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Chimico e mastro birraio senior con esperienza ventennale cerca un impiego in un birrificio italiano

Sono Alexandru Moisa, Chimico e Mastro Birraio Senior e...

Il Birrificio Legnone (Valtellina) cerca un secondo birraio con esperienza

Il Birrificio Legnone (provincia di Sondrio) è alla ricerca...

Vendesi impianto completo con sala cottura da 10 hL

Vendesi impianto completo per birra artigianale in provincia di...
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Nuove etichette e identità visive: le novità di Elvo, Claterna, Petrognola e St. Bernard

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Una delle cose che è cambiata negli anni a Beer & Food Attraction (e in altre manifestazione del settore) è l’attenzione che i birrifici rivolgono alla propria immagine. Ve ne sarete accorti dalla cura con cui sono allestiti molti stand in fiera, alcuni dei quali raggiungono vette impensabili fino a qualche anno fa. Questa benedetta attenzione si ritrova anche su molte scelte grafiche: non è un caso che sempre più spesso i birrifici italiani decidano di rinnovare la propria identità visiva, sentendo soprattutto la necessità di comunicare queste sclete. Nel pezzo di oggi riassumiamo le novità grafiche di quattro produttori artigianali, avvenute più o meno di recente: uno spaccato che dimostra come ci sia sempre più sensibilità nei confronti di un tema imprescindibile per ogni azienda di successo.

Nuove birre da Baladin, Birra dell’Eremo, PBC, Hammer, Mister B e Sorio

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La scorsa settimana abbiamo dato un’occhiata ad alcune delle tantissime birre inedite presentate a Beer & Food Attraction, senza tuttavia offrire una panoramica completa. Poiché la fiera riminese continuerà fino a domani, oggi torniamo sull’argomento presentando altre novità presenti tra gli stand del padiglione A7. E lo facciamo in maniera inconsueta, partendo cioè da una birra analcolica: quello delle birre no alcohol è un trend che sta cominciando ad affacciarsi timidamente anche nel mondo della birra artigianale italiana, ma se a unirsi al club è un nome importante come Baladin (sito web) allora tutto può succedere. Il birrificio di Piozzo ha infatti presentato la sua Botanic, prodotta con la tecnica dell’arresto della fermentazione e aromatizzata con uno speciale mix di erbe e spezie: coriandolo, genziana, passiflora e oli essenziali di cannabis sativa, oltre chiaramente a luppolo. C’è un grande lavoro tecnico alle spalle, ad esempio per l’estrazione dell’aroma di cannabis sativa è stata utilizzata una tecnica innovativa brevettata dall’italiana Milestone, che si basa sull’utilizzo delle microonde per l’idrodistillazione degli oli essenziali. Il resto degli ingredienti sono tutti italiani, compreso il lievito coltivato nel birrificio che appartiene al normale Saccharomyces cerevisiae. Per saperne di più l’appuntamento è con la Italy Beer Week, quando Teo Musso ci racconterà la genesi della Botanic in uno degli appuntamenti ufficiali online della manifestazione.

La rivincita di Crak e tutti i risultati di Birra dell’anno 2023

Come forse saprete, nella giornata di ieri sono stati proclamati i risultati di Birra dell’anno, il più importante concorso birrario italiano organizzato da Unionbirrai. Il riconoscimento principale è andato al birrificio Crak, che ha conquistato il premio “generale” di Birrificio dell’anno superando gli oltre 300 produttori iscritti al contest. Ci è riuscito grazie al punteggio calcolato sulla base delle medaglie ottenute dalle singole birre: una specie di medagliere finale che serve per assegnare il titolo più prestigioso. Per il birrificio veneto si tratta del secondo trionfo dopo quello del 2018, che arrivò solo qualche anno dopo il debutto del marchio sul mercato. Da allora Crak ne ha fatta di strada e nel frattempo ha compiuto delle scelte commerciali fuori dal coro, che a fronte di vantaggi innegabili hanno provocato una certa freddezza da parte dell’ambiente della birra artigianale. La vittoria di ieri dunque può essere letta come una sorta di rivincita in un concorso in cui ha importanza solo ciò che è presente nel bicchiere, e nient’altro.

