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5 tipologie per convertire alla birra artigianale anche i palati più ostici

Uno degli obiettivi più gratificanti per un appassionato è riuscire a coinvolgere nel suo interesse altre persone. Questo è tanto più vero per la birra artigianale, dove i proseliti si traducono spesso in un tentativo di conversione radicale: convincere i nostri interlocutori ad abbandonare gli insipidi prodotti industriali a favore delle creazioni dei microbirrifici. Per fortuna il gusto e il carattere delle birre di qualità rendono questo compito meno complicato, ma non sempre ci interfacciamo con soggetti ben disposti a compiere la svolta. In questi casi quasi sempre la risposta che riceviamo è “a me la birra non piace”, derivante da una conoscenza limitata del mondo brassicolo. E serve a poco spiegare che esistono tanti stili diversi: anni di consumo di birre industriali hanno creato una sorta di dannoso pregiudizio. Come comportarsi in questo caso?

Invece che insistere con spiegazioni destinate a fallire, tanto vale passare direttamente alla pratica, proponendo qualche assaggio. Per i consumatori abituali di birra industriale può essere vincente approcciare quella artigianale un passo alla volta, cominciando magari da una buona Pils per poi procedere oltre. Ma qui le abitudini sono ben diverse e un avvicinamento per gradi non farebbe altro che confermare tutti i pregiudizi del nostro interlocutore. Tanto vale suggerire allora con un assaggio completamente diverso dagli standard: qualcosa di gustativamente deflagrante e capace di disintegrare in un attimo ogni preconcetto. È una strategia che spesso funziona e che riesce bene con alcuni stili brassicoli, di cui il seguente elenco può essere un buon riferimento.

Gueuze e Lambic

Gli stili probabilmente più “difficili” in assoluto possono paradossalmente rappresentare una porta di accesso alternativa al mondo della birra artigianale. La spiccata acidità e la caratterizzazione organolettica non certo ortodossa rendono queste birre qualcosa di unico e assolutamente spiazzante per qualsiasi palato. E proprio per questo può piacere a chi non ama la birra in termini assoluti. Può dunque verificarsi la curiosa situazione per cui un non consumatore di birra si ritrovi a bere con costanza e piacere diverse Gueuze. Questo primo approccio sarà un modo per sensibilizzare la sua attenzione verso la varietà dell’arte brassicola e rivelargli, nel modo più incisivo possibile, quante sfumature si nascondono dietro al termine “birra”. Talvolta le Gueuze sono anche gli stili di accesso per chi viene dal mondo del vino e guarda con sospetto e sdegno (atteggiamento destinato in seguito a scomparire) alla nostra amata bevanda.

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Blanche

Al contrario di quello che molti pensano, non ritengo che le Blanche siano uno stile apprezzato quasi esclusivamente dalle donne – anche perché a me piacciono molto 🙂 . Tuttavia rappresentano forse una delle tipologie con cui le donne approcciano più facilmente il mondo della birra artigianale. A pensarci bene le tipiche “bianche” della Vallonia hanno infatti un gusto molto particolare: dolce ma anche acidulo, decisamente fruttato e con una vena speziata riconoscibile e particolare, soprattutto per i palati dei neofiti. Sono birre facilmente bevibili ma anche con un ventaglio aromatico complesso e profondo. In altre parole, incarnano perfettamente quella totale rottura con i prodotti delle multinazionali che vogliamo ricercare con i non amanti della birra.

Double IPA

Se nei Lambic il gusto acido è un carattere totalmente dirompente e per questo talvolta capace di attirare palati poco “birrofili”, lo stesso si può affermare per l’amaro. Non raramente può capitare che l’interlocutore che ci confida di non amare la birra giustifichi questa presa di posizione affermando che è “troppo amara”. È impossibile non sorridere di fronte a una simile affermazione, perché sappiamo benissimo che i prodotti delle multinazionali tendono invece al dolce. Allora probabilmente la persona non ha problemi con l’amaro, ma – cosa ben più comprensibile – col gusto sciatto della birre industriali. Paradossalmente può allora essere vincente indirizzarsi su uno stile amarissimo come una Double IPA, per tentare un approccio estremo con un gusto che probabilmente sarà totalmente rivalutato.

