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L’ombra della ‘ndrangheta sulla birra artigianale

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[Modifica del 15/03/13] Attenzione: le notizie citate in questa pagina, da cui è tratto il post che segue, sono state smentite in modo tassativo dalla proprietà del locale, che ha anche provveduto a querelare i loro autori. L’Officina della Birra risulta persona informati sui fatti (a proposito dell’operazione Redux) perché alcune delle persone arrestate frequentavano il locale con mogli e figli. Di conseguenza alcuni articoli pubblicati sui mezzi di comunicazione risultano totalmente sbagliati e infondati, avendo riportato i fatti in maniera da far credere che l’ndrangheta si fosse impadronita del locale. Non è stato  apposto alcun sigillo, non c’è stata alcuna grana giudiziaria.

Scordatevi pure il post leggero del venerdì, perché oggi l’argomento è piuttosto pesante. Molti di voi conosceranno – quantomeno di nome – l’Officina della Birra di Bresso (MI), uno dei primi birrifici italiani protagonisti della rinascita dei prodotti artigianali. Ebbene una recente operazione anti-‘ndrangheta, denominata Redux-Caposaldo, ha rivelato come dal 2008 gli esponenti del clan di Pepè Flachi abbiano messo gli occhi sul locale, riuscendo in breve ad ottenere il controllo completo dell’azienda. E’ forse il primo e più clamoroso caso di infiltrazioni della malavita nell’emergente settore della birra artigianale italiana.

Prossimi eventi: Birrasana, Fa’ la cosa giusta! e Rurale Open Day

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Dopo i post polemici e quelli nostalgici, torniamo a parlare di birra bevuta, dando un’occhiata ai prossimi eventi in programma. Il primo che segnalo non riguarda l’Italia, ma può risultare molto interessante per i microbirrifici nostrani. Sabato 14 maggio 2011 si terrà a Blanes (provincia di Girona, sulla Costa Brava) la manifestazione Birrasana, festival spagnolo della birra artigianale. Sarà completamente dedicato alla birra, ma non mancheranno spazi per musica dal vivo, ristorazione e attività varie. Ovviamente saranno presenti tanti birrifici dalla Catalogna e dal resto del paese, ma l’obiettivo è di allargare la manifestazione anche alle aziende straniere, comprese le nostre. Il mercato spagnolo è ancora tutto da scoprire, dunque diversi birrifici italiani potrebbero essere interessati a partecipare. Se siete tra questi, contattatemi pure via email (la trovate qui nella colonna a destra).

Per l’angolo nostalgia, un locale che ha fatto la storia: il Bierkeller

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Spesso nella vita di ognuno di noi c’è un locale particolare, probabilmente poco conosciuto nell’ambiente, ma che ha segnato un’epoca nella propria “carriera” di appassionato. In alcuni casi oggi quel locale non esiste più, scomparso per fare posto a qualche altra attività oppure semplicemente abbandonato per i motivi più disparati. Il locale di cui scriverò ha avuto proprio un destino simile, ma è stato importantissimo per me, nonostante in pochi sappiano che sia esistito, anche nella stessa Capitale. Prima dell’esplosione del fenomeno “birra artigianale”, prima della moltiplicazione dei beershop romani, prima ancora dell’apertura del bir&fud, dell’Open, del 4:20 e di altre decine di ottimi pub, a Roma c’era un piccolo rifugio per appassionati chiamato Bierkeller. Alla sua guida Manuele Colonna e un manipolo di altri pazzi. Se non ne avete mai sentito parlare, oppure se lo conoscevate e volete cinque minuti di amarcord, eccovi serviti…

I Love Beer: così Heineken pretende di fare cultura birraria

Chi usa frequentemente Facebook sa bene quale quantità di notizie, spesso in anteprima, è in grado di regalare il social network per antonomasia. Così questa mattina mi è capitato di leggere sul relativo profilo che Maurizio Maestrelli ha pubblicato un suo nuovo post. Ho pensato che si trattasse dell’ultimo articolo di Birragenda, invece ho capito che è un altro sito, chiamato Fuori di Luppolo. “Guarda un po’, Maurizio ha rivoluzionato il suo blog”, ho pensato, prima di comprendere che si trattava di qualcosa di completamente diverso. L’impostazione è la stessa, ma gli articoli sono differenti e soprattutto torna spesso la dicitura “I Love Beer Network”. Così ho cliccato su quello strano nome e sono stato rimbalzato su un altro sito: I Love Beer, per l’appunto. Che si autodefinisce “il primo portale italiano che promuove la cultura della birra”. E lì ho iniziato a storcere il naso. Soprattutto quando in fondo alla pagina ho letto “copyright Heineken Italia”. Andiamo bene…

Cominciare la settimana con alcune notizie dall’estero

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Dopo l’imprevisto (almeno per me) ponte appena passato, torniamo a scrivere di birra con una manciata di notizie eterogenee provenienti dall’estero, tutte piuttosto interessanti. Partiamo allora dagli Stati Uniti, dove la Sierra Nevada ha sorpreso gli appassionati, annunciando che inizierà a distribuire alcuni suoi prodotti in lattina. Se fino ad oggi il ritorno all’alluminio sembrava un fenomeno da osservare con curiosità – e, perché no, con un pizzico di scetticismo – gli ultimi aggiornamenti in materia consigliano di guardare alla cosa con occhi diversi. Se persino i grandi nomi ora puntano alla lattina (recentemente anche Brewdog è entrato nel club), allora la paventata rivoluzione può davvero assumere dimensioni ragguardevoli.

