Era da un po’ di tempo che stavo aspettando l’occasione per approfondire il discorso della moda delle birre estreme, affrontato qualche settimana fa dal sito SignOnSanDiego, versione on-line dell’importante quotidiano statunitense San Diego Union-Tribune. L’articolo, a firma Peter Rowe, partiva dai temi della Craft Brewers Conference, tenutasi in concomitanza col recente World Beer Cup, per fornire una panoramica delle due filosofie in antitesi tra i produttori e gli appassionati di birra artigianale americana: da una parte i sostenitori delle tipiche birre estreme del mercato statunitense, dall’altra chi invece propende per produzioni piĂą bilanciate.
L’articolo affronta la questione inizialmente in maniera piuttosto superficiale, riducendo tra l’altro la caratterizzazione delle birre estreme quasi esclusivamente all’uso di luppolo e all’alto grado alcolico, salvo correggere la mira in modo esplicito nei capoversi finali. Al di lĂ di questi limiti, il pezzo di Rowe nel complesso è utile per introdurre la questione cui fa riferimento il titolo di questo post.
Sì, si tratta dell’ennesimo post di questo periodo su eventi birrari, ma d’altro canto con la bella stagione le manifestazioni incentrate sulla birra artigianale tendono a moltiplicarsi (per fortuna!). Neanche il tempo di 





