Birra del Borgo, la protesta dei lavoratori arriva a Milano tra offerte respinte e ipotesi di workers buyout

Negli anni, su queste pagine abbiamo raccontato tutte le tappe della parabola di Birra del Borgo: dagli esordi al successo internazionale, passando per la cessione ad AB InBev — annunciata in anteprima mondiale proprio da Cronache di Birra — fino all’annuncio della chiusura, arrivato lo scorso giugno. Già allora, tuttavia, era evidente che la storia del marchio reatino non si sarebbe chiusa con le dichiarazioni dell’azienda, che peraltro lasciavano aperta la questione più importante: il destino dei dipendenti di Birra del Borgo, che sarebbe stato oggetto di successivi confronti con le parti sociali. I colloqui tra azienda e sindacati però si sono progressivamente irrigiditi e, secondo quanto riferito dalle rappresentanze dei lavoratori, non avrebbe prodotto una soluzione alternativa alla chiusura. Nel frattempo la storia ha oltrepassato i confini del settore birrario, grazie anche alla lettera di un dipendente pubblicata da Dagospia e al successivo rilancio della vicenda da parte di Selvaggia Lucarelli. Sullo sfondo rimane una domanda ancora senza risposta: esiste una possibilità concreta di mantenere in vita il birrificio di Borgorose?

Una crisi arrivata dopo l’acquisizione

Per comprendere la situazione attuale bisogna tornare al 2016, quando AB InBev acquisì Birra del Borgo, allora una delle realtà più importanti e innovative della scena artigianale italiana. Il progetto sembrava quello di accompagnare la crescita del birrificio, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a una produzione di 50.000 ettolitri annui. Negli anni successivi, tuttavia, il rapporto tra la multinazionale e lo stabilimento di Borgorose cambiò profondamente. Nel 2019 Leonardo Di Vincenzo lasciò l’azienda e nel 2022 arrivò una riorganizzazione che ridusse ulteriormente la struttura, ridimensionandola progressivamente e togliendole margini decisionali. Proprio a partire da quell’anno, secondo la ricostruzione dei lavoratori, sarebbero state ridotte le attività commerciali e i volumi destinati allo stabilimento. La stessa azienda, annunciando a giugno la cessazione dell’attività, ha invece ricondotto la decisione a una situazione economica ormai non più sostenibile: tra il 2022 e il 2024 le perdite avrebbero raggiunto circa 19,4 milioni di euro, mentre il bilancio 2025 avrebbe registrato un ulteriore rosso di 2,26 milioni.

- Advertisement -

I numeri al centro dello scontro

È proprio sull’interpretazione di questi numeri che le posizioni sembrano essere più distanti. Per AB InBev la situazione economica non avrebbe lasciato margini per proseguire l’attività e, dopo aver valutato anche la possibilità di una cessione a terzi, non sarebbe emersa una soluzione industriale, finanziaria e operativa sufficientemente solida. I lavoratori contestano però questa lettura e sostengono che il progressivo ridimensionamento di Birra del Borgo sia stato determinato anche dalle scelte commerciali della multinazionale. Nella lettera pubblicata da Dagospia vengono citati cali molto consistenti in diversi canali di vendita: -88,5% per le vendite dirette, -91,6% per l’e-commerce, -71,5% per il retail e -64,9% per l’export diretto. Secondo la stessa ricostruzione, nel 2026 il piano produttivo avrebbe previsto appena 9.437 ettolitri, un volume considerato insufficiente per raggiungere il punto di pareggio dello stabilimento. Sono dati e interpretazioni provenienti dai lavoratori, che andrebbero quindi distinti dalle motivazioni ufficiali dell’azienda. Il risultato concreto, comunque, è che la produzione a Borgorose è ormai destinata a fermarsi e che i dipendenti coinvolti nella procedura sono oltre venti.

La trattativa e le offerte per rilevare il birrificio

A rendere la situazione ancora più delicata è il tema delle possibili alternative alla chiusura. Secondo quanto riferito dai lavoratori e dalle organizzazioni sindacali, nel corso della vertenza sarebbero emersi soggetti interessati a rilevare lo stabilimento. Le trattative, tuttavia, non sarebbero arrivate a una conclusione. La ricostruzione dei dipendenti sostiene che AB InBev avrebbe progressivamente aumentato le richieste economiche, rendendo impraticabili le proposte avanzate. Tra le ipotesi ci sarebbe stata anche quella di una cordata di imprenditori locali e, soprattutto, la possibilità di costituire una cooperativa composta dagli stessi lavoratori. La multinazionale, dal canto suo, ha comunicato di aver valutato la cessione a terzi senza individuare un progetto capace di garantire la continuità. Il tavolo sindacale si è quindi concluso senza un accordo, lasciando in piedi la procedura di chiusura.

