Sembra già giunto al capolinea l’amore, forse mai davvero sbocciato, tra i birrifici italiani e le birre low-alcohol. È questo il dato più interessante che emerge dal rapporto di metà anno di Italian Craft Beer Trends, l’osservatorio permanente di Cronache di Birra che analizza le tendenze del settore sulla base delle creazioni inedite dei produttori italiani. Nei primi sei mesi del 2026 abbiamo censito 397 nuove birre provenienti da 156 birrifici, con un trend in discesa rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (nell’ordine -16% e -18%). In altre parole nella prima metà del 2025 avevamo registrato molte più birre inedite, ma il calo non è necessariamente negativo: la salute del settore si colloca in un punto di equilibrio tra la bulimia produttiva e l’aridità creativa. Dove sia questo punto, tuttavia, è difficile stabilirlo.
Come accennato, l’elemento più sorprendente riguarda il segmento delle low-alcohol, che nei primi sei mesi del 2025 aveva mostrato un vero e proprio boom. Nel periodo in considerazione le birre sotto il livello psicologico del 4% alc. si erano attestate oltre il 15% di tutte le produzioni inedite censite, superando ampiamente il livello dei semestri precedenti. Nei primi sei mesi del 2022, 2023 e 2024, infatti, questa nicchia aveva scavallato appena il 6% di tutte le nuove birre. I dati nel 2026 segnano un ritorno al passato, annullando la forte ascesa dell’anno precedente. L’analisi ha fatto segnare un 7,3% che è molto più vicino alla tendenza storica e che, per il momento, configura come un’eccezione statistica quanto avvenuto nel 2025.
Come si spiega allora il balzo isolato dello scorso anno? La risposta è semplice e risiede nelle modifiche al codice della strada annunciate a fine 2024 ed entrate nel vivo pochi mesi dopo. Il terrorismo comunicativo che seguì a quella novità – peraltro assolutamente infondato – creò evidentemente un isterismo collettivo non solo tra i consumatori, ma anche tra gli operatori del settore. Sulla scia delle preoccupazioni seguite alle scelte del Ministro dei Trasporti, i birrifici decisero di lanciare tante nuove birre a bassa gradazione alcolica, talvolta anche su pressione di distributori e locali. Fu dunque una risposta emotiva più che una strategia studiata a tavolino, tanto che a distanza di un anno la scelta di produrre birre sotto il 4% è tornato ai livelli degli anni precedenti al 2025. Qualsiasi sia la vostra opinione rispetto alle birre leggere, l’aspetto svilente è che spesso il settore artigianale opera ancora in modo impulsivo invece che sulla base di strategie precise nel medio e lungo termine.
La conseguenza della contrazione delle low-alcohol ha avuto ripercussioni sugli stili birrari scelti dai birrifici per le loro creazioni inedite. In particolare nei primi sei mesi del 2026 abbiamo assistito a un innalzamento della taglia alcolica delle birre luppolate, con un calo delle Session IPA e una crescita impressionante delle American IPA, che già dominavano il mercato. Questa tipologia – nella quale facciamo rientrare le American IPA propriamente dette, ma anche le West Coast IPA, le Pacific IPA e le altre variazioni del caso – ha rappresentato il 17,6% di tutte le nuove birre, doppiando di gran lunga il secondo stile presente in questa graduatoria: le Pils, fermatesi al 7,8%. Pils che comunque ottengono un risultato degno di nota e segnano la presenza ormai fissa delle basse fermentazioni nella produzione generale di nuove birre.
Per il resto i dati del primo semestre di Italian Craft Beer Trends non mostrano particolari variazioni rispetto agli anni passati. Come accennato le Lager sono ormai costantemente oltre il 25% di tutte le birre inedite, mentre i micro trend confermano quanto emerso nel corso del 2025. Inutile poi specificare che i luppoli più citati dai birrifici italiani sono quelli di origine americana, con un podio tutt’altro che inedito: Citra al primo posto, poi nell’ordine Mosaic e Simcoe. Tra gli ingredienti speciali, la vaniglia è stata la più menzionata nel primo semestre del 2026, seguita dal caffè e dal lime.
Ora sarà interessante analizzare come evolveranno queste tendenze nei prossimi mesi. L’impressione è che, al netto delle riflessioni sul segmento low-alcohol, il comparto abbia imboccato una fase di stabilità produttiva e consolidamento delle tendenze nel lungo termine. Conferme a queste impressioni si avranno a inizio 2027, quando pubblicheremo la nuova edizione di Italian Craft Beer Trends, il report che si sta rivelando un punto di riferimento fondamentale per operatori del settore e appassionati. Il documento sarà disponibile sia in versione stampata con copertina rigida, acquistabile su Amazon, sia in pdf scaricabile gratuitamente. Tutte le birre inedite del 2026 sono consultabili su Whatabeer, qui invece potete scaricare la versione del 2025 del report per confrontarla con i dati del primo semestre di quest’anno.







