[Modifica del 15/03/13] Attenzione: le notizie citate in questa pagina, da cui è tratto il post che segue, sono state smentite in modo tassativo dalla proprietà del locale, che ha anche provveduto a querelare i loro autori. L’Officina della Birra risulta persona informati sui fatti (a proposito dell’operazione Redux) perché alcune delle persone arrestate frequentavano il locale con mogli e figli. Di conseguenza alcuni articoli pubblicati sui mezzi di comunicazione risultano totalmente sbagliati e infondati, avendo riportato i fatti in maniera da far credere che l’ndrangheta si fosse impadronita del locale. Non è stato apposto alcun sigillo, non c’è stata alcuna grana giudiziaria.
Scordatevi pure il post leggero del venerdì, perché oggi l’argomento è piuttosto pesante. Molti di voi conosceranno – quantomeno di nome – l’Officina della Birra di Bresso (MI), uno dei primi birrifici italiani protagonisti della rinascita dei prodotti artigianali. Ebbene una recente operazione anti-‘ndrangheta, denominata Redux-Caposaldo, ha rivelato come dal 2008 gli esponenti del clan di Pepè Flachi abbiano messo gli occhi sul locale, riuscendo in breve ad ottenere il controllo completo dell’azienda. E’ forse il primo e più clamoroso caso di infiltrazioni della malavita nell’emergente settore della birra artigianale italiana.










