Martedì pomeriggio presso Palazzo Ripetta a Roma è stato presentato l’Annual Report 2025, ossia la consueta analisi di Assobirra sullo stato del mercato birrario in Italia. È una pubblicazione sempre molto attesa, perché fornisce numeri preziosi per capire l’evoluzione del settore. E i numeri parlano purtroppo di un periodo non certo positivo per la birra, con un calo evidente, seppur non drastico, di tutte le voci statistiche. Ciò che è peggio, tuttavia, è che la tendenza non sembra dipendere solo da circostante temporanee – l’instabilità internazionale, l’inflazione, la perdita del potere d’acquisto delle famiglie – ma anche da fenomeni più profondi e di ampio respiro, come il cambiamento nelle abitudini dei consumatori. Ieri per la prima volta si è parlato dell’invecchiamento dei bevitori di birra, un concetto che fino a oggi era stato avanzato solo per il comparto artigianale.
Per fortuna ci sono anche elementi confortanti. Innanzitutto, come accennato, il calo c’è stato ma non è stato così pesante come si sarebbe potuto temere. Come vedremo, ad esempio, i consumi pro capite sono molto più alti rispetto al periodo pre-pandemico. In secondo luogo i primi dati del 2026 appaiono abbastanza positivi: se non si può parlare di inversione di tendenza, quantomeno sembrano suggerire un deciso rallentamento dell’emorragia. Staremo a vedere a tempo debito. Terzo elemento: il settore sembra pronto a rispondere alle difficoltà con innovazione e nuove idee, piuttosto che destinato ad abbandonarsi alla depressione. Ovviamente sono briciole in un contesto nel complesso negativo, ma al momento dobbiamo accontentarci.
Produzione, consumi, bilancia commerciale
Entrando nel dettaglio dei numeri, il primo dato caratterizzato dal segno meno è quello relativo alla produzione: nel 2025 si è fermata a 16,8 milioni di ettolitri, ossia -2,5% rispetto al 2024. Escludendo il periodo della pandemia, per trovare cifre simili occorre tornare al 2018, quando però la tendenza nel lungo termine andava in tutt’altra direzione. Anche i consumi nel 2025 sono scesi del 2,5% rispetto ai dodici mesi precedenti, fermandosi a poco più di 21 milioni di ettolitri. Restano comunque abbondantemente sopra il limite simbolico dei 20 milioni di ettolitri, che in Italia superammo in maniera stabile solo a partire dal 2018. Ancora in forte ribasso sia l’export che l’import, calati rispettivamente del 6% e del 3,8%, con variazioni negative meno spiccate rispetto al 2024, ma comunque pesanti.
Consumi pro capite di birra
Ovviamente sono scesi anche i consumi pro capite, un dato statistico che leggiamo sempre con molto interesse. Secondo l’Annual Report (che è disponibile in formato integrale in pdf) nel 2025 sono stati bevuti 35,9 litri di birra a persona, cioè quasi un litro in meno rispetto al 2024 (36,8). È un calo non indifferente, sebbene questa voce – come altre del documento – vengano spesso riviste al rialzo nei mesi successivi. Perciò è probabile che alla fine i consumi pro capite reale siano qualche decimo di percentuale più alti, evitando quantomeno di scendere sotto la soglia dei 36 litri a persona. Se restiamo però ai numeri di oggi, anche qui parliamo di una variazione di quasi 2,5 punti percentuale. Un dato non certo incoraggiante, per usare un eufemismo.
La birra artigianale
In tutto questo il segmento della birra artigianale ha registrato dati in linea con il 2024, mostrando quindi una capacità di tenuta superiore al resto del settore. Il numero dei birrifici è rimasto pressoché invariato (1008 aziende contro le 1007 dell’anno precedente), così come la produzione complessiva (470.000 hl contro 480.000 hl) e la fetta di mercato (2,2% contro 2,3%). Interessante è stata la crescita degli addetti (3.120 vs 3.020), che lascia presupporre che è in atto una maggiore strutturazione aziendale, sebbene proceda a un ritmo molto lento. Come sempre ricordiamo che sono numeri da prendere con le pinze, perché il segmento artigianale in Italia soffre sempre della difficoltà di rilevazioni attendibili fino in fondo.
