Ci sono molti modi per celebrare un anniversario, anche quando si tratta dei trent’anni di birra artigianale italiana. Si possono organizzare eventi, pubblicare numeri, raccontare storie. Oppure si può fare la cosa più semplice e coerente con la natura del settore: mettersi insieme e produrre birra. È da questa intuizione, concreta e diretta, che nasce Buona ’sta Birra!, un progetto diffuso promosso da Unionbirrai, che è anche il nome della birra collettiva con cui festeggiare il trentennale del movimento craft nazionale. L’iniziativa sta coinvolgendo decine di birrifici italiani in una serie di cotte collettive sparse lungo tutta la Penisola, con un solo obiettivo: valorizzare il lato socializzante della bevanda, che è uno dei tratti che ne hanno decretato il successo in questi anni.
Buona ‘sta Birra! sarà quindi una produzione replicata in vari birrifici d’Italia, basata su una ricetta riconoscibile ma non rigida. Una base condivisa, dunque, su cui ogni produttore può intervenire con la propria sensibilità, introducendo variazioni minime ma significative. Lo stile individuato è quello delle Italian Pilsner, non solo perché simbolo del nostro movimento brassicolo. Quando fatte bene, infatti, le Italian Pils hanno il vantaggio non banale di porsi come birre di “passaggio”: una bevuta semplice, pulita, immediata, ma allo stesso tempo ricca di carattere e costruita con attenzione e competenza. Una sintesi efficace tra ciò che il consumatore medio cerca e ciò che i birrai italiani sanno esprimere. Il risultato dunque non sarà una replica perfetta da un impianto all’altro, bensì una famiglia di interpretazioni che mantengono un’identità precisa, pur lasciando emergere differenze legate al contesto produttivo, alle scelte tecniche e, inevitabilmente, alla mano del birraio (o meglio, dei birrai).
Le prime cotte si sono già svolte in diverse regioni, dando forma concreta a un’iniziativa che non si limita a un annuncio ma si traduce in attività distribuite sul territorio. Ad aprile l’iniziativa è approdata in Toscana (presso Mostodolce e Radical Brewery) e in Emilia-Romagna (Giustospirito); mentre negli scorsi giorni è toccato al Trentino (Barbaforte), al Friuli-Venezia Giulia (Birrificio Villa Chazil) e alla Lombardia, dove la cotta presso The Wall ha preso le dimensioni di un evento aperto al pubblico, trasformandosi in un momento di condivisione con appassionati e curiosi. Questa formula sarà ripetuta il 15 e il 16 maggio presso Muttnik, poi nella forma “a porte chiuse” farà tappa in Puglia (Caput Ursi, Birranova, I Peuceti e Officine Birrai), in Calabria (Funky Drops) e di nuovo in Lombardia (Otus e Birrificio Lariano). Esiste un sito web dedicato a Buona ‘sta Birra!, con l’elenco di tutti i birrifici coinvolti, divisi tra ospiti e partecipanti (con relativa data della cotta).
Il progetto è stato spiegato nel dettaglio da Vittorio Ferraris, presidente di Unionbirrai:
Volevamo qualcosa di diretto, immediato, capace di arrivare a tutti. E allo stesso tempo volevamo ribadire un concetto semplice: la birra artigianale italiana cresce quando si apre, quando si condivide, quando fa comunità. Per questo abbiamo scelto un nome che racconta la realtà: è quello che si dice davvero al bancone quando una birra piace. La birra artigianale, infatti, non si comprende spiegandola, si capisce bevendola, provandola, assaggiandola e poi tutto viene di conseguenza. ‘Buona ‘sta Birra!’ nasce anche per questo: è un invito semplice e diretto a chi ancora non conosce questo mondo, a partire da una cosa sola, la più importante: bere una buona birra.
Di fatto, ciò che trent’anni fa era un’utopia, oggi è una parte concreta del nostro Made in Italy agroalimentare, riconosciuta anche a livello internazionale. E questo risultato non è di qualcuno, ma di tutti i birrai che in questi anni hanno creduto in un’idea e l’hanno costruita giorno dopo giorno.
Semplicità e immediatezza sono due delle parole d’ordine che emergono da Buona ‘sta Birra, confermando una traiettoria precisa che la birra artigianale sembra aver assunto dopo trent’anni. Il fatto di ribadirlo con così tanta forza in questo momento significa che il messaggio in passato non è stato veicolato altrettanto chiaramente – e non è una considerazione rivolta direttamente a Unionbirrai. Meglio tardi che mai, verrebbe da aggiungere, perché la birra può rivolgersi al grande pubblico solo così, senza rinnegare i propri elementi costitutivi. In questi trent’anni, invece, la birra artigianale è stato spesso raccontata come quella “strana”, prodotta con ingredienti non convenzionali e a volte eccentrici. Oggi invece decide di celebrare sé stessa con un approccio diametralmente opposto, che suona come un riassestamento in termini comunicativi.
I primi esemplari di Buona ‘sta Birra saranno disponibili a partire da inizio giugno e accompagneranno alcune delle principali iniziative di Unionbirrai, offrendo l’occasione per assaggiare, nello stesso periodo, versioni diverse di uno stesso progetto. Un esperimento interessante, soprattutto per chi ha voglia di andare oltre il primo sorso e capire cosa succede quando un’idea condivisa passa attraverso mani diverse.








