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Il Birrificio Italiano cerca un aiuto birraio full time

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Cercasi birrificio artigianale in Veneto

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Vendesi Sala Cotte da 5 hL e attrezzatura specialistica

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Ecco le nuove birre italiane: novità da Toccalmatto, Civale, Free Lions e Kashmir

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Con la crescente attenzione dei birrifici italiani nel pubblicizzare le loro nuove creazione – o quantomeno nell’informare i clienti del loro lancio – i post come quello di oggi si sono moltiplicati vistosamente negli ultimi tempi. Fenomeno senza dubbio positivo, che da un lato dimostra una maggiore sensibilità dei produttori a questo aspetto della comunicazione, dall’altro permette agli appassionati di restare aggiornati sulle ultime novità del settore. Che, nel caso dell’articolo odierno, non sono certo poche. Partiamo a tutta velocità allora con l’ultima nata in casa Toccalmatto: si tratta della Uber Pils, realizzata in collaborazione con Ryan Witter-Merithew della danese Fano Bryghus, già disponibile da alcune settimane.

Matteo cerca un impiego in un birrificio

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Matteo Fregonese è laureato al triennio di Scienze e Tecnologie Alimentari presso l’Università di Udine. Ha svolto il tirocinio e la tesi di laurea con il prof. Stefano Buiatti, svolgendo un lavoro sulla stabilità colloidale e la filtrazione di alcune birre autoprodotte con l’impianto pilota di cui dispone l’Università. È intenzionato ad entrare nel mondo del lavoro e cerca un impiego in un birrificio come assistente e aiuto mastro birraio data la sua scarsa esperienza pratica.

Abbinamenti birra e pesce: cronaca di una cena a tema

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Crudo di pesce abbinato a Equilibrista

Allora, io questa la cosa la ammetto con candore, come ho fatto anche lunedì scorso al corso ADB: a me gli abbinamenti cibo e birra intrigano poco. O meglio, li capisco fino a un certo punto e spesso ho difficoltà a immaginarmi un piatto da associare a una birra – mentre mi rimane più facile il contrario. Non che non mi piaccia la buona cucina, sia chiaro: d’altra parte il crescente profilo della mia panza è lì a testimoniarlo 😛 . Però ho questa lacuna e in quanto tale cerco, quando possibile, di colmarla. In tal senso la serata di ieri alla Bodega di Grottaferrata (RM) è stata molto interessante, perché ha proposto degli abbinamenti che raramente vengono approfonditi: quelli cioè tra pesce e birra. Ad accompagnare i piatti del ristorante c’erano le birra di Birra del Borgo, proposte da Marco Valente della Taberna di Palestrina.

Di “chilometro zero” e di altri concetti modaioli legati alla birra

Uno dei primi concetti che si apprendono quando si iniziano a conoscere le produzioni artigianali è che il mondo della birra è pieno di falsi miti e cattive abitudini. Se leggete questo blog saprete già che una birra non va servita ghiacciata, che la schiuma gioca un ruolo fondamentale (e quindi deve esserci), che non ha senso ordinare una birra in base al suo colore. L’elenco è ancora lungo e può essere considerato come una lista di “comandamenti al contrario” che chi si avvicina al settore impara a conoscere a memoria. Negli ultimi anni tuttavia si sono sviluppati intorno alla birra artigianale dei concetti fuorvianti, di cui molti birrifici si sono appropriati (in modo più o meno strumentale) per cavalcare le mode del momento. Mi riferisco a tendenze quali quelle del “chilometro zero” o dello “sviluppo sostenibile”, associate spesso con troppa superficialità alla birra. Non sono sbagliate in partenza, ma richiedono un approfondimento per capire cosa davvero significhino nella produzione brassicola.

Vecchia Orsa vende il suo impianto da 170 litri

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Attenzione: l’impianto è stato venduto.

Il birrificio Vecchia Orsa vende il suo impianto produttivo da 170 litri, comprensivo di ammostatore, filtro, polmone filtro (permette di effettuare più cotte consecutive evitando i tempi morti che intercorrono tra la fase di bollitura e quella di filtrazione), bollitore e whirpool, piastra multiway, pompa centrifuga a girante aperta, accumula acqua osmotizzata, accumulo acqua calda, quadro elettrico, scambiatore di calore, iniettore di ossigeno, misuratore di portata, due serbatoi di fermentazione da 500 l, quattro serbatoi di maturazione da 200 l.