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Birre affinate in legno

L’idea di una birra maturata in botti di legno stuzzica già di per sé la curiosità del neofita, se poi ci aggiungiamo il gusto assolutamente insolito di queste produzioni allora il colpo di fulmine può arrivare facilmente. Trend emergente di cui l’Italia è uno degli alfieri a livello internazionale, gli affinamenti in legno possono davvero rivelarsi la carta vincente per chi dichiara di non amare la birra. Un discorso analogo possiamo farlo per le birre con mosto d’uva.

Rauchbier

Le birre affumicate si assestano in una posizione trasversale: alcuni appassionati le odiano e altri le amano visceralmente, allo stesso modo alcuni neofiti le rifiutano con tutta la forza mentre altri le trovano quantomeno interessanti. In quest’ultimo caso non è quindi impossibile che il passaggio successivo si compia in modo naturale, incuriosendo il bevitore ateo e trasformando una Rauchbier in una porta d’accesso secondaria al mondo della birra artigianale.

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Vi è mai capitato di convertire un neofita con birre inusuali? Inserireste altre tipologie a quelle qui elencate?

Andrea Turco
Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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10 Commenti

  1. A me di convertire un neofita non interessa proprio nulla. Al massimo, davanti ad un bancone, m’è capitato di intervenire dopo aver ascoltato qualche grossa castroneria birraria. Se uno vuole avvicinarsi alla birra artigianale, deve iniziare e seguire da solo il suo percorso, senza che nessuno lo “costringa” con bizzarri stratagemmi.

  2. Ma suggerire Gueuze e Lambic a chi non ha mai bevuto birre diverse dalle lager, credo che nella maggior parte dei casi farebbe scappare il tizio di turno 😀

  3. Ciao, è la prima volta che intervengo; per esperienza personale, devo dire che gueuze e lambic sono ottime con persone che non amano la birra o non la bevono proprio. Per esempio la mia compagna che credo non abbia bevuto più di un litro di birra ‘standard’ in tutta la sua vita, da quando le ho fatto provare Cantillon e Rodenbach non perde occasione per godersi una kriek o una flemish red.

    Quello che invece trovo sempre faticosissimo è convincere della qualità di gueuze e lambic forti bevitori tradizionali (per chiarezza, bevitori di ogni genere di stile ad alta o bassa fermentazione sia in versione industriale che artigianale e che sanno distinguere la qualità quando se la trovano nel bicchiere)

    • Ciao Andrea, benvenuto. Sì in effetti le acide spesso sono apprezzate da chi non è bevitore di birra. Il tuo prossimo obiettivo è convincere la tua compagna a bere anche qualcosa di più “normale” 😉

  4. Mia moglie, bevitrice di birra industriale chiara e stop, si è dovuta sorbire la mia preparazione per il corso adb, in questo coinvolgimento sono state apprezzate, gueuze (mo ne berrebbe a litri) e belgian strong dark ale.

    di contro devo dire che ad una festa organizzata la birra che è andata di più è stata una pale ale, leggermente fruttata e leggermente amara, diversa si dalle solite industriali ma sicuramente non eclatante!!!!

    ciao

  5. Tra amici e conoscenti , ho visto un sacco di cultori della “media bionda normale” passare dall’ altra parte grazie alla Punk Ipa.

    Un mio amico, tra l’altro non bevitore di birra, invece con mia sorpresa, ha apprezzato tutti gli stili sour che gli ho proposto d’assaggiare, con predilezione per la rodenbach gran cru.
    Tornando on topic, secondo me il bevitore “non craft” va traghettato con birre non esageratamente spinte in sapori o profumi, che abbiano un corrispettivo non artigianale da cui partire..Ad esempio con le pils: ad uno che ha sempre bevuto Beck’s, non proporrei subito tipopils o czeck norris, partirei da una buona “micro” tedesca, come Schonramer oppure Rothaus, o al limite anche Hirter.

  6. Sarà l’unico commento che farò. Non bevo birra, perchè amara. Le poche bottiglie bevute sono quelle di B.. Spencer. Non so se potevo scrivere il nome. Cosa consigliate per iniziare, tenendo presente, che vivo al sud, in un piccolo paese, e quindi, con poche possibilità di comprare, volendo potreste suggerirmi qualche sito di vendita online. Grazie.

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