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Assaggi di… Birrificio del Forte

Tra i numerosi birrifici nati negli ultimi tempi, sicuramente vi sarà capitato di leggere diverse notizie riguardo al Birrificio del Forte, sia su queste pagine, sia su altri siti specializzati. Il motivo di tanta curiosità risiede nella lunga militanza dei due fautori del progetto – Carlo “Zurgo” Franceschini e Francesco Mancini – all’interno del movimento birrario nazionale. Una carriera da homebrewer e da “beer evangelist”, alimentata da una sconfinata passione tramutatasi ora in un lavoro. Una passione tale da spingere i due a farmi assaggiare le loro creazioni sin dal passato Villaggio della Birra, nonostante le bottiglie fossero rimaste chiuse ore in macchina sotto un sole cocente. L’involontario trattamento aveva danneggiato pesantemente le birre, al punto che i due qualche settimana fa hanno deciso di inviarmi nuovi campioni per un ulteriore assaggio.

Stavolta le bottiglie erano quattro, a rappresentanza della gamma completa del Birrificio del Forte. La prima bottiglia che ho stappato è stata quella della 2 Cilindri, assaggiata in anteprima alla spina proprio al Villaggio della Birra 2011. In quell’occasione avevo gradito parecchio questa classica Porter, quindi ero curioso di riprovarla in bottiglia. Il primo approccio è ottimo: è esteticamente appagante, con un colore marrone scurissimo e riflessi ramati e una schiuma beige di media compattezza. I profumi sono avvolgenti: tostato, caffè, vaniglia, carruba e liquirizia appena accennata. La ricetta punta a ottenere una certa scorrevolezza (è un po’ la cifra stilistica delle birre del Forte), che è raggiunta in parte anche grazie a una fine carbonazione. Al palato c’è molto tostato, mentre il finale risulta un po’ corto, caratterizzato da fondi di caffè e da un retrogusto che meriterebbe maggiore pulizia. Quando si scalda emergono al naso note fruttate di fragole e frutti di bosco, mentre in bocca guadagna una maggiore armonia.

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Interessante il secondo assaggio, che è ricaduto sulla Gassa d’Amante. Si ispira alle Blond Ale belghe e dovrebbe rappresentare la “chiara base” della casa. Si presenta di colore dorato con una leggera velatura, la schiuma è bianchissima, fine e persistente. Alla vista è davvero molto gratificante. Avvicinando il bicchiere al naso sono facilmente distinguibili un piacevole floreale e una spiccata nota balsamica, oltre a una punta d’albicocca e crosta di pane. I profumi sono penetranti e gradevolissimi. Al palato scorre veloce, anche grazie a una evidente frizzantezza, che tuttavia non risulta mai invadente. Sul finale torna prima il dolce della frutta gialla insieme alla nota balsamica, poi l’amaro conclusivo, non troppo evidente ma a lungo persistente. E’ fresca e secca, un’ottima alternativa alle solite “chiare da battaglia”, immancabili nelle gamme dei vari birrifici.

Successivamente sono passato alla Meridiano Zero, che si ispira alle Bitter inglesi (da qui il nome). Si presenta di colore ramato scuro con riflessi arancio e decisamente opalescente. La schiuma è caratterizzata da bolle grandi e da una persistenza limitata, che in uno stile del genere è assolutamente accettabile. All’analisi olfattiva ho notato una fastidiosa nota ferrosa, che fortunatamente è andata scomparendo appena la birra si è riscaldata, rivelando profumi di caramello e prugna, oltre a una curiosa nota leggermente tostata. Assai convincente al palato, grazie a sapori ricchi, un corpo vellutato e una carbonazione perfetta per accompagnare la bevuta. Protagonisti i malti caramellati, con gusto di caramello e miele di castagno. Sul finale emerge un amaro persistente e discretamente aggressivo, che però ben si sposa con la dolcezza della parte maltata. Anche qui il finale potrebbe essere più pulito, con un sapore di melassa che risulta un po’ “appiccicoso”.

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Infine ho chiuso con la birra più alcolica del lotto, la Mancina, appartenente allo stile delle Belgian Strong Ale. Alla vista è di colore arancio scarico con riflessi dorati, una leggera velatura e un perlage appena distinguibile. La schiuma non è molto persistente e comunque nella resa assai lontana dalle migliori espressioni della scuola belga. Al naso esplodono inebrianti profumi di frutta gialla (pesca, albicocca), una netta nota mielata ma soprattutto un intrigante speziato, che ricorda lo zenzero. Nonostante il grado alcolico, in bocca il corpo risulta relativamente leggero e la birra scende rapida, riuscendo ancora in uno degli obiettivi principali ricercato dai due birrai. I sapori sono dominati da una dolcezza generale, con miele e frutta a farla da padroni. Tutta questa ricchezza trova però poco riscontro nel finale, dove ci si attenderebbe una maggiore secchezza a equilibrare la bevuta. Per questo motivo la Mancina mi è parsa alla fine un po’ monocorde, nonostante sia assolutamente godibile.

In definitiva le birre del Forte dimostrano che i suoi creatori possono vantare già una certa esperienza alle loro spalle, riuscendo a risultare piacevoli e interessanti nonostante il birrificio abbia aperto solo da qualche mese. Le scelte di Carlo e Francesco sono chiare e per certi versi radicali e la gamma attuale appare la diretta (e riuscita) emanazione delle loro idee. Sono prodotti intriganti e di buon livello, alcuni dei quali secondo me dovrebbero essere rivisti solo nel finale. Per il resto hanno davvero poco da invidiare rispetto alle birre dei maggiori birrifici italiani. Ricordo che il Birrificio del Forte è situato nel comune di Pietrasanta, in provincia di Lucca.

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Andrea Turco
Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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7 Commenti

  1. Sono sempre più dell’idea che sarebbe ora che anche io aprissi un blog birraio. Lo farei esclusivamente per ricevere bottiglie omaggio 🙂

    Queste birre sono già approdate a Roma?

  2. Birre provate grazie alla disponibilità di Carlo che mi ha inviato una campionatura di tutte le loro birre. Sinceramente sono rimasto particolarmente colpito per il prodotto nel suo complesso: birra, etichette e comunicazione (non è facile trovare in un birrificio emergente con già questi aspetti curati nei minimi dettagli). In conclusione, visto che stiamo parlando, spero di aver presto le loro birre perché ne varrebbe veramente la pena.

    • Assolutamente d’accordo con te, la comunicazione curata è un valore aggiunto non da poco, soprattutto per un birrificio emergente. Secondo me sarà una bella mossa prenderle 🙂

  3. Se può interessare qualcuno, e spero di non essere tacciato per un “inserzionista”, volevo segnalare che le birre del Birrificio del Forte le potete trovare presso il nostro punto vendita.

    Ciao a tutti.

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