Come ampiamente annunciato, ieri sera ho condotto la “degustazione trappista” al Maltese di Roma, dove sono andate in scena le tre fantastiche Westvleteren e un’Orval invecchiata in bottiglia per più di un anno. E’ stato un evento insolito, anche per i pochi posti disponibili: più che una degustazione a tutti gli effetti, è stata un’intima cena accompagnata da queste perle dell’arte brassicola mondiale. Abbiamo bevuto nell’ordine Orval abbinata a una quiche francese (mi sembra abbia un suo nome, ma la memoria non mi aiuta), Westvleteren Blond abbinata a una zuppa toscana (farro e funghi), Westvleteren 8 abbinata a formaggi (prodotti con birra e luppolo in fiori) e salumi e Westvleteren 12 abbinata a Sacher e Brutti ma buoni. Data l’eccezionalità dell’evento, ho pensato di dedicare il post di oggi al mondo delle birre trappiste, riportando alcune curiosità che forse non tutti conoscono. I più esperti probabilmente non scopriranno nulla di nuovo, ma ogni tanto è giusto fare divulgazione più “terra terra”, soprattutto su argomenti che incuriosiscono anche i neofiti.