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Vendesi impianto completo con sala cottura da 10 hL

Vendesi impianto completo per birra artigianale in provincia di...

Birra del Bosco vende un tino miscelazione zucchero da 25hl

Birra del Bosco vende un tino di dissoluzione zucchero...

Il birrificio Lucky Brews cerca aiuto birraio/cantiniere

Il birrificio Lucky Brews cerca aiuto birraio/cantiniere, possibilmente con...
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Prossimi eventi: IBF Genova, BirrArt e Giornata Nazionale Homebrewing

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D’accordo, d’accordo: l’estate è finita da un pezzo e con lei anche la moltitudine di festival che animavano i nostri fine settimana. Ora però smettetela di piangervi addosso, perché in realtà il nostro calendario è ancora ricco di appuntamenti interessanti. A partire da questo week-end, quando a Genova debutterà l’evento itinerante Italia Beer Festival. Organizzato dall’Associazione Degustatori Birra, la manifestazione andrà in scena da venerdì 7 a domenica 9 ottobre al 105 Stadium, confermando una formula ormai consolidata negli anni.

L’Olmaia vende due fermentatori

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Il birrificio toscano L’Olmaia vende 2 fermentatori tronco conici da 14hl, coibentati, circuito per glicole, Lainox 2008.

I fermentatori sono senza valvola di uscita intermedia, con valvola fondo cono, scarico DIN 40 con valvola inox a farfalla diam. 40 A304+man. 770s DIN 40 maschio + girella > DIN40 femmina (ovviamente comprese nella vendita).

Il gorgogliatore è posto sul retro.

Da Dogfish Head arriva la birra di Google

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Quando ieri ho letto questa notizia, immaginavo che in un paio d’ore al massimo sarebbe stata rilanciata da blog e forum specializzati, invece niente. E sì che l’argomento è di quelli che fanno scattare sull’attenti chiunque si interessi di curiosità birrarie: il birrificio americano Dogfish Head ha infatti realizzato una birra in collaborazione con Google. Proprio così. Si chiama Urkontinent e nasce dallo scambio di idee tra Sam Calagione, fondatore del birrificio, e Andam Lutz, responsabile impianti presso Big G. Lo scopo era di riunire in una birra la filosofia di un’azienda innovativa e “globale” come Google. Ma come riuscirci? Ce lo raccontano gli stessi protagonisti…

I vincitori del Great American Beer Festival 2011

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Come saprete nello scorso fine settimana si è tenuto a Denver il Great American Beer Festival, di cui Claudio Cerullo di Amiata ci ha regalato uno spettacolare resoconto in due puntate. Uno dei momenti più attesi della manifestazione è senza dubbio l’annuncio dei vincitori del relativo concorso, considerato assai prestigioso. Anche quest’anno i numeri a corredo sono stati impressionanti: 3.930 birre iscritte da 526 birrifici, 248 medaglie assegnate in base alle scelte di 167 giudici da nove diverse nazioni, 83 categorie a rappresentanza di 134 stili birrari. Il risultato? Un contest davvero immenso, di cui ora possiamo scoprire i risultati più interessanti.

Claudio Cerullo (Amiata) al GABF: il suo diario di bordo (seconda parte)

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Dopo la prima puntata del diario di Claudio Cerullo (birrificio Amiata) al Great American Beer Festival, ecco la seconda e ultima parte della sua visita al più importante evento birrario degli Stati Uniti. Venerdì siamo entrati nell’atmosfera della manifestazione e abbiamo avuto conferma del grande spirito che anima il movimento americano; oggi invece Claudio dedicherà il suo resoconto alle birre più meritevoli tra le tante presenti al GABF, rivelandoci anche qualche dettaglio sul tipo di pubblico presente e sul fermento che anima la città di Denver durante il festival. Buona lettura, ci risentiamo più tardi per i vincitori del concorso collegato all’evento. Ne approfitto per ringraziare pubblicamente Claudio della sua grande disponibilità e puntualità.

