Da alcuni anni l’arrivo di gennaio coincide con la pratica del Dry January, ossia l’astensione completa dal consumo di bevande alcoliche per l’intero mese. Ufficialmente l’iniziativa è nata nel 2013 come una “sfida” promossa dell’ente no profit britannico Alcohol Change UK, con l’intento di aumentare la consapevolezza dei danni dell’alcol e promuovere un cambiamento comportamentale nei suoi confronti. In pochi anni il Dry January ha assunto una dimensione globale, coinvolgendo milioni di persone in tutto il mondo – nel 2025 solo negli Stati Uniti i partecipanti sono stati quasi 87 milioni. Un rito collettivo che cerca il benessere nella privazione, seguendo un approccio ormai sempre più diffuso quando si parla di cibo. Ma i benefici sono davvero reali?
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