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Chimico e mastro birraio senior con esperienza ventennale cerca un impiego in un birrificio italiano

Sono Alexandru Moisa, Chimico e Mastro Birraio Senior e...

Il Birrificio Legnone (Valtellina) cerca un secondo birraio con esperienza

Il Birrificio Legnone (provincia di Sondrio) è alla ricerca...

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Devozione birraria: quando un birrificio sposa un determinato ingrediente

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Con oltre mille marchi presenti sul mercato, il settore della birra artigianale italiana impone ai birrifici di trovare una propria identità, per distinguersi dai competitor e stagliarsi sulla concorrenza. Alcuni ci riescono con la grafica e il packaging, altri coltivando uno stretto rapporto con la comunità di riferimento, altri ancora rivolgendosi a super nicchie di consumatori (appassionati di birre acide, beer geek, ecc.). Una soluzione alternativa, prettamente italiana, è cavalcare il legame col proprio territorio, favorito dalla biodiversità del nostro paese: quasi ogni produttore italiano vanta almeno una birra realizzata con un ingrediente speciale, proveniente dalla zona di attività. In alcuni casi, tuttavia, questo aspetto è talmente enfatizzato da determinare la totale devozione di un birrificio per una materia prima specifica. In certe situazioni la gamma presenta diversi prodotti caratterizzati dal medesimo ingrediente (o dalle sue variazioni), che rende tali fattispecie estremamente peculiari. Vediamone alcune…

Gli storici marchi di birra italiani (parte II): Peroni, Wührer, Pedavena e altri

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Negli ultimi venti anni in Italia hanno aperto tantissimi birrifici. Affermazione inconfutabile, sebbene qualcosa di molto simile sia accaduto tra la seconda metà del XIX secolo e l’inizio del ‘900, quando la birra improvvisamente non fu più un prodotto d’importazione, ma cominciò a essere prodotta anche nel nostro paese. Come abbiamo visto nella precedente puntata di questo excursus storico, alcuni dei marchi presenti all’epoca sono arrivati fino ai giorni nostri, seppur stravolti rispetto al passato: in diversi casi sono passati sotto il controllo dell’industria, in altri sono stati rilanciati in chiave artigianale. Altri invece sono semplicemente scomparsi. Dopo aver raccontato la storia di cinque importanti fabbriche storiche di birra, ora è il momento di ripercorrere quella di altre cinque. E vedrete che i nomi importanti non mancano!

Napoli svelata: come abbinare la birra artigianale alla cucina locale

Nel viaggio intrapreso intorno alle tradizioni culinarie regionali, non poteva mancare Napoli, tra le capitali della cultura gastronomica del Belpaese. Oltre alla sua bellezza di città a tratti estasiante, all’irresistibile vivacità, al grande fascino dei musei e dei centri d’arte, alle qualificanti cornici del mare e del parco del Vesuvio, oltre alla storia stratificata degli importanti regni che vi si sono succeduti, il capoluogo campano è stato fonte d’ispirazione per numerosi cuochi e artigiani e punto di smercio di cibi che, grazie al grande mercato cittadino, si sono affermati e poi diffusi ovunque: pensiamo, tra gli altri, al sorbetto, al gelato, alla pizza, alla pasta secca, alla mozzarella di bufala, oggi comunemente presenti sulle nostre tavole e che vengono considerati simboli alimentari dell’Italia nel mondo.

Nuove birre da MC-77 + Birra Perugia, Hammer, Orso Verde e altri

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La panoramica di oggi sulle nuove birre italiane si apre con un’interessante collaborazione, frutto dell’incontro tra due importanti birrifici del Centro Italia: il marchigiano MC-77 e l’umbro Birra Perugia. Il risultato è Saaz Limone e Sale (4,7%), una simil Gose che si ispira a una delle bevande catanesi per eccellenza: Seltz, limone e sale. Lo stile di Lipsia ben si adatta all’idea di partenza: il sale è previsto dalla ricetta originale, mentre la variazione sul tema è rappresentata dall’impiego di scorza di limone. C’è chiaramente una percentuale di frumento (maltato), mentre dalla descrizione non è chiaro se sono stati aggiunti lattobacilli, come nelle autentiche Gose. Il luppolo, infine, è presumibilmente di varietà Saaz (almeno in parte). Birra perfetta per l’estate, ça va sans dire.

Prossimi eventi birrari: MicroBo Beer Festival, Beer Bubbles e altri

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Bologna, Roma, Salerno e Palermo. Sono queste quattro grandi città italiane a essere protagoniste nella panoramica di oggi sigli eventi birrari, con altrettanti festival degni di menzione. Si terranno tutti nel secondo weekend di giugno, giusto per darvi un’idea del fermento che ci attende nelle prossime settimane (e che è già cominciato da un paio di mesi buoni). A Bologna – per la precisione a San Lazzaro di Savena – andrà in scena l’edizione 2018 del MicroBo Beer Festival, mentre a Roma si terrà il Beer Park Festival. Scendendo in Sud Italia troviamo l’evento Birra in B… Rocca a Salerno, mentre nel pieno centro storico di Palermo andrà in scena la terza edizione di Beer Bubbles. Insomma, un bel po’ di iniziative ben distribuite su tutto il territorio nazionale. Buone bevute a tutti!

