Tre chicche per un mercoledì sera

Alla fine di una giornata stressante come quella che ho passato ieri, la cosa migliore è rilassarsi un po’ con qualche buona birra e la compagnia degli amici. Per questo motivo dopo cena, nonostante fossi fisicamente a pezzi, ho trovato le forze per una capatina in quel di Trastevere. Gli dèi devono aver apprezzato lo sforzo, visto il livello qualitativo del mio bere…

Al bir&fud ho inaspettatamente trovato una Lurisia Quattro alla spina, birra prodotta da Baladin con boccioli di rosa. Ad inizio estate l’avevo già provata in bottiglia e mi aveva alquanto soddisfatto, ora l’ho potuta bere “on draught”. Il naso è ovviamente un trionfo di note floreali, anche se è riconoscibile anche un deciso mielato. In bocca risulta fresca e dissetante, con una punta di diacetile che nel complesso non stona. Inevitabile il confronto con la Fleurette, che trovo in generale più beverina e meno “profonda”, e che personalmente preferisco.

Dal bir&fud mi sono spostato al Ma che siete, dove sapevo che probabilmente avrei trovato qualche nuovo prodotto alla spina. Per fortuna le mie speranze si sono concretizzate in due chicche spettacolari: It’s Alive! di Mikkeller e Black Albert di Struise.

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Della It’s Alive! avevo scritto tempo fa: si tratta di una birra molto particolare, prodotta con brettanomiceti. L’idea di Mikkeller era di raggiungere un risultato che potesse ricordare la famosa Orval. Secondo me le differenze con la trappista belga sono evidenti, ma non per questo siamo di fronte a un prodotto malvagio, anzi. Al naso emergono evidenti sentori riconducibili all’uso dei suddetti batteri, mentre in bocca dominano aromi maltati e fruttati che conducono a un lungo finale amaro. Certo, siamo lontani dall’eleganza di una Orval e dal modo in cui i brettanomiceti si sposano splendidamente col resto, ma – ripeto – la It’s Alive! è una gran birra, soprattutto perché riesce a risultare piacevole nonostante le sue caratteristiche “estreme”. In parole povere: a volte certi esperimenti si rivelano schifezze immonde, in questo caso invece siamo di fronte a una birra dissetante ma allo stesso tempo complessa.

La Black Albert è invece una Imperial Stout da urlo. Non è certo una birra da bere a secchiate, a causa della sua complessità e dell’elevato grado alcolico, ma basta anche solo un bicchiere per rimanere estasiati: aromi classici dello stile, eleganza, pulizia in bocca. L’etichetta recita 13 gradi alcolici, ma quasi non si sentono grazie allo splendido equilibrio raggiunto da questo prodotto.

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Alla fine di questo resoconto forse vi starete chiedendo se c’è qualche refuso: posso tranquillizzare tutti sul fatto che queste birre erano effettivamente alla spina. Complimenti a chi l’ha rese disponibili al popolo romano di appassionati!

Andrea Turco
Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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3 Commenti

  1. Pefettamente d’accordo con te per quanto riguarda la Black Albert (in bottiglia sto cercando di evitare di berla tutta nonostante il caldo) ed anche per quanto riguarda la Lurisia 4, buona veramente.
    L’unica che mi lascia “perplesso” è la It’s Alive, buona ma l’immaginavo più “batterica”, poi marchio di fabbrica Mikk è l’alcool, si sente abbastanza anche in questa ed effettivamente cè! Sarà che forse era la terza birra e alcune volte è meglio aprire bocca dopo averla bevuta come prima…riproverò a breve e vediamo se mi fa la stessa impressione (positiva cmq, èun mio gusto logicamente).
    Ciao a presto, Mirko

  2. Beh al naso i brett inizialmente si sentono moltissimo… Non è certo una birra da mandare giù in dieci secondi e in effetti dopo un po’ che la bevevo il lato più “batterico” è diventato meno evidente… ma credo dipendesse da una mia “assuefazione” a quella caratteristica.

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