Crak Brewery trionfa a Birra dell’anno: migliore birrificio secondo Unionbirrai

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È dunque Crak il miglior birrificio del 2023 secondo lo storico concorso Birra dell’anno. Il produttore veneto ha prevalso su oltre 300 birrifici dopo una splendida cavalcata, grazie al punteggio calcolato sulla base dei riconoscimenti ottenuti con le sue birre nelle 45 categorie previste dall’iniziativa di Unionbirrai. Si tratta di un risultato di grande prestigio per Crak, una sorta di rivincita dopo che qualche anno fa scelse di slegarsi dalle normali dinamiche distributive italiane.

Nuove birre da La Villana, Birrificio del Forte, Muttnik + Bondai, Altotevere e altri

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Come abbiamo spiegato martedì scorso, la fiera Beer & Food Attraction in programma nei prossimi giorni fornirà il pretesto a molti birrifici italiani per presentare nuove birre. Ne consegue una vivacità produttiva con pochi paragoni nel resto dell’anno, tanto da costringerci a tornare sull’argomento novità per la seconda volta nel giro di una settimana. Quali creazioni inedite troverete alla kermesse riminese? Ne citiamo solo alcune, ovviamente, partendo dalla birra al miele del veneto La Villana (sito web), battezzata simpaticamente AlveAle (8,5%). La base è quella di una Belgian Golden Strong Ale a cui viene aggiunto miele di tiglio biologico proveniente dall’azienda Apicoltura BZ di Caldonio (VC). Nonostante l’alta gradazione alcolica risulta bilanciata e facile da bere, con una leggera speziatura fenolica arricchita dal tocco balsamico del miele e una piacevole secchezza che pulisce il palato invogliando al sorso successivo. Il birrificio ne consiglia l’abbinamento sia con  piatti amari come il radicchio di Treviso, sia dolci, sia persino con carne caratterizzata da una buona marezzatura.

La Cassazione respinge il ricorso di Unionbirrai e assolve la Rai: non fu diffamazione

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Vi ricordate il contenzioso tra Rai e Unionbirrai per la fiction “Tutto può succedere”? Era il 2017 e l’associazione dei birrifici artigianali italiani portò in tribunale l’azienda televisiva nazionale, accusandola di aver diffamato l’intero comparto brassicolo durante una puntata del fortunato sceneggiato. Durante una conversazione tra i due protagonisti proprietari di un locale, infatti, veniva criticata la scelta di un loro fornitore di essere passato dalle birre dell’industria a quelle artigianali. “Assaggia bene per favore, dimmi se è potabile questa bevanda” diceva uno, “Fa schifo” rispondeva l’altro, rincarando poi la dose con “Prima c’aveva tutte birre normali, quelle che si trovano… Poi s’è buttato sulle birre artigianali… Vatte a fida’”.  Quasi esattamente due anni dopo arrivò la sentenza del giudice di pace, che obbligò la Rai a risarcire Unionbirrai per un totale di 3.000 euro. Una cifra simbolica, certo, come simbolica tuttavia fu anche la richiesta dell’associazione di categoria. La vicenda però non si concluse lì: il ricorso in appello premiò la Rai e il tribunale obbligò Unionbirrai a sostenere le spese processuali della controparte. Unionbirrai allora si appellò alla Corte di Cassazione, che ora ha deliberato: la Rai non è colpevole di diffamazione.

