birre da Ca’ del Brado, Birra dell’Eremo, Liquida, Alder e altri

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La riscoperta italiana per gli stili quotidiani sta passando anche attraverso le cosiddette Table Beer, birre “da tavola” tradizionalmente associate alla cultura brassicola del Belgio. Ed è proprio a questa tipologia che si ispira la nuova Tevla (4%) di Ca’ del Brado, che rappresenta una tappa storica per la cantina brassicola emiliana. È infatti la prima birra “pulita” dell’azienda dopo cinque anni di attività, fermentata in acciaio con un lievito autoctono battezzato Bunny e isolato in loco grazie alla collaborazione con l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Il grist è costituita da malti Pale e Pils e da una frazione di frumento non maltato, varietà Ardito della filiera Grani Alti. Dorata e molto leggera, unisce rusticità e accenni floreali e di panificato a una netta secchezza e a un amaro elegante, prima di riproporre sfumature erbacee e di cereali. La Tevla non è però l’unica novità di Ca’ del Brado, perché giovedì 23 giugno sarà presentata la Cuvée de Kiwi (7,8%), una Sour Ale realizzata con la macerazione di kiwi locali (varietà Hayward). La base è un blend ottenuto selezionato alcune specifiche botti precedentemente affinate con Brettanomyces bruxellensis, oltre alla microflora naturalmente presente nei tini.

Birraio con pluriennale esperienza cerca un impiego nel settore, non solo produzione

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Operatore del settore, con pluriennale esperienza nella produzione, attualmente headbrewer, con particolare attenzione alla selezione e ricerca di materie prime, nonché controllo e qualità con tecniche di laboratorio, diploma di HACCP, patentino muletto ed attività di consulenza e formazione per aziende e corsi specialistici cerca impiego in aziende correlate al settore birra, siano esse di produzione, consulenza o vendita materie prime od impianti.

Per contatti scrivere a [email protected].

Cucina siriana e birra artigianale: un incontro inedito per abbinamenti sorprendenti

Dopo la soddisfacente parentesi dedicata alla pizza al taglio, eccoci a riprendere il nostro giro per le cucine del mondo, mettendole alla prova degli abbinamenti birrari. Ripartiamo dalla Siria, un paese affascinante e bellissimo, che purtroppo nell’ultimo decennio è salito agli onori delle cronache per una devastante guerra interna di potere, con conseguenze sugli equilibri del particolare contesto geopolitico di appartenenza e, soprattutto, ripercussioni drammatiche sulla popolazione: l’ONU ha parlato della cifra record di 12 milioni di sfollati (su un totale di 19 milioni di abitanti), di cui la metà hanno deciso di lasciare il paese. Ed è proprio da un bel progetto di accoglienza dedicato a chi è fuggito da quell’inferno che parte l’idea del nostro racconto gastronomico. I cibi protagonisti dei nostri abbinamenti, infatti, sono stati cucinati da Hummustown, una cooperativa senza scopo di lucro, nata e gestita dal lavoro di alcuni rifugiati siriani, con sede operativa e laboratorio di preparazione per l’asporto a Roma (zona Santa Maria Ausiliatrice).

La prima Italian Grape Ale dell’industria: ecco la Duet di Damm

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L’inquietante relazione sentimentale tra grandi chef e birra industriale ha quasi quindici anni. Probabilmente tutto cominciò nel 2009 quando Massimo Bottura associò il suo nome alla Moretti Grand Cru, nata per festeggiare i 150 anni del marchio Birra Moretti. Qualche mese dopo l’iniziativa fu replicata in Spagna, con il mitico Ferran Adrià che mise la propria firma sulla Inedit, birra dai tratti “crafty” prodotta dal colosso Estrella Damm. Negli anni la liaison tra i cuochi e la birra industriale non si è mai davvero sopita, tanto che ora Damm ci riprova: a distanza di 13 anni dalla Inedit è stata annunciata una birra inedita, battezzata Duet (5,5%). Questa volta però il testimonial non è più Adrià, bensì i fratelli Roca, visionari esponenti della scena culinaria spagnola. La particolarità è che la birra non solo è la prima acida prodotta da Damm, ma appartiene addirittura allo stile delle Italian Grape Ale.

