
Ieri, esattamente tre anni fa, apriva per la prima volta al pubblico l’Open Baladin di Roma, presentandosi con un impatto clamoroso all’intera comunità birraria nazionale. Quello capitolino non fu il primo Open in Italia – in precedenza c’era stata l’esperienza del numero “zero” a Cinzano – ma sicuramente quello che mostrò al meglio tutte le sconfinate potenzialità del progetto di partenza. Sabato scorso si è celebrato il terzo compleanno del locale, con una festa che ha segnato la chiusura di un triennio pieno di soddisfazioni: un luogo nato per stabilire un nuovo concetto di birreria, riuscendoci alla grande. Questo percorso è stato possibile grazie all’intuizione di chi vi è coinvolto in prima persona (in primis Teo Musso e Leonardo Di Vincenzo), capace di sfornare una formula vincente in una scena birraria già ampiamente inflazionata come quella romana.