- Advertisement -

Dal Reatino a Milano

Di fronte allo stallo, la protesta ha cambiato scala. Dopo le iniziative organizzate a Rieti e Roma, venerdì 11 settembre i lavoratori hanno incrociato le braccia per otto ore e si sono spostati a Milano, dove hanno organizzato un presidio in piazza Gae Aulenti, proprio sotto la sede italiana di AB InBev. Il momento più simbolico della manifestazione è stato il “funerale” delle storiche produzioni di Birra del Borgo, una rappresentazione volutamente provocatoria della fine di un marchio che per oltre vent’anni ha avuto un ruolo importante nella storia della birra artigianale italiana. La mobilitazione ha ricevuto una visibilità inedita anche fuori dall’ambiente birrario dopo che la lettera del dipendente a Dagospia è stata successivamente rilanciata da Selvaggia Lucarelli. Il caso è così passato da vertenza aziendale locale a questione capace di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale.

- Advertisement -

L’ipotesi del workers buyout

Tra le possibilità emerse in questi giorni ce n’è una particolarmente interessante: il workers buyout, cioè l’acquisizione dell’azienda da parte degli stessi lavoratori attraverso una cooperativa. Non si tratta di una soluzione semplice né, al momento, di un progetto con caratteristiche operative definite. Servirebbero capitali, un piano industriale credibile, competenze manageriali e soprattutto la disponibilità di AB InBev a cedere stabilimento e attività a condizioni sostenibili. Esiste però un precedente italiano nel settore della birra: quello del Birrificio Messina, dove un gruppo di lavoratori riuscì a trasformare la chiusura dello storico stabilimento in un nuovo progetto cooperativo, riportando la produzione sul mercato. Il precedente non garantisce naturalmente che lo stesso percorso sia replicabile a Borgorose, ma dimostra che il workers buyout può essere una strada concreta quando esistono le condizioni economiche e industriali per percorrerla.

Cosa succederà adesso

La vertenza è quindi arrivata a un passaggio decisivo. Da una parte c’è la posizione di AB InBev, che considera non sostenibile la prosecuzione dell’attività e sostiene di aver già valutato senza successo possibili alternative. Dall’altra ci sono i lavoratori, che chiedono di verificare fino in fondo la possibilità di una cessione e contestano le modalità con cui il sito produttivo è stato progressivamente ridimensionato. Ulteriori sviluppi dovrebbero arrivare già nelle prossime ore, poiché in giornata è previsto un incontro tra sindacati e istituzioni per chiedere risposte sul futuro dello stabilimento e dell’occupazione. A quel punto sarà più chiaro se esistano ancora margini per riaprire il confronto oppure se la storia produttiva di Birra del Borgo a Borgorose sia ormai arrivata davvero al suo ultimo capitolo.

Andrea Turco
Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

Ultimi articoli

Perché il Belgio fatica in Italia? La cotta tra Eremo e Rulles riapre la questione

In Italia un'intera generazione di bevitori consapevoli, probabilmente la...

Un album, uno stile birrario: Mezzanine dei Massive Attack e Baltic Porter

C'è un momento, ascoltando Mezzanine, in cui ci si...

Nuove birre da Altotevere, Rebel’s, Evoqe + Kobi, Canediguerra, Birra 100Venti e Lariano

Settembre continua a portare con sé un buon numero...

La parola “craft” non basta più: in Regno Unito la birra artigianale sta cercando una nuova identità

Il mercato britannico della birra sta attraversando una fase...

Newsletter


Seguici

30,989FansMi piace
17,201FollowerSegui
6,007FollowerSegui
324IscrittiIscriviti

A ottobre torna il nostro Corso di degustazione di 1° livello (con uno sconto)

Il periodo post vacanze è sempre utile per riprendere il ritmo della quotidianità e programmare i progetti personali che scandiranno i mesi a venire....

Si riparte: ecco cosa è successo nel mondo della birra durante la pausa estiva

Da oggi gli aggiornamenti di Cronache di Birra tornano regolari, segnando l'inizio di una nuova stagione birraria dopo la pausa estiva. Le passate settimane...

Dall’Australia arriva Luna, il nuovo protagonista tra i luppoli aromatici

La storia della birra artigianale degli ultimi vent'anni può essere raccontata anche attraverso quella del luppolo. Se fino a pochi decenni fa le nuove...

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui