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Nuovi birrifici: StaBräu, Labirratorio, Birrificio Inesistente e Babamama

Dopo l’ultimo aggiornamento risalente a metà settembre riprendiamo la panoramica sui nuovi produttori italiani presentando quattro novità che si sono affacciate da poco sul mercato. La prima è una beer firm, si chiama StaBräu e ha sede a Bra, piccolo centro in provincia di Cuneo importante per l’evoluzione gastronomica del nostro paese negli ultimi anni (è la città di Slow Food). Proprio con Slow Food collabora Marco Maunero, homebrewer da oltre 10 anni e uno dei soci dell’azienda: gli altri due sono gli amici Fabrizio Rochas e Mario Bruna. Per le loro creazioni i tre al momento si appoggiano agli impianti di Kauss e Sagrin, ma puntano a diventare birrificio a tutti gli effetti in breve tempo.

StaBräu al momento produce due birre: la Pigreco (5,2%) è una classica Kölsch con malti e luppoli tedeschi, la Beta (6,6%) invece un’American Pale Ale con una generosa luppolatura di Mosaic, Simcoe, Citra e Sorachi. Il nome della beer firm in dialetto locale significa “fai il bravo” e l’uso dell’umlaut permette il gioco di parole con il termine tedesco per birrificio (bräu). Per ulteriori informazioni vi rimando al sito di Stabräu.

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Nasce invece dall’iniziativa di due fratelli, Valerio e Simone Santarelli, il brewpub Labirratorio, situato a Falconara Marittima, in provincia di Ancona. La genesi che ha portato alla creazione del birrificio con locale annesso è molto particolare: dopo alcuni anni di esperienza come homebrewer, Valerio e Simone erano pronti ad aprire un birrificio, salvo poi decidere di virare su questa diversa tipologia aziendale in seguito alla frequentazione di alcuni corsi specifici. Il locale ha aperto i battenti ufficialmente a inizio ottobre, ricevendo immediatamente un ottimo riscontro di pubblico.

Il Labirratorio al momento produce quattro birre. La Marilyn (nome inflazionatissimo) è una Golden Ale piuttosto leggera (4,8%), facile da bere e con una punta di amaro finale. La Fiordarancio (5,2%) è invece una Saison aromatizzata, che impiega buccia d’arancia, pepe nero e coriandolo. La Campania24 (5,4%) è una IPA da 60 IBU, in cui l’amaro è ammorbidito da un retrogusto di mela e bergamotto. Dell’ultima, la Rossodisera, manca lo stile di riferimento ma dalla descrizione sembrerebbe simile a una Scotch Ale. Sul sito del Labirratorio appaiono altre due birre: la Pils 50 Special (5%) e la Weiss Crudale (5,5%). Le birre sono proposte nel locale in accompagnamento a un ricco menu di piatti auto prodotti.

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A Castel Goffredo (MN) è invece partita da poco l’avventura del Birrificio Inesistente, una beer firm creata da due amici: Carlo Pinzi e Paolo Marini. La gestazione di questo progetto è stata molto lunga, aspetto quasi sempre positivo: prima 10 anni di “gavetta” come homebrewer, poi 4 anni passati a sperimentare più in grande su un impianto pilota. Quando ormai i due sembravano pronti per il grande salto, un birrificio aprì nello stesso comune e a soli 300 metri di distanza: l’Agribirrificio Luppolajo. Da quel momento è cominciata una collaborazione, al punto che oggi il Birrificio Inesistente brassa presso l’impianto del birrificio agricolo, sebbene le ricette siano ancora testate autonomamente sull’impianto pilota e tutto il processo sia seguito in prima persona.

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L’obiettivo di Carlo e Paolo è di creare birre facili da bere, ma che non rinuncino a un loro carattere ben preciso. Al momento le produzioni sono due: la Sveltina è una Golden Ale a base Pils (sebbene sul sito ci si riferisca espressamente alle Kölsch come modello di ispirazione), semplice da approcciare ma non anonima, che impiega Hallertau in amaro e Saaz e Cascade in aroma (ricorre anche al dry hopping); la Sbagliata è invece una Ipa che sul fronte della luppolatura dimostra una decisa anima americana (varietà Citra, Centennial e Cascade). A giorni dovrebbe poi essere disponibile la terza creazione, battezzata Scaldabanchi: una English Porter. Per approfondimenti vi rimando al sito del Birrificio Inesistente.

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E concludiamo con la terza beer firm della giornata, Babamama di Castel Rozzone (BG). Il nome fonde due termini swahili che significano rispettivamente “papà” (baba) e “mamma” (mama) ed è stato influenzato dalla nascita della figlia del fondatore, Fabio Nisoli, avvenuta quasi in contemporanea con l’avvio di questa avventura. Fabio è perito informatico, ma coltiva da circa 7 anni la passione per l’homebrewing ed è molto attivo sul forum Area Birra.

La produzione è affidata al birrificio Il Conte Gelo di Vigevano e al momento è realizzata solo una birra, battezzata Pelota (6%): si tratta di una India Pale Ale abbastanza chiara, luppolata con varietà Chinook, Sorachi Ace e Comet. Altre birre arriveranno presto, tanto che è già in cantiere una Smoked Ale in fase di perfezionamento. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito di Babamama.

Andrea Turco
Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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