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Il Birrificio Legnone (Valtellina) cerca un secondo birraio con esperienza

Il Birrificio Legnone (provincia di Sondrio) è alla ricerca...

Vendesi impianto completo con sala cottura da 10 hL

Vendesi impianto completo per birra artigianale in provincia di...

Birra del Bosco vende un tino miscelazione zucchero da 25hl

Birra del Bosco vende un tino di dissoluzione zucchero...
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Andrea si propone come direttore di beershop o sales manager

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Andrea Toson Marin (aka Bruce) si offre in qualità di Direttore responsabile di negozio per beershop/enoteca o anche sales manager per realtà del mondo brassicolo. E’ attivo nel settore da 5 anni, vive e lavora a Roma ma di fronte ad un’offerta congrua non avrebbe difficoltà a muoversi. Offre la propria esperienza e conoscenza del settore. Astenersi perditempo, a chi fosse realmente interessato invierà personalmente il proprio Cv.

Per ulteriori informazioni potete contattare Andrea al 340 2304098.

Assaggi di… Free Lions

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Se vi ricordate, un paio di settimane fa analizzai la recente comparsa di tanti nuovi birrifici nel Lazio. Si tratta di una tendenza emersa solo negli ultimi mesi, dopo anni in cui nella regione la situazione è rimasta piuttosto sonnacchiosa. Oggi i produttori laziali sono 15 e tra i maggiori esponenti del nuovo corso bisogna sicuramente inserire Free Lions di Tuscania (VT), creatura fortemente voluta dal suo birraio Andrea Fralleoni. Dopo due anni passati a costruire le fondamenta del progetto, Andrea è partito a spron battuto, gettandosi a capofitto in questa splendida avventura. Nelle scorse settimane mi ha inviato le sue birre, che oggi andiamo a scoprire insieme.

Birre collaborative: in calo nel mondo, in crescita in Italia

La Tainted Love di Toccalmatto ed Extraomnes

Nel mondo della birra esistono determinati argomenti che attirano spesso le opinioni degli appassionati. Sono temi che qualcuno a un certo punto decide di trattare e che in breve tempo creano un pubblico dibattito con i contributi di tanti partecipanti. La discussione alla fine scema, finché qualcun altro, a distanza di mesi, rispolvera l’argomento alimentando di nuovo il dibattito. In questa categoria di topic evergreen rientra perfettamente quello riguardante le birra collaborative, birre prodotte cioè da due o più birrai di comune accordo. Un trend controverso, nato in modo curioso (vi rimando all’articolo in cui parlai della Collaboration not Litigation) e che si è sviluppato rapidamente con evoluzioni molto particolari.

Opus Birrae non è il nome di un brewpub, ma di un pesce d’aprile

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Beh insomma, a quanto pare il pesce d’aprile di quest’anno non ha avuto il successo delle edizioni passate 🙂 . Proprio così: come quasi tutti avevano capito – e sul “quasi” tornerò più avanti – il brewpub Opus Birrae era il più classico degli scherzi per il primo aprile. Difficile credere fino in fondo che potesse nascere da un trio così eterogeneo come quello proposto (Colonna, Alex e Polli), sebbene a ben vedere questo improbabile triumvirato non era poi tanto inverosimile. Al quinto pesce d’aprile consecutivo devo ammettere che trovare storie credibili e allo stesso tempo clamorose non è facile. Senza contare che gli “abbocchi” degli scorsi anni hanno ormai formato i giusti anticorpi in molti lettori. Peccato, perché l’idea di un locale con sale e stili tematici mi sembrava abbastanza fuori di testa da apparire quasi realistica 😛 .

Roma avrà finalmente il suo brewpub e si chiamerà Opus Birrae

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Colonna (primo a sinistra) e Liberati (primo a destra) tornano amici (con Paolo Polli) per il primo brewpub di Roma città

Attenzione: l’articolo che segue è un pesce d’aprile!

Oggi è domenica e solitamente il blog nei giorni festivi rimane in silenzio. Tuttavia non potevo esimermi dal concedere un’eccezione alla regola perché la notizia odierna è di quelle clamorose. Come saprete a breve aprirà a Roma la più grande filiale al mondo di Eataly, che al pari della sorella americana ospiterà un brewpub all’ultimo piano. Finalmente la Capitale potrà annoverare un birrificio con mescita diretta all’interno del Raccordo Anulare, ma lo scoop è che Eataly non sarà il primo brewpub “urbano” della città. A bruciare tutti sul tempo sono stati infatti alcuni esponenti del movimento nazionale, che il prossimo 21 aprile inaugureranno il loro locale: Opus Birrae. Dietro al progetto, rimasto nell’ombra fino a oggi, ci sono tre nomi eccellenti: Manuele Colonna, Alex Liberati e Paolo Polli. Li ringrazio sin d’ora per avermi rivelato in anteprima i dettagli di questa loro nuova avventura.

