Tra nuove uscite, collaborazioni e sperimentazioni, la scena artigianale italiana continua a muoversi lungo traiettorie sempre più articolate, dove la ricetta è solo uno degli elementi in gioco. Accanto alla ricerca tecnica e all’uso consapevole degli ingredienti, cresce infatti l’attenzione per tutto ciò che ruota intorno alla birra: dall’immaginario visivo alle modalità di lancio, fino al coinvolgimento diretto del pubblico. Il risultato è un panorama dinamico, in cui convivono approcci diversi ma complementari, capaci di raccontare un settore in continua evoluzione, senza rinunciare a identità e coerenza.
Crak
Il birrificio Crak (sito web) ci ha abituato negli anni non solo a ottime birre, ma anche a scelte estetiche estremamente azzeccate. A confermarlo c’è l’ultima iniziativa brassicola del produttore veneto: una “battaglia” interna tra due birre inedite realizzate insieme ai rispettivi locali, Crak Taproom e Crak Casana. Il tutto confezionato con una grafica iconica che ricorda Street Fighter, il videogioco picchiaduro per eccellenza. Le birre sono disponibili solo nei rispettivi locali: Taproom (6,5%) è una New England IPA arricchita da un double dry hopping; Casana (6,9%) una Red IPA molto luppolata, in cui la componente maltata non passa in secondo piano. La sfida tra le due birre sarà decisa dalle preferenze espresse sulla pagina Instagram di Crak, poi il 30 aprile saranno svelati i risultati e il locale vincitore offrirà la rispettiva birra a tutti i presenti.
Radiocraft e Hilltop
Si chiama Tubthumping (4,5%), esattamente come il famoso brano dei Chumbawamba, la birra nata dalla collaborazione tra due birrifici orbitanti nell’area romana: Radiocraft (sito web) da una parte, Hilltop (sito web) dall’altra. È una Extra Special Bitter molto tradizionale, fermentata con un ceppo di lievito inglese e luppolata con varietà Challenger (in fiore) e Pilgrim. Protagonisti sono però i malti, con note di biscotto e caramello che precedono il delicato amaro del luppolo. Oltre alla Tubthumping, Radiocraft ha da poco annunciato anche la nuovissima Vogue (6,3%), una West Coast IPA pensata in chiave moderna, con una base maltata chiara molto leggera e un mix di tre luppoli americani: Mosaic (in versione Lupocore), Strata e Krush. Facile da bere e secca il giusto, a livello aromatico richiama il mango, i mirtilli e la resina.
50&50
A proposito di luppolo, il birrificio 50&50 (sito web) sta continuando a testare i limiti del suo utilizzo nel processo produttivo con la linea “al cubo”, una serie di one shot che spingono al massimo il concetto di IPA. La single hop annunciata di recente è la Riwaka³ (7%), una New Zealand IPA di stampo “hazy”, che presenta una percentuale di avena e frumento a integrazione del malto d’orzo. Protagonista è ovviamente il luppolo neozelandese Riwaka, che segna il profilo aromatico con sentori di pompelmo maturo, frutto della passione e lime. In mezzo a tutta questa frutta si può avvertire un tocco floreale a completare il bouquet, mentre in bocca l’amaro è misurato per non interferire troppo con la succosità del luppolo.
LZO
Recentemente la linea speciale Drop Out del birrificio LZO (sito web) si è arricchita con due novità piuttosto diverse tra loro. La Smash Hammer (7,2%) è una Double IPA dalle decise componenti aromatiche grazie all’impiego dei luppoli Simcoe e Amarillo. Si contraddistingue per intense note di agrumi maturi e frutta tropicale, sostenute da toni resinosi, erbacei e leggermente terrosi. La seconda novità è ancora più recente: si chiama Siren’s Kiss (5%) ed è una Gose aromatizzata con frutta tropicale. La leggera acidità lattica la rende particolarmente rinfrescante, mentre l’aggiunta di sale – tipica dello stile – regala una nota minerale che si fonde con la frutta, restituendo un profilo molto intrigante. Il birrificio suggerisce di abbinarla alle specialità della cucina asiatica: non resta che verificare il consiglio direttamente sul campo.
Jungle Juice
Il trend delle NoLo artigianali italiane è già finito? Lo scopriremo nei prossimi mesi, ma intanto registriamo la nascita di due nuove birre analcoliche. La prima è la Spirit Free (0,5%), una delle creazioni con cui il birrificio Jungle Juice (sito web) celebrerà quest’anno il suo decennale. Il produttore romano ha puntato su una Hoppy Lager pulita e scorrevole, in cui la generosa luppolatura fornisce carattere insieme al finale amaro e secco. Il richiamo alla “libertà” nel nome si collega ovviamente al concetto di bere senza pensieri e compromessi, così come hanno scelto di fare – seppur in modo diverso – altri birrifici italiani per le loro analcoliche.
Luckybrews
L’altra analcolica lanciata di recente nel segmento artigianale è la Lucky Zero (0,5%), prodotta dal birrificio vicentino Lucky Brews (sito web). Anche in questo caso siamo al cospetto di una bassa fermentazione di colore chiaro cristallino, fresca e ovviamente molto scorrevole. La birra gioca su sensazioni di equilibrio, aromaticità gentile e un profilo elegante in cui è possibile ritrovare note erbacee e floreali, insieme a un tocco balsamico che ricorda il tè, la camomilla e il miele millefiori. La scelta per il nome va in una direzione diversa da quella di Jungle Juice, ma appartiene comunque a un filone già visto in Italia. Per saperne di più date un’occhiata all’articolo linkato nel paragrafo precedente.












