L’epopea di Birra del Borgo, uno dei marchi che hanno scritto la storia della birra artigianale italiana, sembra arrivata al capolinea. Questa mattina, infatti, l’azienda ha comunicato di aver avviato la procedura sindacale di informazione preventiva per la futura cessazione dell’attività. La decisione è arrivata nelle scorse ore, a seguito dell’approvazione del bilancio 2025 che ha registrato perdite per 2,26 milioni di euro, che si aggiungono ai 19,4 milioni di perdite complessive arrivate nei tre esercizi consecutivi tra il 2022 e il 2024. Una situazione grave e irreversibile, che non ha reso più sostenibile la prosecuzione dell’attività. Salvo sorprese dell’ultima ora – piuttosto improbabili – dovremo quindi dire addio a Birra del Borgo e a ciò che ha rappresentato per il movimento nazionale.
Fondata nel 2005 da Leonardo Di Vincenzo a Borgorose, piccolo paese della provincia di Rieti, Birra del Borgo riuscì a imporsi velocemente nel settore della birra artigianale, cavalcando un fenomeno che proprio in quegli anni stava per esplodere in Italia. Forte del suo percorsi di studi, dell’esperienza acquisita durante i viaggi birrari e della propensione alla sperimentazione, Leonardo riuscì a trasformare la sua creatura in un birrificio di culto, apprezzato tanto in Italia quanto all’estero. Nel 2016 l’azienda fu ceduta totalmente alla multinazionale AB Inbev e per alcuni anni le cose andarono avanti senza particolari scossoni, con Leonardo Di Vincenzo che rimase alla guida del birrificio.
Nel 2019 Leonardo Di Vincenzo lasciò Birra del Borgo e nei mesi successivi seguì le sue orme una parte consistente dello staff storico del birrificio. Nel 2022 iniziarono i problemi: a gennaio l’Osteria di Birra del Borgo – importante locale romano – annunciò la chiusura a tempo indeterminato e qualche giorno dopo arrivò l’indiscrezione di un forte ridimensionamento della società con la chiusura di altri locali e di vari reparti. Sempre nel 2022 il marchio Collerosso, una sorta di spin-off di Birra del Borgo, fu ceduto insieme alla storica prima sede a un ex birraio dell’azienda. In altre parole era cominciato quel declino che ha portato alla decisione di oggi.
Chiaramente la parte più spinosa della vicenda riguarda i 21 dipendenti a tempo indeterminato coinvolti dalla chiusura di Birra del Borgo. L’azienda ha trasmesso la procedura di consultazione sindacale preliminare agli organi competenti e al suo esito sarà attivata la procedura di licenziamento collettivo. La scelta è arrivata dopo un’attenta valutazione delle opzioni disponibili, inclusa la possibilità di cessione a terzi, che tuttavia non ha portato ad alcuna soluzione industriale, finanziaria e operativa in grado di offrire una prospettiva di continuità.
Queste le dichiarazioni dell’azienda:
Birra del Borgo è pienamente consapevole dell’impatto di questa decisione sulle persone attualmente impiegate e sulle loro famiglie. Per questa ragione, l’azienda si impegna a
valutare strumenti concreti finalizzati a favorire la ricollocazione professionale delle persone coinvolte anche tramite outplacement. I dettagli di tali strumenti saranno oggetto di confronto con le parti sociali.Birra del Borgo rappresenta un capitolo importante della storia della birra artigianale italiana. Ogni decisione relativa al futuro del marchio, delle ricette e degli asset sarà assunta con il rispetto che questa storia merita.
L’unica possibilità di sopravvivenza per il marchio è che sia recapitata una proposta valida di acquisto, cosa che, al momento, non è arrivata. AB Inbev non continuerà a produrre Birra del Borgo fuori dall’impianto originale, quindi il marchio è destinato a scomparire insieme all’azienda.




