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Le migliori birre del 2020 (secondo noi)

Il 2020 ci ha costretto a rinunciare a molte abitudini, ma non a tutte. Su Cronache di Birra, infatti, vogliamo rinnovare l’appuntamento con le cinque migliori birre dell’anno secondo ognuno dei collaboratori della testata. Sono stati mesi difficili, ma paradossalmente gli assaggi – soprattutto quelli ragionati, compiuti da soli e in tranquillità – sono cresciuti rispetto al passato. Come sempre gli elenchi che seguiranno presenteranno una birra top assoluta e altre quattro riportate senza un ordine preciso. La prima sarà corredata da una breve descrizione, in grado di associare talvolta la bevuta a un contesto o un momento particolare – elemento che favorisce il ricordo “positivo”. Per ovvie ragioni quest’anno troverete moltissime creazioni di birrifici italiani: prendiamolo come uno spunto per sostenere il nostro settore anche nelle prossime settimane. Sperando che il 2021 ci riservi più tranquillità e soprattutto permetta a tutto il comparto di ripartire alla grande. Auguri!

Andrea Turco

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  1. Nature PescaOpperbacco (Italia)
    Opperbacco è stato senza dubbio uno dei birrifici italiani protagonisti del 2020. In un anno in cui si è bevuto molto in casa, mi è capitato di assaggiare la loro superba Nature Pesca in due occasioni, entrambe lontane dalle mura domestiche e cariche di significato. La prima volta nel corso di Beer Attraction a Rimini, l’ultimo evento birrario per il quale ho viaggiato nel 2020. La seconda presso Il Treppio, il mio pub di quartiere, in un momento in cui eravamo tornati a respirare un po’ di (momentanea) normalità. Ambedue gli assaggi sono stati memorabili e hanno confermato non solo la straordinaria qualità di questa birra e di tutta la linea Nature, ma anche il livello eccezionale raggiunto dal produttore abruzzese, ormai in grado di muoversi con agilità tra tipologie brassicole assai diverse tra loro.

Alessandra Agrestini

  1. SaisonCarrobiolo (Italia)
    Di solito la mia birra dell’anno è legata ad un viaggio, alla condivisione di emozioni e di bevute in ottima compagnia. Purtroppo quest’anno è stato avaro di viaggi e ricco di cancellazioni voli. Così ho scelto di premiare la birra che, nel 2020, più volte mi sono regalata e ho regalato. E che – anche nella versione Brett – è finita sempre troppo in fretta.

Francesco Antonelli

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  1. It’s Life, JimLittle Earth Project (Regno Unito)
    Se parliamo di birre stupefacenti bevute con il cuore, al primo posto si piazza senza dubbio questo Sour Barley Wine da 16,5% ABV, sorseggiato alla fine di una lunga giornata trascorsa in un pub sperduto nelle campagne del Suffolk, davanti al birrificio che lo produce. Scovata durante il mio ultimo viaggio del 2020, a gennaio, il nome di questa birra suonava già come un avvertimento per quello che sarebbe successo poco dopo. Nel frattempo il piccolo pub ha chiuso, ma Little Earth Project tiene duro. E noi brindiamo al futuro. Cheers, Jim!

Andrea Bedini

  1. Nikulas Riserva 2019 AlbicoccheCantina Errante (Italia)
    Un altro favoloso esperimento di questa cantina, che continua l’esplorazione del suo “Umwelt”. Si tratta di una base Tripel, fermentata in acciaio e maturata in barrique, su cui viene addizionata un’infusione di albicocche fresche. Un gioco d’equilibrio tra rusticità ed eleganza, tra secchezza e lieve acidità, tra legno e frutta. Ogni sorso non è un assaggio ma un’esplorazione!

Salvatore Cosenza

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  1. Quis ut DeusOpperbacco (Italia)
    Luigi Recchiuti e il suo staff sono una garanzia assoluta: pochi birrifici riescono a raggiungere l’eccellenza praticamente in tutte le macrocategorie birrarie. Basse fermentazioni e alte luppolate sempre freschissime, linea sour (Abruxensis) tutta da scoprire e anche quando si tratta di belghe mai una delusione. Tra tutte le birre di Opperbacco che ho apprezzato quest’anno, La Quis ut Deus mi toglie l’imbarazzo della scelta: mi ha fatto sobbalzare dalla sedia nonostante sia uno stile che solitamente non prediligo (Belgian Strong Ale). Al naso è esplosiva: sentori agrumati, ma anche di frutta gialla e potenti note speziate. In bocca è secca e scivola pericolosamente, alla faccia del tenore alcolico (8.5%).

Alessandra Di Dio

  1. Farmhouse LibellulaCasagori (Italia)
    Ammetto che la vista sulla vallata, gli animali liberi tra cui il piccolo Alfonso (il maialino) che ti corre incontro e Sergio (il cane) che ti fa le feste, uniti alla gentilezza di Matteo, fanno la loro parte nel farti entrare nel cuore Casagori. Ma io sono una quasi “milanese imbruttita” e se mi fai male la Saison per me non ci siamo. Ed è proprio qui, invece, nel regno delle Farmhouse Ale per essere più precisi, che Casagori si esprime al meglio. Libellula è una Farmhouse Ale vera, prodotta seguendo i cicli di quiescenza dei campi: quando non c’è da raccogliere, potare, vendemmiare, per tirare avanti l’attività Matteo fa birra. La Libellula è fatta con il loro orzo biologico, dal quale tira fuori un malto Pale, un’aggiunta di frumento e segale e lievito French Saison. È freschissima, spinge sugli agrumi, semplice nella migliore accezione del termine. Ottima anche la Old style Farmhouse, prodotta a partire dal mosto della Libellula ma che fermenta e matura in tonneaux di rovere francese.

Roberto Muzi

  1. Wee HeavyKees (Olanda)
    In questo 2020 così particolare sono stati pochi i momenti di condivisione pubblica. Ecco, voglio legare la descrizione di questa birra a un bel momento durante uno dei pochi corsi organizzati durante l’annata, firmato UDB, a Latina presso Eastside: in una classe già di per sé molto partecipativa questo assaggio ha generato vera gioia e invogliato a un fertile confronto. Come dico sempre, la sera sono capaci tutti a bere, è farlo nella fase antimeridiana della giornata che certifica la stoffa del vero bevitore. Soprattutto se si ha a che fare con la Wee Heavy di Kees, che misura 8.5% di taglia etilica. Il birrificio olandese, fondato e diretto dal talentuoso Kees Bubberman, sforna diverse realizzazioni interessanti e ha sempre mostrato un’apprezzabile capacità di svariare tra gli stili, passando da birre luppolate a Porter invecchiate in botte senza mai perdere ispirazione. Potente, calda, rotonda, con un naso di invitante complessità, composto da note olfattive su toni morbidi e accoglienti: caramella di malto, miele di melata, caramello, ciliege sotto spirito, scorza d’arancia essiccata, tabacco siriano, rare zaffate terrose. In bocca invade lentamente la cavità orale con veemenza e capacità di affascinare, godendo di un delicato, difficile, felice equilibrio giocato sulle tendenze dolci e sulle tostature e su una notevole coerenza gusto-olfattiva. Ispira inverno, pipa nel silenzio su comodo divano e/o un abbinamento con l’haggis.

Pierluigi Nacci

  1. Barrel Aged Adjunct Trail 2019Angry Chair (Stati Uniti)
    Un decadente caleidoscopio di nocciola, cioccolato e caffe, con un pizzico di cocco, dove gli adjunct si susseguono con precisione gustativa degna di un orologio e la botte di bourbon (Heaven Hill, presumo) impreziosisce il tutto con una nota di vaniglia e spezie. Aggiungete al tutto l’assenza di qualsiasi booziness e pensate al risultato.
  • Black Magick (Willet Bourbon Barrel) – Voodoo (Stati Uniti)
  • Mehndi 2019More Brewing (Stati Uniti)
  • Bock di NataleElvo (Italia)
  • Here and Now (cherry)Metaphore (Repubblica Ceca)

Niccolò Querci

  1. La VermontoiseBrasserie de Blaugies + Hill Farmstead (Belgio/Stati Uniti)
    I diversi e prolungati periodi di lockdown bruxellesi di quest’anno mi hanno permesso di assaggiare molti prodotti diversi, la selezione non è stata facile. Come “miglior bevuta” ho scelto La Vermontoise, una Saison/Farmhouse Ale della Brasserie de Blaugies in collaborazione con gli americani di Hill Farmstead Brewery. Unisce il meglio delle due tradizioni essendo una classica Saison Belga con un tocco di luppolo americano: colore dorato, aromi freschi e agrumati con qualche nota speziata, al palato note fruttate e il classico sapore di crosta di pane, un finale leggermente amarognolo e una lieve acidità che invoglia all’apertura di una seconda bottiglia.

Di seguito tutte le birre riassunte in una lista speciale di Beer Zone.

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Andrea Turco
Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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2 Commenti

  1. La mia classifica personalissima:

    1- Svetly Special Lager – U Tri Ruzi (repubblica Ceca)
    2- Papa Nero / Papa Nero Barrel Aged – Ritual Lab (Italia)
    3- Sabrage – Extraomnes (Italia)
    4- Santa Julienbach – Piccolo Birrificio Clandestino (Italia)
    5- Tropical Bomb Cryo – Rebel’s Brewery (Italia)
    5- Queen – The Lure (Italia)

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