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Chimico e mastro birraio senior con esperienza ventennale cerca un impiego in un birrificio italiano

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I riconoscimenti a birre e birrifici della Guida alle birre d’Italia 2023 di Slow Food

Sin dalla sua prima edizione la Guida alle birre d’Italia di Slow Food ha offerto una visione approfondita della birra artigianale nel nostro paese. Tra i tanti meriti di ascrivere a questa pubblicazione c’è la volontà di migliorarsi di volta in volta, introducendo innovazioni e aggiustamenti che non solo permettono di affinare l’opera nel suo insieme, ma anche di restare al passo coi tempi in un mercato in veloce evoluzione. Da oggi è disponibile l’edizione 2023 della guida che, oltre a raccontare quasi 500 birrifici e oltre 2.500 birre, come sempre assegna dei riconoscimenti ai produttori e alle loro creazioni. I primi sono attribuiti con gli stessi criteri dell’ultima volta: i birrifici più meritevoli sono indicati con la chiocciola (aziende non solo pregevoli, ma che incarnano i valori di Slow Food) o con il bollino di eccellenza; le birre con la dicitura “etichetta imperdibile”. In quest’ultimo caso c’è dunque una novità, perché non sussiste più la differenza tra birre slow e imperdibili, bensì un solo riconoscimento. La semplificazione però è bilanciata da creazione di “liste”, in cui le stesse birre sono divise: ci sono quelle iconiche, quelle buone per ogni occasione, quelle per le occasioni importanti, ecc. Analizzeremo tutte queste innovazioni in un futuro articolo, intanto oggi possiamo riportare l’elenco completo dei riconoscimenti.

Concorsi e non solo: l’inarrestabile ascesa dei birrifici del Centro Italia

Come forse saprete il movimento italiano della birra artigianale cominciò a svilupparsi nella seconda metà degli anni ’90. Per molto tempo il suo baricentro fu decisamente spostato sul Nord Italia: una peculiarità quasi ovvia considerando la storia della bevanda nel nostro paese e l’influenza delle nazioni birrarie confinanti. Con il passare del tempo il fenomeno crebbe in maniera più omogenea, raggiungendo tutte le regioni italiane, eppure il Settentrione mantenne un ruolo privilegiato. Ancora oggi è quella la parte d’Italia dove si concentra il maggior numero di birrifici artigianali e se dovessimo individuare la migliore regione per quantità e qualità dei suoi produttori, probabilmente indicheremmo la Lombardia. Ciononostante negli ultimi anni è diventata evidente la rapida crescita brassicola del Centro Italia, dimostrata non solo dalla comparsa di tanti validi birrifici, ma anche da una serie impressionante di risultati in concorsi birrari di ogni genere. Spesso nelle nostre analisi abbiamo accennato a questo elemento, ma ora è giunto il momento di approfondirlo.

Nuove birre da Alder, Podere La Berta, War, Carrobiolo, Luckybrews + Birra OV e Sorio

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Ormai da anni per Cronache di Birra il martedì è il giorno deputato alle panoramiche sulle nuove birre italiane. Oggi non faremo eccezioni, partendo subito a spron battuto con due novità provenienti dal birrificio Alder di Seregno (MB). La prima si chiama Greg (6,5%) ed è una Saison realizzata nel solco della tradizione belga: grist composto da malto Pils e un pizzico di frumento maltato, classico lievito Saison, luppoli continentali (Saaz e Mittelfruh) e l’immancabile (almeno per molte birre del Belgio) zucchero candido. Come da copione, il risultato è una birra secca e dal profilo discretamente complesso, in cui convivono le note fenoliche del lievito (spezie, pepe) e quelle erbacee e floreali dei luppoli. Qualche giorno prima della Greg è stata annunciata la Good Mood (5,1%), una Pale Ale di stampo hazy, realizzata con malti inglesi e tedeschi, avena maltata, lievito inglese e una luppolatura con Mosaic (anche in formato Cryo), usato per un doppio dry hopping. Il “buon umore” è quello che stiamo sperimentando in un periodo in cui molte delle restrizioni legate alla pandemia sono state superate.