Il segmento NoLo
L’unica voce in controtendenza di tutto l’Annual Report è quella relativo alle birre analcoliche o a bassa gradazione alcolica – decidete voi se è un dato confortante o ulteriormente deprimente. Se fino al 2024 la narrazione del loro boom non era stata suffragata dai numeri – la fetta di mercato si era attestata poco sopra al 2%, quasi la stessa del 2016 – nel 2025 l’incremento è stato piuttosto evidente. Il segmento ha sfiorato il 4% del mercato (3,89% per la precisione) e ora sta cominciando a diventare un fattore impattante al di là dei racconti che ne fanno i reparti marketing delle multinazionali. È un fenomeno destinato a crescere ancora? Difficile dirlo ed è comprensibile che molti osservatori nutrano perplessità in merito. Però intanto parliamo di una nicchia che ormai pesa quasi il doppio della birra artigianale. In termini di segmentazioni bisogna notare la crisi delle birre speciali, che in un quinquennio sono passate dal 17,28% del mercato al 12,77%.
Consumi fuori casa
Per concludere in bellezza, anche i consumi fuori casa hanno registrato un dato negativo, mostrando una netta inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni. Nel 2025 si sono attestati al 36,5%, dopo che nel 2024 erano arrivati al 38,5%. Su questa voce statistica sicuramente pesa l’erosione del potere d’acquisto delle famiglie, ma anche un probabile cambiamento nelle abitudini dei consumatori, sia nella fascia più giovane, sempre meno attratta dalle bevande alcoliche, sia in quella più matura, che forse sta mostrando un calo di interesse (o di possibilità) nei confronti dei consumi fuori casa. L’aumento dei prezzi sta senza dubbio pesando anche in tal senso.
Conclusioni
Proprio sui consumi fuori casa Assobirra ha mostrato parecchio interesse durante la presentazione dell’Annual Report. Nonostante i dati in calo, l’associazione ha più volte auspicato che nella prossima Legge di Bilancio siano inserite agevolazioni per facilitare i consumi di “birra alla spina”. Al momento è solo un’idea non supportata da progetti concreti, ma se ci saranno evoluzioni in merito torneremo pesantemente sull’argomento. Siamo infatti convinti che quel canale è strategico per la birra artigianale e i microbirrifici non dovranno essere esclusi da un discorso del genere, bensì rappresentare i principali beneficiari di eventuali interventi legislativi.
Per il resto la situazione non è certo delle più rosee. Rispetto al 2023, quando tutte le voci statistiche erano calate del 5%, il 2025 è stato sicuramente meno negativo. Chi si aspettava però una fine della tendenza al ribasso si è dovuto purtroppo ricredere. Il freno potrebbe arrivare nell’anno in corso, purché però non ci siano ulteriori scossoni a livello internazionale e le situazioni attualmente aperte trovino una soluzione in tempi brevi.
Chiudiamo con le dichiarazioni di Federico Sannella, presidente di Assobirra:
I dati confermano che il comparto birrario italiano sta attraversando una fase di resilienza, seppur non priva di ostacoli e dentro uno scenario economico complesso, segnato da stagnazione dei consumi, pressione sul potere d’acquisto e cambiamenti profondi nei comportamenti delle famiglie. In questo contesto, la birra continua a esprimere un valore rilevante perché intercetta bisogni, occasioni e stili di consumo diversi, mantenendo una forte accessibilità e una presenza trasversale nei momenti del consumo quotidiano e fuori casa.
Per continuare a crescere, oggi serve un salto di qualità collettivo: fare sistema, rafforzare la filiera, sostenere il rilancio dell’Horeca, accompagnare gli investimenti in innovazione e sostenibilità e creare un quadro più favorevole alla competitività delle imprese. La birra può continuare a dare molto al Paese, ma ha bisogno di una visione industriale chiara e di un’alleanza stabile tra imprese, filiera e istituzioni. […] È il momento di investire su leve decisive, a partire dalla competitività della filiera, passando per fiscalità più equa, rilancio del canale Horeca, efficienza produttiva, digitalizzazione e sostenibilità ambientale ed energetica. Ma serve guardare anche e soprattutto al capitale umano: attrarre, trattenere e valorizzare i talenti, potenziare le competenze legate all’innovazione e alla transizione ecologica.
Il settore birrario può essere un laboratorio virtuoso, capace di coniugare crescita industriale, sviluppo del territorio e responsabilità sociale. Ma per farlo servono condizioni favorevoli e un impegno sistemico che coinvolga collettivamente imprese, associazioni e istituzioni. Solo così potremo consolidare le basi poste e affrontare con strumenti adeguati le sfide che ci attendono.