Oro per gli italiani Birradamare e Kamun al Brussels Beer Challenge

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Nella giornata di ieri sono stati resi noti i risultati del Brussels Beer Challenge, che – diciamolo subito – ha riservato grandi soddisfazioni ai nostri birrifici. Si tratta di un contest birrario internazionale alla sua prima edizione, ma partito subito in pompa magna in termini di produttori partecipanti e formazione della giuria – tra gli italiani c’erano anche Kuaska e Maurizio Maestrelli. La nascita di questo ennesimo concorso dimostra quanto certe iniziative siano un affare tanto per chi le organizza, quanto per chi vi partecipa (vincendo): per molti birrifici rappresentano una vetrina importante, dettaglio non passato certo inosservato ad alcuni distributori e associazioni di categoria, che vi stanno puntando con decisione. Ottenendo di riflesso pubblicità quando un proprio “protetto” ottiene risultati.

Nasce A.BI. Campania: i birrifici della regione si consorziano (con l’aiuto di Assobirra)

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L'evento di presentazione di A.BI. Campania (foto: Slow Sud)

Il Salone del Gusto appena concluso è stato animato da tantissime novità, molte delle quali hanno riguardato la birra. Tra queste è forse passato inosservato il battesimo dell’A.BI. Campania, che si è tenuto giovedì 25 ottobre presso lo stand della Regione Campania. Si tratta di un’associazione che riunisce i microbirrifici locali, nata con l’obiettivo di “rafforzare la filiera della birra e valorizzare la promozione del territorio campano”. Se siete lettori assidui, avrete capito che il consorzio è stretto parente dell’A.BI. Lazio, fondato a febbraio 2012. In effetti i protagonisti che lavoreranno a supporto dell’associazione sono più o meno gli stessi, in particolare Assobirra e Coldiretti, oltre a Slow Food Campania. Inoltre l’iniziativa godrà del supporto dell’Assessorato all’agricoltura della Regione Campania. Chiaramente si tratta di un consorzio dal forte carattere politico.

Il successo della birra artigianale sta cambiando il gusto dei neofiti?

Mercoledì scorso sono stato invitato a una degustazione qui a Roma, ospitata dal Cheese & Cheers di Monteverde (mai sperimentato prima, bistrot molto carino) e incentrata sulle birre di Casa Veccia. Era presente il birraio di Ivan Borsato, che ho avuto il piacere di conoscere e che mi ha colpito per quell’invidiabile spirito d’iniziativa imprenditoriale tipico di una certa parte del nord-est italiano. Diversamente dalle degustazioni a cui mi capita di partecipare, in quell’occasione il pubblico era composto esclusivamente da curiosi e gente alle prime armi con la birra artigianale. Tuttavia a un certo punto mi ha colpito il commento di uno dei presenti, che ha elogiato le birre di Ivan più o meno in questo modo:

Solitamente quando bevo birre artigianali mi piacciono, ma a mio gusto hanno troppi aromi. Le tue invece sono pur sempre complesse, ma ogni “cosa” è al posto giusto.

La mappatura del genoma dell’orzo per una birra migliore. Sarà vero?

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Se seguite assiduamente Cronache di Birra, non vi sarà sfuggita la sfilza di commenti seguiti al post riguardante le ripercussioni della futura legge di stabilità. In realtà gran parte degli interventi si sono concentrati su un argomento diverso e solo marginalmente collegato a quello di partenza: gli OGM. Sì proprio loro, gli organismi geneticamente modificati, che di tanto in tanto tornano sotto l’occhio d’ingrandimento dell’opinione pubblica. Proprio mentre il dibattito imperversava su queste pagine, contemporaneamente arrivava la notizia, rilanciata dal Corriere della Sera, della definitiva mappatura del genoma dell’orzo da parte di un team di ricerca britannico. Con un’immediata e diretta conseguenza: la promessa di una birra migliore. Ma sarà veramente così?

Alessandro cerca un impianto professionale usato

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Alessandro è alla ricerca di un impianto usato da 150/300 lt,  eventualmente fornito anche di fermentatori. Se siete interessati potete contattarlo all’indirizzo [email protected].

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