L’americano Spencer chiude i battenti: era l’unico birrificio trappista fuori dall’Europa

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Sabato scorso, con uno scarno messaggio su Facebook, il birrificio americano Spencer ha annunciato la sua chiusura. Negli ultimi mesi diversi produttori statunitensi hanno cessato la propria attività, soprattutto a causa della pandemia, ma in questo caso però la notizia fa abbastanza scalpore perché Spencer non è un birrificio come tutti gli altri: rappresenta infatti l’unico trappista operante fuori dall’Europa, aperto nel 2013 in Massachussets, all’interno dell’Abbazia di St. Joseph. Dal rilascio della prima birra, la Trappist Ale, le cose per Spencer erano proseguite in maniera apparentemente positiva, con il rilascio di tanti prodotti diversi e alcune collaborazioni. L’annuncio dunque è stato accolto con una certa sorpresa nell’ambiente e solleva qualche perplessità sull’effettivo stato di salute del mondo della birra trappista. Un mondo rimasto uguale a se stesso per decenni, ma che negli ultimi tempi ha mostrato un’evoluzione davvero repentina, sotto tutti i punti di vista.

Prossimi eventi birrari a Bologna, Roma, Isernia e Bolzano

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Oggi in alcune parti d’Italia stiamo vivendo un anticipo d’estate, dunque quale migliore occasione per tornare ad occuparci di eventi birrari? Nel pezzo odierno ne segnaliamo quattro, ben distribuiti su tutto il territorio nazionale. Partiamo da Bolzano, dove stasera comincia Beer Craft, grande manifestazione con tanti birrifici altoatesini, ma anche del resto d’Italia e d’Europa. Domani invece prenderà il via a Isernia il festival Attacca la spina, con soli birrifici molisani, mentre il weekend successivo si terranno due importanti manifestazioni a Roma e Bologna: giovedì 19 partirà lo Spring Beer Festival presso la capitolina Città dell’Altra Economia, il giorno successivo inizierà l’edizione 2022 di Birrai Eretici nel capoluogo emiliano. Buone bevute a tutti!

Il birrificio Baladin aderisce a “Brewers against war” per sostenere i profughi ucraini

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Nelle scorse settimane su Cronache di Birra abbiamo segnalato alcune iniziative brassicole a sostegno della popolazione ucraina. Nelle scorse ore il birrificio Baladin ha annunciato la sua adesione al progetto Brewers against war, un marchio che i birrai ucraini hanno realizzato per i colleghi di tutto il mondo, al fine di lanciare un messaggio di solidarietà. Il birrificio piemontese ha deciso di applicare l’adesivo di colore giallo e blu su 500 bottiglie di birra Nazionale, che sono in vendita sull’ecommerce dell’azienda a partire da oggi. L’intero ricavato delle bottiglie sarà devoluto a due fondazioni, Specchio dei tempi e Specchio d’Italia, per supportare lo sviluppo di “Villaggio Specchio”, un campo profughi di 1.500 mq allestito in tempo di record a Cernivci, località ucraina situata a 30 chilometri dal confine con la Romania.

Solo un bronzo alla World Beer Cup: l’Italia conferma le sue apparenti difficoltà nel concorso americano