Arrivi e partenze dei birrai italiani: novità da Busa dei Briganti, Birrificio della Granda, De Lab e altri

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Da qualche settimana siamo entrati in quel periodo dell’anno in cui sulle testate sportive si legge quasi esclusivamente di calciomercato. Noi non vogliamo essere da meno, ma invece di lanciare ipotesi sull’arrivo di Di Maria alla Juventus o sulle probabilità di vedere la coppia Lukaku – Dybala in neroazzurro, preferiamo concentrarci su birrai e birrifici. Negli ultimi giorni infatti sono state annunciate delle novità nei team di alcuni birrifici italiani e, sebbene non siano coinvolti nomi roboanti del settore, sono un segnale importante della vitalità del nostro ambiente. Confermano altresì che i microbirrifici italiani sono sempre più strutturati, sin dagli esordi: non solo hanno bisogno di ampliare il proprio staff – e non solo in produzione, poiché oggi l’attività all’interno dei birrifici si è molto diversificata, includendo altre specializzazioni – ma spesso sentono l’esigenza di comunicare all’esterno le loro decisioni.

L’ultima frontiera della riscoperta delle Lager: le birre italiane ispirate agli stili cechi

I birrifici artigianali italiani hanno creato basse fermentazioni sin dall’origine del nostro movimento, prendendo spesso ispirazione dalle cultura brassicola tedesca perché geograficamente a noi più vicina. Il mercato però si è ben presto orientato verso altre tipologie, per diversi motivi: l’ascesa di un modo diverso di intendere la birra artigianale, motivi pratici a livello produttivo e, non ultima, l’invasione di stili luppolati di stampo americano. Negli ultimi anni però si è sviluppato un rinnovato interesse per le basse fermentazioni e per le birre del patrimonio brassicolo tedesco e mitteleuropeo, interpretate dai birrifici italiani con un’inedita attenzione alle tradizioni continentali. Il riconoscimento internazionale delle Italian Pils ha spinto molti produttori a confrontarsi con la corrente inaugurata dalla Tipopils del Birrificio Italiano; poi il crescente interesse per le birre della Franconia ha esteso il fenomeno a tipologie come Keller, Landbier e Rauchbier. Successivamente i birrifici italiani hanno coperto il resto della cultura brassicola tedesca, proponendo Helles, Bock, Dunkel, Doppelbock e specialità regionali. Ora l’ultima fase di questa tendenza è nella riproposizione degli stili della Repubblica Ceca, fino a oggi praticamente ignorati dai birrai italiani.

Nuove birre da Busa dei Briganti + War, Altotevere + Edit, Amerino, Bonavena e altri

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Quanto è importante il nome per un prodotto? Ovviamente tanto e spesso la soluzione migliore è quella più immediata, così banale da risultare geniale. Ne sanno qualcosa i birrifici Busa dei Briganti (sito web) e War (sito web), che recentemente si sono uniti per dare vita alla nuovissima Drink Me (2,8%), una luppolata definita XXS IPA a causa del suo tenore alcolico estremamente contenuto. Birre del genere sono tecnicamente non facili da realizzare, dunque prezioso è stato il contributo di BarthHaas X, che ha suggerito l’impiego in formato Spectrum e Incognito dei luppoli Citra, Mosaic ed El Dorado, comunque aggiunti anche come classici pellet. Per la fermentazione è stato invece usato un blend di lieviti solitamente impiegato per Hazy IPA, quindi attendiamoci una birra tendenzialmente velata, estremamente profumata e dalla bevuta agile e morbida. La Drink Me dovrebbe essere disponibile proprio in questi giorni.

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