Livingstone vende impianto da 150 litri con tre fermentatori da 300 litri

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Franco (Livingstone) vendo un impianto professionale Pico 150 con sala cottura da 150 litri e tre fermentatori da 300 litri, precedentemente appartenuto a un brewpub. Rivestito in rame, buone condizioni generali. Riscaldamento caldaia elettrico. Controllo fasi ammostamento via PLC. Completo di CIP di lavaggio, mulino, boiler da 200 litri, cooler a banco di ghiaccio per controllo temp fermentatori, tubazioni flessibili di collegamento. Quadro elettrico di protezione e comando. Lavafusti autocostruito. Utilizzato solo per cotte pilota. Adatto per brewpub o agriturismo.

Mondiali 2014: la birra fa litigare Fifa e Brasile

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Cosa c’è di meglio del venerdì per evadere un attimo dal mondo della birra artigianale e parlare di altro? Beh, non proprio di altro, ma di birra industriale – quindi sì, di altro… ok la smetto 🙂 – e delle sue influenze commerciali a livello internazionale. Ogni volta che mi capitano sotto mano notizie riguardanti le multinazionali birrarie, rimango stupito del potere che posseggono queste aziende. Potere capace persino di condizionare i Mondiali di calcio e di creare pesanti attriti tra la Fifa e il governo del Brasile, prossimo ospitante della più importante manifestazione sportiva dedicata al nobile giuoco del pallone. In mezzo alla disfida c’è lei, AB Inbev, uno dei principali gruppi brassicoli del mondo e sponsor dei prossimi Mondiali del 2014. Da dove nasce la discordia? Che domande, dalla birra.

Dopo la degustazione, alcune curiosità sulle birre trappiste

Come ampiamente annunciato, ieri sera ho condotto la “degustazione trappista” al Maltese di Roma, dove sono andate in scena le tre fantastiche Westvleteren e un’Orval invecchiata in bottiglia per più di un anno. E’ stato un evento insolito, anche per i pochi posti disponibili: più che una degustazione a tutti gli effetti, è stata un’intima cena accompagnata da queste perle dell’arte brassicola mondiale. Abbiamo bevuto nell’ordine Orval abbinata a una quiche francese (mi sembra abbia un suo nome, ma la memoria non mi aiuta), Westvleteren Blond abbinata a una zuppa toscana (farro e funghi), Westvleteren 8 abbinata a formaggi (prodotti con birra e luppolo in fiori) e salumi e Westvleteren 12 abbinata a Sacher e Brutti ma buoni. Data l’eccezionalità dell’evento, ho pensato di dedicare il post di oggi al mondo delle birre trappiste, riportando alcune curiosità che forse non tutti conoscono. I più esperti probabilmente non scopriranno nulla di nuovo, ma ogni tanto è giusto fare divulgazione più “terra terra”, soprattutto su argomenti che incuriosiscono anche i neofiti.

L’agenda birraria tra piccoli eventi e produzioni inedite

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Marzo è tradizionalmente un mese pazzerello e non è un caso che l’agenda degli eventi birrari sia in questo periodo molto particolare: non sono previsti a breve appuntamenti di grande respiro, una sorta di calma prima della tempesta che si scatenerà da aprile in poi. Tuttavia le occasioni per alimentare la nostra passione non mancheranno neanche nei prossimi giorni, quindi oggi diamo un’occhiata a cosa ci aspetta a breve. Partiamo da questa sera, quando sarò presente alla degustazione Westvleteren organizzata dal pub Maltese di Roma. Assaggeremo le tre perle trappiste più l'”ospite” Orval (invecchiata un anno), tutte accompagnate da abbinamenti gastronomici. Se siete interessati date un’occhiata alla pagina Facebook del Maltese, ma attenzione che i posti potrebbero già essere esauriti.

Oggi più che mai: viva il beer hunting

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Oggi, settanta anni fa, nasceva Michael Jackson, sicuramente la più importante figura di tutti i tempi in termini di divulgazione della cultura birraria. Un evangelizzatore come pochi, capace di appassionare migliaia di curiosi e di imprimere all’intero movimento della birra artigianale quell’impulso che oggi ben conosciamo. Lui è stato The Beer Hunter, il cacciatore di birre: il suo interesse per la birra e per tutto ciò che le gira intorno lo ha spinto nella sua lunga carriera a scoprire le abitudini birrarie di diverse nazioni. Non solo paesi con lunga tradizione brassicola alle spalle, ma anche realtà insospettabili come Argentina, Cina, Messico, Sri Lanka e anche Italia – i primi articoli sul nostro movimento risalgono a prima degli anni 2000! Sebbene io non abbia mai avuto il piacere di conoscerlo personalmente e abbia letto poche opere di Jackson, il post di oggi è dedicato a lui e alla sua filosofia di vivere la birra.

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