Il ritorno della birra agricola: rinascita di un fenomeno mai completamente tramontato

Nel settembre del 2010 avvenne una cosa destinata a cambiare per sempre la birra artigianale in Italia. Un semplice decreto ministeriale (il 212/2010) determinò infatti che la birra andasse considerata non alla stregua di una semplice bevanda, ma come un vero e proprio prodotto agricolo. Nonostante possa sembrare una questione di lana caprina, quel cambio di visione trasformò per sempre il panorama brassicolo del nostro paese. Il nuovo status della birra permise ai birrifici agricoli di accedere a diversi benefici, come un più vantaggioso regime fiscale, l’accesso a specifichi fondi europei e sgravi per gli acquisti di macchinari. La novità, arrivata quasi in sordina, creò non poco fermento nell’ambiente: diverse aziende agricole acquistarono macchinari per cominciare a produrre birra, mentre i birrifici già esistenti si ingegnarono per capire come assumere la condizione di “agricoli”. L’eccitazione dell’epoca durò qualche anno, poi cominciò a sgonfiarsi. Sembrava che il fenomeno fosse destinato a rimanere una meteora nell’evoluzione del comparto, senza trasformare radicalmente l’assetto del settore. Invece negli ultimi anni il concetto di “birra agricola” è tornato a essere un fattore.

In UK le birre più vendute sono straniere, ma vengono prodotte in loco (tra cui Birra Moretti)

Qualche giorno fa il sito della BBC ha pubblicato un articolo dal titolo “Magari sarà pure italiana, ma la birra è prodotta in Gran Bretagna”. Il riferimento è a Birra Moretti, marchio di proprietà di Heineken, che rientra nelle 10 birre più vendute nel Regno Unito. Nonostante i suoi richiami all’Italia nel nome e nell’etichetta, la Lager del “baffo” presente sul mercato britannico è brassata direttamente in loco, nello stabilimento di Manchester. Un espediente a cui non ricorre solo il colosso olandese: ben otto birre presenti nella classifica citata poco sopra sono di origine straniera, ma realizzate sul territorio della Gran Bretagna. Birra Moretti è dunque in buona compagnia, insieme a Carling (Canada), Fosters (Australia), Coors (USA), Stella Artois (Belgio), Carlsberg (Danimarca), San Miguel (Filippine) e Amstel (Olanda). Un aspetto che i bevitori quasi sempre ignorano, ma che favorisce diverse riflessioni sul modo in cui le aspettative dei consumatori vengono rispettate, sfociando talvolta nella pubblicità ingannevole.

Diplomato Mastro Birraio (ITS) con esperienza decennale nella ristorazione cerca impiego

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Buongiorno, o sera, sono Roberto. Sono un ex studente del corso ITS di Mastro Birraio. Lo stage l’ho passato nel Birrificio Diciottozerouno, aiutando in birrificio nelle mansioni quotidiane; ma oltre a quello ho un’esperienza di 10 anni nell’ambito della ristorazione, lavorando come aiuto cuoco, cuoco e responsabile di cucina e sala. Di cui, gli ultimi 5 anni passati a studiare e lavorare; completando così il diploma in Tecnico Turistico e il corso biennale ITS Mastro Birraio.

Ho molta voglia di mettermi in gioco e lavorare. Grazie alle esperienze lavorative passate ho una ottima manualità, ottimo problem solving, sono molto flessibile nei cambi di mansione, orari lavorativi e non ho problemi a lavorare in team.

Non è un problema il trasferimento in un altra città o il cambio di regione. Questo è il mio curriculum vitae.

Chi fosse interessato a contattarmi può farlo scrivendo all’indirizzo email [email protected] o chiamando il numero 3397880330.

Incendio al birrificio Elch Bräu: nessun ferito ma danni ingenti

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Questa mattina un terribile incendio si è sviluppato presso il birrificio Elch Bräu di Thuisbrunn, in Franconia. Elch Bräu è uno dei produttori più apprezzati della regione e i suoi prodotti sono regolarmente reperibili in Italia. Le fiamme hanno distrutto il tetto e gli ambienti sottostanti, dove sono stoccati i malti e i luppoli. Secondo le cronache locali, i vigili del fuoco sarebbero riusciti a contenere l’incendio e a evitare le esplosioni che avrebbero potuto verificarsi con il coinvolgimento delle altre parti dell’edificio. Fortunatamente l’incidente non ha provocato feriti, mentre ancora non sono chiare le cause dell’incendio.

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