Ci sono panoramiche di nuove uscite che sembrano seguire un filo conduttore preciso. E poi ce ne sono altre che restituiscono tutta la vitalità, e talvolta la sana irrequietezza, della scena artigianale italiana. Quella di oggi appartiene decisamente alla seconda categoria. Tra luppolature che guardano alla Nuova Zelanda, collaborazioni internazionali, reinterpretazioni di stili classici, esperimenti con il servizio nitro e incursioni nel territorio delle birre acide, i produttori italiani continuano a muoversi con curiosità e una notevole libertà espressiva. Il risultato è una carrellata estremamente eterogenea, in cui convivono ricerca tecnica, voglia di sperimentare e attenzione alla bevibilità: ingredienti che, al di là delle mode del momento, raccontano bene lo stato creativo del comparto.
Wild Raccoon
Con il birrificio Wild Raccoon (sito web) non ci si può distrarre un attimo che si rischia di perdere il conto delle nuove uscite. Negli ultimi giorni ne sono state annunciate ben quattro, a partire dalla nuovo “episodio” della linea single hop: la Hops Unchained – Riwaka (6,1%) è una Cold IPA che esalta l’omonimo luppolo neozelandese, responsabile delle note di frutto della passione, lime, pompelmo e uva spina che dominano il profilo aromatico. La Follow the Shimmer (6,7%) è invece una New England IPA che utilizza estratti tiolici e un lievito particolare (Thiol Theory), oltre ai luppoli Strata, Citra e Idaho 7. È una New England IPA anche la Keep Breathing (6,5%), luppolata con varietà Sabro, Strata e Talus, usate anche in double dry hopping. Infine la So Much Beauty (4,6%) è una classica American Lager secca e facile da bere, che gioca sull’equilibrio più che sulla potenza.
Granda
Si chiama Italian Kilt (3,8%) l’ultima nata tra le collaborazioni internazionali del birrificio Granda (sito web). Come è facile immaginare, il partner per questa novità arriva dalla Scozia e risponde al nome di Cromarty Brewing (sito web), birrificio locale piuttosto conosciuto anche all’estero. Sebbene in etichetta sia indicata come Scotch Ale, l’Italian Kilt è una Scottish Ale – come peraltro riportato correttamente nel comunicato stampa del birrificio. La differenza è sottile solo in apparenza: le prime, anche dette Wee Heavy, sono alcoliche e complesse; le seconde leggere e facili da bere come le Bitter inglesi, di cui possono essere considerate cugine. Siamo dunque al cospetto di una birra poco alcolica, piuttosto maltata (caramello, biscotto), poco amara ma più luppolata rispetto ai dettami classici dello stile.
Mukkeller (anche con Altavia)
È in pieno clima Mondiali di calcio l’ultima novità del birrificio Mukkeller (sito web), battezzata Bombonera (5,9%) come l’iconico stadio argentino del Boca Juniors. La birra appartiene alla linea speciale Nitro Club Pub, pensata appositamente per i locali, ed è un’American IPA contraddistinta da una saturazione in carboazoto, che la rende particolarmente morbida al palato. A livello di luppoli, invece, sono state impiegate le varietà Simcoe e Centennial. Qualche giorno fa, inoltre, è stata annunciata la sesta versione di Mukka e Via (5,2%), birra collaborativa che ogni anno il produttore marchigiano realizza insieme al birrificio Altavia (sito web). Quest’anno la ricetta è quella di una Pils boema molto tradizionale, assimilabile alle Světlý Ležák secondo la nomenclatura locale.
Birra Kashmir
Restiamo nell’ambito di birre “nitro” con la Viveur (4,2%), lanciata qualche settimana fa dal birrificio molisano Kashmir (sito web). È una Pale Ale abbastanza classica, luppolata solo con varietà Comet, usato in whirpool e dry hopping, che definisce il profilo aromatico con misura: agrume fresco, scorza di pompelmo, una sfumatura erbacea e un tocco leggermente “vintage” che aggiunge carattere senza appesantire. La base è costituita da malti Pils e Pale (Maris Otter), più una percentuale di avena maltata, mentre della fermentazione è responsabile un lievito London Ale III. È confezionata esclusivamente in fusto con sacca, permettendo alla CO2 di spinta di non entrare in contatto con la miscela di carboazoto con cui è confezionata la birra. L’effetto nitro si ritrova alla vista, con la classica cascata che anticipa una schiuma finissima, e naturalmente al tatto, con un corpo morbido e vellutato.
O’Ste Birra Artigianale + Low Profile
Due beer firm, due birre nuove. Possiamo aprire così il racconto delle due creazioni collaborative nate di recente dall’incontro tra i marchi O’Ste Birra Artigianale (sito web) e Low Profile (pagina Instagram), entrambi privi di impianto di proprietà. Ma non certo di spunti creativi, come dimostrano le produzioni inedite che hanno annunciato recentemente. La prima si chiama Beta Test #0 (5,4%) ed è una India Pale Lager con una base snella e scorrevole che permette al luppolo di esprimersi in purezza, con note agrumate e tropicali sostenute da sfumature erbacee. Come il nome suggerisce è la release “pilota” di una nuova serie in evoluzione. La Glitch Sour #1 (4,9%) è invece una Catharina Sour fresca e dissetante grazie al carattere acidulo, aromatizzata con l’aggiunta di ananas e mango. Birra estiva per eccellenza.
Alchemist Ale
Si inserisce nel solco delle birre acide anche la Salsior (4%), ultima nata nella gamma del marchio Alchemist Ale (sito web). L’idea è di portare lo stile Gose in un terreno diverso dal solito, con una speziatura che prevede l’aggiunta dei grani del paradiso al posto del tradizionale coriandolo. Altre concessioni stilistiche riguardano il grist, dove trovano spazio avena e farro a integrazione del malto d’orzo e del frumento maltato. Non manca il sale, ingrediente peculiare della tipologia, mentre per la fermentazione è stato impiegato un lievito lattacido, capace di generare acido lattico in autonomia, senza dover ricorrere a batteri ad hoc. Salsior è la prima delle birre stagionali di Alchemist Ale e sarà prodotta solo per l’estate.












