Per la birra artigianale italiana ogni inizio di nuovo anno rappresenta un momento di grande attesa, principalmente per alcuni verdetti che si concentrano nei primissimi mesi. Tra questi i più importanti e autorevoli sono quelli che emergono da Birra dell’Anno, concorso a tema che l’associazione Unionbirrai organizza da quasi quindici anni. Per quei pochi che non lo conoscessero, il contest è basato su un meccanismo comune ad altre iniziative analoghe: prevede l’iscrizione di centinaia di birre (lo scorso anno circa 1.300) che vengono suddivise in categorie e valutate “alla cieca” da decine di giudici. Alla fine si stila un podio per ogni categoria e si assegna un premio generale al birrificio che ha ottenuto il punteggio più alto, calcolato in base ai vari piazzamenti delle proprie birre. A differenza di tanti altri concorsi, Birra dell’Anno ha un’impostazione nazionale e non internazionale: sono cioè ammesse solo birre prodotte sul territorio italiano. Può sembrare un elemento penalizzante, invece è uno dei suoi punti di forza perché lo rende unico e in grado di restituire una buona fotografia del movimento brassicolo nazionale.
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