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Guida alle birre d’Italia di Slow Food: la nostra recensione

Complici anche gli stravolgimenti causati dalla pandemia in corso, mai come in questo momento il settore italiano della birra artigianale avverte la necessità di rinnovarsi. Come abbiamo visto la scorsa settimana, questa posizione è sostenuta da diversi attori del comparto, compresi Luca Giaccone ed Eugenio Signoroni, i due curatori storici della Guida alle birre d’Italia di Slow Food. È proprio una simile urgenza ad aver dettato le caratteristiche dell’edizione 2021 della più completa pubblicazione a tema in Italia, che nelle scorse settimane ha raggiunto gli scaffali delle librerie con il suo carico di grandi novità rispetto al passato. Slow Food Editore ha infatti deciso di rivedere profondamente la sua apprezzata guida, nel tentativo di semplificarne la fruizione e renderla più accessibile anche al grande pubblico. Saranno riusciti i curatori a raggiungere il loro obiettivo? Scopriamolo insieme.

Che quella targata 2021 sia un’edizione di totale rottura col passato è evidente già a colpo d’occhio. La nuova Guida alle birre d’Italia si contraddistingue per un formato più compatto, una’inedita grafica di copertina, di maggiore impatto e chiarezza, e un’impaginazione totalmente ripensata. L’impressione è di avere tra le mani un prodotto maneggevole e compatto, ma che non rinuncia alla qualità dei materiali. Sicuramente rispetto al passato è più facile immaginare questa guida come un effettivo strumento a supporto dell’esplorazione birraria, grazie anche a una serie di contenuti inediti – sui quali torneremo più avanti – finalizzati giustappunto a un simile scopo. Tuttavia proprio la necessità di condensare tante informazioni in poco spazio ha portato a scelte di layout non felicissime, come i simboli per i riconoscimenti alle birre che, quando posti internamente alle pagine, risultano poco leggibili perché “inghiottiti” dalla rilegatura.

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A proposito di contenuti, anch’essi ovviamente sono stati riformulati sulla base della nuova filosofia editoriale e – aggiungerei – coerentemente con le trasformazioni avvenute nell’ambiente negli ultimi anni. Dopo edizioni in cui i numeri di birre e birrifici censiti sono aumentati costantemente, questa volta la redazione ha preferito orientarsi verso una maggiore selettività. Così le aziende raccontate sono ora 387 (circa 200 in meno rispetto al 2019) e le birre recensite 1.866 (circa il 30% in meno rispetto al 2019). Apparentemente questa scelta potrebbe apparire controcorrente rispetto alle tendenze del settore, in cui il numero dei birrifici (e dunque delle birre) continua a crescere di anno in anno; tuttavia proprio per questa ragione si è preferito limitare l’elenco dei “meritevoli” con l’evidente intento di fornire informazioni più mirate – e dunque semplificare la lettura.

Il processo di razionalizzazione ha anche coinvolto i riconoscimenti a birre e birrifici. Fino alla scorsa edizione valeva una sorta di selezione per “specializzazione”: i prodotti più meritevoli erano divisi in “birre slow”, “birre quotidiane” e “grandi birre”; le aziende più valide in “chiocciole”, “bottiglie” e “fusti”. I nuovi criteri di giudizio hanno ridotto la parcellizzazione dei riconoscimenti prevedendone due per le birre e altrettanti per i birrifici: in entrambi i casi troviamo le “eccellenze” (birre o birrifici particolarmente degni di nota) e le “chiocciole” (birre e birrifici che oltre a essere di alto livello, incarnano la filosofia Slow Food). Questa semplificazione però non si è rispecchiata a livello numerico, poiché i riconoscimenti nel complesso sono sempre moltissimi: poco più di un centinaio per i birrifici, quasi 500 per le birre. In particolare siamo in linea con i dati dell’edizione 2019, a fronte però di un 30%-35% in meno di aziende e prodotti recensiti: il problema rilevato due anni fa – cioè di un “annacquamento” dei riconoscimenti a causa della loro abbondanza – non si può dire superato, bensì acuito. Personalmente poi permangono dei dubbi sulla concezione stessa dei riconoscimenti e in particolare sulla suddivisione in due tipologie degli stessi: se la guida è prodotta da Slow Food secondo i propri criteri, che senso ha ribadire che alcune menzioni di qualità sono in linea con la sua filosofia? Lo trovo ridondante e causa di confusione per il lettore. Come avrete capito dubito che, per come sono stati riformulati, i riconoscimenti contribuiscano a quella semplificazione ottenuta invece dagli altri aspetti della guida.

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Un’altra grande novità dell’edizione 2021 è la presenza di circa 600 indirizzi dove acquistare o consumare birra artigianale: una validissima selezione di pub, birrerie, beershop e altre attività commerciali. È una sorta di esperimento, un tentativo certamente apprezzabile di fornire al lettore informazioni utili aggiuntive. Il “freddo” elenco che ne risulta, suddiviso per regioni come i birrifici, può sembrare quasi dissonante rispetto alla ricchezza della narrazione offerta dalle altre sezioni dell’opera. Tuttavia non va dimenticato che, pur in questa forma ancora embrionale, la lista degli indirizzi fornisce una marea di dati interessanti oltre a quelli base: numero di spine e handpump, strutturazione dell’eventuale offerta gastronomica, presenza di parcheggio e posti all’aperto. Da questo punto di vista risulta perfettamente in linea con il resto della guida e conferma il più grande merito della pubblicazione a firma Slow Food Editore: fornire uno spaccato dettagliato e appassionato del mondo della birra artigianale italiana, accompagnandolo con numeri e statistiche estremamente dettagliate.

In definitiva, riesce la Guida alle birre d’Italia a raggiungere lo scopo di maggiore semplicità di fruizione rispetto al passato? In parte sicuramente sì, mentre per altri elementi occorrerà affinare l’impostazione generale. Ma a ben vedere questo aspetto è secondario rispetto ai tanti meriti dell’opera, che non solo rimangono inalterati rispetto alle precedenti edizioni, ma si avvalgono di ulteriori importanti strumenti. Come sempre l’acquisto della guida è consigliato, a meno di non possedere edizioni precedenti: in tal caso, come sempre, è bene valutare se l’aggiornamento vale l’esborso. Se però siete alla ricerca di un pretesto per poter finalmente effettuare un “update” della guida, sappiate che le novità presenti nell’edizione 2021 sono così tante da giustificarne l’acquisto. Nonostante alcune imprecisioni, che è difficile evitare del tutto in un lavoro del genere, nel complesso la pubblicazione di Slow Food Editore si conferma su livelli di assoluta eccellenza.

Guida alle birre d’Italia
A cura di Luca Giaccone ed Eugenio Signoroni
Slow Food Editore
Pagine: 624
Prezzo: 18,50 € (online 15,73 €)

Andrea Turco
Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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