La grande bolla della birra artigianale

Giusto ieri stavo dando un’occhiata a Twitter, quando mi sono imbattuto nell’articolo di Joe Stange segnalato da Indastria e pubblicato su Draft Magazine. Un pezzo lunghissimo, ma davvero interessante, che offre la fotografia dello stato della birra artigianale negli USA dal punto di vista di un appassionato che è tornato in patria dopo 4 anni di “esilio”. Ciò che Stange sottolinea è l’evoluzione che ha avuto l’ambiente in così poco tempo, chiedendosi se non ci si stia spingendo oltre, perdendo il gusto di bere una birra senza troppi pensieri. Un argomento sicuramente stimolante, che tuttavia mi ha spinto a una riflessione diversa. In particolare mi ha colpito l’euforia descritta dall’autore, gli sforzi profusi dai vari operatori del settore nel tentativo di cavalcare l’onda. Un’euforia paragonabile a quella italiana, per la quale è lecito porsi domande sulla solidità delle basi sulle quali poggia.

Gli eventi in programma per San Patrizio

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Come forse saprete giovedì si festeggerà San Patrizio, una ricorrenza che noi appassionati di birra aspettiamo sempre con trepidazione – non so se avete notato qualche variazione nella grafica del sito 😛 . Per l’occasione volevo scrivere un post specifico, ma senza dilungarmi nei soliti racconti legati alla genesi della festa, che ormai credo interessino a pochi. Molto più interessante è invece brindare bevendo birra artigianale, dunque ho pensato di segnalare alcuni eventi italiani organizzati ad hoc. Sarebbe stato più giusto farlo il 17 marzo, ma poi avreste avuto solo poche ore per organizzarvi 😉 , quindi ho preferito anticipare di qualche giorno. Dopo tutto questo preambolo, spazio agli appuntamenti di San Patrizio, che ovviamente saranno incentrati sulle Stout (e Porter).

E’ un delirio di nuove birre italiane!

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La crescita del movimento artigianale in Italia è documentata da diversi fenomeni, non ultimo il moltiplicarsi di notizie che periodicamente riguardano le nuove birre dei produttori nazionali. Tendenza che non solo si spiega con la progressiva apertura di nuovi birrifici, ma anche con una crescente attenzione per la comunicazione di eventi e notizie riguardanti le attività dell’azienda. Prendiamo ad esempio l’idea di battezzare nuove creazioni con serate di presentazione ad hoc: ora è una pratica sempre più diffusa, ma fino a qualche anno fa pochissimi birrifici se ne preoccupavano, lanciando nuove birre senza uno straccio di comunicato al seguito. Come vedremo, invece, proprio gli eventi di presentazione saranno la costante del post di oggi…

I nuovi beershop romani – parte prima

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Cronache di Birra in passato ha praticamente documentato in tempo reale il clamoroso fenomeno dei tanti nuovi beershop aperti recentemente a Roma. In realtà è un po’ che non riprendo il discorso e di cose nel frattempo ne sono successe tante. Che tradotto significa: una marea di nuovi negozi inaugurati nella Capitale a strettissimo giro. Se considerate che il post odierno è solo la prima parte della panoramica sull’argomento, potete farvi un’idea del numero di beershop presenti al momento nell’Urbe.

Anche per gli scienziati la Guinness migliore si beve in Irlanda

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Il mondo della birra, come tanti altri settori, è infarcito di leggende, credenze più o meno fondate e luoghi comuni difficili da sfatare. Tra i postulati più ricorrenti c’è quello che afferma la supremazia di una birra bevuta in loco piuttosto che altrove. Anche se non siete aficionados provetti, avrete sicuramente sentito dire che la Guinness bevuta in Irlanda è decisamente migliore di qualunque altra Guinness presente in Italia o all’estero – discorso valido anche per altre birre. Una verità inconfutabile anche per un prodotto industriale come la Stout per antonomasia, però di non semplice interpretazione: le spiegazioni sono diverse e nessuna è considerata decisiva, anzi spesso arrivano a sfiorare l’assurdo. E allora ci hanno pensato gli scienziati a indagare, confermando che la teoria è assolutamente valida.

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