Claudio Cerullo (Amiata) al GABF: il suo diario di bordo

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Nella giornata di ieri è iniziata l’edizione 2011 del Great American Beer Festival, la più grande manifestazione birraria degli Stati Uniti, organizzata dalla Brewers Association. Strutturato sulla falsariga dell’europeo GBBF, il GABF permette ai fortunati possessori di un biglietto di assaggiare più di 2.400 birre provenienti da 465 birrifici differenti. Numeri da capogiro, che comprensibilmente fanno del festival uno degli appuntamenti più attesi in assoluto dagli appassionati, non solo americani. Quest’anno Cronache di Birra vi offre la possibilità di calarvi nella fantastica atmosfera dell’evento, grazie al gustoso resoconto di Claudio Cerullo del birrificio Amiata – presente tuttavia come semplice curioso, libero da impegni professionali ufficiali. Sarà lui a guidarci tra gli stand del Colorado Convention Center di Denver e a farci vivere l’ebbrezza di una manifestazione unica nel suo genere. Ecco la prima puntata del resoconto.

Dal Regno Unito dieci consigli su come massimizzare i profitti nei pub

Esattamente come ieri, anche oggi torno su una recente pubblicazione riguardante il mercato della birra. Probabilmente avrete capito che mi riferisco a quel The Cask Report che ho sviscerato giusto qualche giorno fa e che annualmente esamina lo stato della birra in cask nel Regno Unito. Tranquilli però, non voglio analizzare nuovamente quei dati, bensì porre l’attenzione su un capitolo secondario che trovo molto interessante. Si tratta di una serie di suggerimenti, emersi da un’attenta analisi del settore, rivolta a quei gestori di pub che propongono o vorrebbero proporre birre tradizionali nei loro locali. Una sorta di prontuario da tenere in grande considerazione e che forse può tornare utile anche ai publican italiani.

Care donne, berreste una birra solo perché rosa?

Quando a fine luglio vi ho parlato dei dati emersi dall’immancabile Annual Report di Assobirra, ho citato la crescita del segmento femminile tra i consumatori di birra. Esse rappresentano addirittura il 44% dei bevitori italiani, per un totale di 16 milioni di individui. In poche parole il gentil sesso copre quasi la metà dei consumi, ma se pensiamo alle pubblicità di birra, notiamo che sono quasi sempre destinate a un pubblico maschile. Dalla famosa “bionda” della Peroni fino ai tanti spot italiani e stranieri di oggi, il modo di comunicare la birra è stato sempre fallocentrico. Un fenomeno curioso, di cui gli esperti di marketing sembrano essersi accorti solo recentemente e che adesso stanno cercando di correggere. Ma nel modo peggiore…

Buskers, un birrificio itinerante tutto italiano

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Nelle ultime settimane abbiamo sentito parlare spesso del progetto Buskers, un’idea nata da poco, ma che già sta incuriosendo appassionati e addetti a lavori. Dopo le voci di corridoio, dopo le anteprime dei prodotti inaugurali, dopo gli assaggi iniziali, è ora il momento di andare alla scoperta di questa nuova iniziativa birraria. Partiamo allora dal principio: cos’è Buskers? Può essere considerato una sorta di birrificio itinerante, che non possiede un suo impianto di produzione. In parole povere è un marchio, con il quale saranno commercializzate diverse birre realizzate presso birrifici amici, italiani e stranieri. Un’idea semplice, ma dannatamente intrigante, che se non sbaglio per la prima volta viene sperimentata in Italia – o almeno per la prima volta con un progetto a lungo termine.

Consumi in picchiata, ma in UK le birre in cask tengono

Solitamente in questo periodo vengono pubblicati due interessanti documenti che analizzano rispettivamente lo stato della birra in Regno Unito e Belgio. Come annunciato in mattina da Pete Brown , oggi è stata rilasciata l’edizione 2011-2012 del The Cask Report, il rapporto che esamina la salute delle birre in cask – quindi in qualche modo della birra artigianale – in Gran Bretagna. Il risultato è che nonostante si sia trattato di un anno particolarmente duro per la birra in generale, i prodotti in cask hanno incassato bene la botta, continuando sulla strada tracciata nel recente passato. Stiamo parlando di dati di crescita rimasti pressoché invariati, ma che, se confrontati con quelli del mercato globale della birra, risultano molto confortanti.

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