Uno degli articoli più apprezzati di recente su Cronache di Birra è stato quello pubblicato poco meno di un mese fa, nel quale abbiamo raccontato il nuovo, seppur ancora timido, interesse dei birrifici italiani per gli stili della tradizione ceca. Come spiegato all’epoca, la cultura brassicola della Repubblica Ceca ha nei secoli generato molte tipologie birrarie, che tuttavia sono poco conosciute sia in termini di caratteristiche, sia di proprietà organolettiche. Una delle cause è la sudditanza storica e culturale nei confronti dell’influenza tedesca: gli stili cechi sono spesso accostati a quelli della Germania per effettive similitudini, sebbene esistano alcune sottili differenze. Ecco allora che le scure locali sono considerate alla stregua delle Schwarz o le ambrate non dissimili da Vienna o Dunkel. In realtà però c’è anche un’altra motivazione e cioè la classificazione cervellotica che si è diffusa nel tempo in Repubblica Ceca, tale da non restituire gli elementi caratteristici di ogni tipologia. Mettiamoci poi anche la lingua non certo di facile approccio – gli stili tedeschi al contrario sono rapidamente assimilabili – ed ecco che il quadro è completo. Nell’articolo di oggi cercheremo di mettere un po’ di ordine nella questione.
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