L’estate è ormai entrata nel vivo e, come spesso accade in questo periodo, i birrifici italiani sembrano aver alzato ulteriormente il ritmo delle novità. Tra progetti che rafforzano il legame con la filiera agricola, collaborazioni nate per celebrare importanti anniversari del movimento brassicolo, interpretazioni contemporanee degli stili classici e produzioni pensate per affrontare il caldo con grande bevibilità, le ultime settimane hanno regalato un panorama estremamente vivace. Non mancano sperimentazioni sui luppoli, ricette collaborative e qualche incursione in territori meno battuti, a conferma di una scena che continua a rinnovarsi senza perdere di vista la propria identità. Ecco dunque la consueta panoramica sulle birre appena annunciate dai produttori italiani.
Crak
Negli scorsi giorni il birrificio Crak (sito web) ha presentato un nuovo progetto, battezzato Molto Original, che lega ancora di più il produttore veneto alla terra e ai campi coltivati, in altre parole alla filiera autogestita. Il nome racchiude proprio questo concetto:
“Molto” perché una parte sempre più grande di orzo e luppolo arriva dalla nostra farm. Non tutta. Ma abbastanza da cambiare le cose. “Original” perché nasce qui. E si porta dietro il campo, il clima, l’annata.
I luppoli sono stati raccolti in momenti diversi della maturazione, per ricercare sfumature aromatiche diverse. La primogenita di questa nuova linea è la Imperial Molto Original (9%), ossia una Double IPA forte e generosamente luppolata, che apre la pista alla visione sempre più agricola di Crak.
Birrificio Lambrate
Il 2026 è un anno di tanti anniversari per la birra artigianale italiana. A festeggiare sono ad esempio sia il Birrificio Lambrate (sito web) di Milano che il Ma che siete venuti a fa (sito web) di Roma, che spengono rispettivamente trenta e venticinque candeline. Questi due protagonisti del movimento nazionale hanno deciso di celebrare la ricorrenza con una birra inedita, che si chiama Ma che Keller (4.7%). È una Keller fresca, equilibrata e molto beverina, con un delicato erbaceo, fragranti note di pane e leggere sfumature di erbe aromatiche. La chiusura è pulita, con un retrolfatto molto persistente. Nella creazione della Ma che Keller c’è ovviamente lo zampino di Manuele Colonna, che conosce a menadito le creazioni della Franconia.
Alder
Due sono le novità che il birrificio Alder (sito web) ha annunciato negli ultimi giorni. La Ploughman (3,6%) è una Ordinary Bitter, brassata con malti inglesi (tra cui Maris Otter e Crystal), fermentata con ceppo di lievito britannico e luppolata con varietà Styrian Golding e un leggero tocco di Willamette. Di colore ramato, si caratterizza per i classici delicati esteri del lievito inglese e da un amaro gentile, che si accompagna a note terrose, floreali e di tè nero. La Odeon (6,5%), invece, è una West Coast IPA di stampo moderno, prodotta con luppoli Comet, Citra, Krush e Mosaic, utilizzati sia a caldo che in doppio dry hopping. Si presenta con un colore dorato chiaro, è limpida, secca e amara, con intense note di agrumi, (pompelmo, arancia dolce) e pennellate balsamiche e di frutta gialla.
The Wall + Toccalmatto
La scorsa settimana il birrificio The Wall (sito web) ha presentato la sua ultima novità, realizzata in collaborazione con il birrificio Toccalmatto (sito web). La birra si chiama After Work (5,2%) ed è una Hoppy Blonde Ale che unisce una grande bevibilità a una decisa personalità aromatica. Merito dei luppoli ovviamente, utilizzati nelle varietà Columbus (coltivato in Italia) e HQG1 (cultivar sperimentale), ma anche del lievito di origine belga, fornito direttamente da Toccalmatto, che ricorda il profilo delle Farmhouse Ale della Vallonia. Al naso emergono note floreali, agrumate e tropicali, con una leggera speziatura tipica della fermentazione belga. In bocca è secca, snella e scorrevole, con un finale pulito che invita subito al sorso successivo. Da notare che per la loro After Work i birrifici hanno usato correttamente l’espressione Hoppy Blonde Ale, poiché questa tipologia in Italia è spesso confusa con quella delle Belgian Pale Ale, che sono birre totalmente diverse.
Kashmir
Il birrificio molisano Kashmir (sito web) si conferma sempre molto attivo e sono ben tre le new entry da segnalare nella rassegna di oggi. La prima si chiama Mai Dire IPA (6,6%) ed è una Modern IPA che gioca sulla potenza espressiva di tre diversi luppoli: Citra, Strata e Riwaka. Il risultato è una birra morbida e succosa, ma anche facile da bere, che regala un’esplosione di frutta tropicale e agrumi maturi accompagnati da un amaro elegante e armonico. Le altre due novità sono due versioni de Lamortesua, realizzate in collaborazione con altrettanti birrifici italiani. Lamortesua Jungle (4,5%) è una Session IPA prodotta insieme a Jungle Juice (sito web), che ricorre a diverse tecniche di trattamento dei luppoli: mash hopping, dip hopping, e double dry hopping. ll mix di luppoli Strata, Nectaron, Citra e Columbus costruisce un profilo vivace in cui si rincorrono scorza di lime, pompelmo rosa, ananas fresco, frutto della passione e una leggera impronta erbacea e resinosa. In sottofondo emergono delicate note di uva bianca e pesca. Le stesse tecniche di luppolatura sono poi usate per Lamortesua Boh (6,1%), una Modern IPA creata insieme al birrificio Mister B (sito web). Qui le varietà usate sono Citra, Strata e Dolcita, che forniscono note di frutta tropicale matura, agrumi, pesca, uva bianca e leggere sfumature resinose.
Sothis
Chiudiamo con la Mango pe’ sogno (4,8%), birra inedita annunciata di recente da birrificio marchigiano Sothis (sito web). È definita Tropical Gose perché alle caratteristiche dell’antico stile salato di Lipsia aggiunge il contributo del mango, impiegato durante la fermentazione in forma di purea. In precedenza viene eseguito il kettle souring per rendere il mosto acido (tramite lattobacilli), quindi dopo la bollitura vengono aggiunti coriandolo e sale (di Cervia), due ingredienti tipici delle Gose. Di colore giallo aranciato e aspetto opalescente, si contraddistingue per i netti sentori di mango sostenuti da sfumature di pane non cotto, agrumi, spezie e richiami allo yogurt bianco. L’amaro è piuttosto contenuto e l’aroma di luppolo praticamente assente. In bocca scorre agevole nonostante la texture leggermente setosa, rivelando molto dissetante e aromatica grazie alla chiusura moderatamente acida.