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Il periodo primaverile è in genere molto vivace in tema di concorsi birrari. La settimana passata abbiamo scritto dei risultati di Birra dell’anno, mentre a inizio aprile avevamo raccontato l’ottima prestazione dei birrifici italiani al Barcelona Beer Challenge. In realtà negli scorsi giorni sono stati svelati anche i podi della World Beer Cup, che da molti è considerato il più importante contest birrario in assoluto. Organizzato ogni due anni dalla Brewers Association in una città sempre diversa degli Stati Uniti, l’edizione 2022 si è contraddistinta per la presenza di oltre 10.000 birre da tutto il mondo, divise in 103 categorie e valutate da 226 giudici internazionali (di cui 5 italiani). Nonostante i numeri straordinari e il prestigio del concorso, qui su Cronache di Birra non siamo stati ansiosi di riportare i risultati della World Beer Cup, per un motivo ben preciso: ancora una volta la prestazione dei birrifici italiani è stata ampiamente sottotono. L’Italia ha infatti conquistato una sola medaglia, peraltro del metallo meno nobile, confermando una tendenza che esiste da sempre e che curiosamente è in totale controtendenza rispetto ai contest europei.

Nuove birre da Sieman, Altotevere, Vento Forte, Canediguerra, Antikorpo + The Wall e Kashmir

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Quella delle fermentazioni non convenzionali è una nicchia produttiva in forte crescita, tanto che su Formazione Birra le abbiamo dedicato un’iniziativa ad hoc, strutturata in 3 lezioni. In questa ampia definizione rientrano produzioni di diversa natura, il cui estremo più radicale è rappresentato dalle fermentazioni spontanee, di cui il Lambic belga è l’espressione più antica e genuina. Ed è proprio a quell’affascinante mondo che si ispirano le due ambiziose novità di Sieman, birrificio che da sempre ha strizzato l’occhio a un certo modo di intendere la birra. La Secondo Noi (5,9%) è la base, realizzata nel rispetto delle tradizioni del Pajottenland: turbid mash, luppoli suranné, lunga bollitura, raffreddamento naturale in coolship, fermentazione e maturazione in botti di rovere per 24 mesi. La stessa birra è poi utilizzata per ottenere la Rive Rosse (7,7%), impreziosita dall’aggiunta delle migliori uve Tai Rosso di Sieman (che, ricordiamolo, è anche produttore di vini). Le due birre sono già disponibili e sarà sicuramente interessante confrontarle con il vero Lambic e i suoi derivati.

Lichtenhainer e Grodziskie: come i nostri birrifici interpretano questi stili

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Circa un anno fa scrivemmo su Cronache di birra di come ormai tanti birrifici italiani si fossero cimentati a riprodurre e approfondire lo stile Gose, alcuni attraverso creazioni stagionali, altri inserendolo nella linea permanente del birrificio, sfruttandone la straordinaria versatilità. Quest’anno invece ho voluto approfondire altri due stili storici molto meno conosciuti, ma che ormai sono divenuti creazioni di alcuni birrifici italiani: Lichtenhainer e Grodziskie. Queste desuete specialità birrarie sono la testimonianza della straordinaria ricchezza della cultura brassicola europea che, a differenza di quello che pensano molti, continua a stupire nonostante la massiccia presenza di mode dettate da oltreoceano.

A fine maggio torna il Master online sulle birre acide di Cronache di Birra

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Quello delle birre acide è un mondo dal grande fascino, che attrae ogni giorno nuovi appassionati. Siamo allora molto contenti di segnalare la nuova edizione (la quarta per la precisione) del nostro Master online sulle birre acide e wild, un’iniziativa che in passato è stata accolta con grande entusiasmo. Il format è quello ormai consolidato: 3 lezioni per affrontare tutte le sfaccettature di una nicchia produttiva sempre meno nicchia, con un approccio approfondito ma allo stesso tempo accessibile a tutti coloro che possiedono delle conoscenze di base in termini di degustazione e cultura birraria. Il master vuole fornire uno strumento per capire meglio le produzioni sour e wild, perché solo in questo modo è possibile apprezzarle fino in fondo e capire come orientarsi tra birre spesso molto distanti dalla nostra idea della bevanda. L’iniziativa partirà il 24 maggio e si terrà tutti i martedì alle 19,00, con una lezione interamente dedicato al Lambic e alla fermentazioni spontanee del Belgio.

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