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Gli storici marchi di birra italiani (parte I): Menabrea, Dreher, Metzger e altri

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Da un punto di vista birrario c’è un periodo della storia dell’Italia che mi ha sempre incuriosito: quello tra la metà del XIX secolo e il secondo dopoguerra, quando nel nostro paese erano attive decine di aziende brassicole. Le più note sono ancora operative ai giorni nostri, sebbene quasi sempre sotto il controllo della multinazionale di turno. Però questa manciata di marchi sopravvissuti negli anni non è altro che la punta dell’iceberg, l’impronta di un’epoca lontana in cui la nazione (soprattutto nelle sue regioni settentrionali) era un vero e proprio pullulare di birrifici. Mi piacerebbe approfondire l’argomento e capire come veniva prodotta e percepita la birra al tempo, ma per il momento ci limiteremo a ripercorrere la storia di alcuni brand. Ho dovuto dividere il percorso in più puntate, che comunque non basteranno a riassumere tutte le aziende storiche del settore. Basti pensare che a Torino, probabilmente la capitale birraria dell’epoca, i birrifici attivi era tantissimi.

Craft Beer in Giappone: le sorprese del profondo Sud

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Questa volta voglio portarvi a visitare un Giappone insolito, fuori dagli schemi turistici convenzionali: andremo a caccia di birre nel Giappone meridionale, nella regione del Kyushu. Il nostro itinerario brassicolo inizia a Fukuoka, l’ultima grande città che s’incontra quando si viaggia verso sud. Qui troviamo diverse di tap room, alcune più semplici e familiari altre davvero avveniristiche con dozzine e dozzine di spillatori a muro. Scegliamo il quartiere più trendy di Fukuoka, il Daimyo, ricco di bar, ristoranti e negozi di moda. In questa zona della città troviamo Craft Beer Brim e il recentissimo Fukuoka Craft che offrono una decina di birre alla spina quasi tutte giapponesi. Ed è proprio presso Fukuoka Craft che mi concedo una generosa degustazione di sei birre locali, spaziando su diversi stili, da una classica Belgian Ale a creazioni più o meno ben riuscite fra cui una pale ale al melone. Durante la mia visita stavano allestendo un locale per installare un piccolo impianto produttivo.

Nuove birre da Carrobiolo, Loverbeer, Baladin, Lambrate e altri

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Vi ricordate quando a metà aprile vi parlai della Extra Brut IPA, nuovo sottostile del nord della California, destinato probabilmente a diventare il prossimo fenomeno della scena birraria internazionale? Sappiate che ora anche i birrai italiani stanno cominciando a confrontarsi con questa nuovissima tipologia. Il primo a farlo – ma credo che il primato sia a livello europeo – è stato Pietro Fontana del Birrificio Carrobiolo, che negli scorsi giorni ha annunciato la sua Cuvee Tu Quoque (7,2%). Come da copione, la sua peculiarità risiede nella secchezza estrema, ottenuta con un particolare mix di cereali (20% di mais in fiocchi) e un ammostamento con pH e temperature estreme, durante il quale sono stati aggiunti enzimi extra malto: questo dettaglio ha permesso di raggiungere il 100% di attenuazione pur utilizzando un lievito neutro. Il risultato è un prodotto molto facile da bere, che esalta senza alcuna zavorra gli aromi dei luppoli impiegati (Azacca, Eldorado e Styryan Fox solo in late e dry hopping) e mostra un amaro deciso e tagliente nonostante gli appena 18 IBU. Sicuramente da provare!

Dall’Europa importanti novità sulle accise, con vantaggi per i birrifici artigianali

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Negli stessi giorni in cui inquietanti ombre si allungano sul futuro dell’Italia in Europa, proprio dalla Commissione europea arrivano importanti novità sul fronte delle accise. Venerdì scorso, infatti, è stata avanzata la proposta di riformulare le norme relative alle imposte di fabbricazione, al fine di creare un ambiente più favorevole alle piccole e medie imprese e ai consumatori finali grazie a una serie di interventi piuttosto eterogenei. Tali interventi rientrano nel progetto REFIT, con cui l’Unione Europea punta a semplificare e rendere meno onerosa la propria legislazione, così da fornire ai cittadini e alle aziende risultati efficaci, efficienti e a un costo contenuto. Poiché le novità sono diverse e molto interessanti, vale la pena analizzarle singolarmente considerando anche le possibili ripercussioni sul nostro ambiente.

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