L’intelligenza artificiale (IA) si sta rapidamente affermando come un potente strumento per l’innovazione in diversi settori industriali, incluso quello brassicolo. Fino a oggi tuttavia è stata usata nel mondo birrario quasi esclusivamente per attività con fini commerciali o poco più che ludici, come la creazione di birre basate su ricette e immagini generate dai computer. Un recente studio del centro belga di microbiologia VIB-KU Leuven – nato dalla collaborazione tra l’Istituto di biotecnologie delle Fiandre (VIB) e l’Università cattolica di Lovanio (KU Leuven) – ha invece impiegato l’intelligenza artificiale per dimostrare il suo potenziale impatto rivoluzionario nella predizione e nel miglioramento del gusto della birra. Si tratta di un lavoro molto serio e approfondito, durato cinque anni e basato in parte sulla degustazione tradizionale con panel di assaggiatori, in parte su moderni algoritmi predittivi.
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