Di birrifici e dei loro locali

Whats_onForse lo saprete, o forse no, io comunque lo scrivo. Tanti appassionati danesi sono oggi in trepidazione, perché nel pomeriggio finalmente aprirà il primo Mikkeller Bar a Copenaghen. Com’è facile immaginare, si tratta di un locale di proprietà del produttore danese, che proporrà le birre di casa sia alla spina (impianto da 15 vie) che in bottiglia. Inoltre saranno ospitate tante produzioni dall’America e dal resto d’Europa, tra cui è facile immaginare anche le italiane Revelation Cat (Alex Liberati e Mikkel sono grandi amici). Oltre ad essere un nuovo indirizzo da segnalare nella capitale danese, il Mikkeller Bar offre anche la possibilità di riflettere sulla nuova tendenza dei pub di proprietà dei birrifici.

Il progetto di Mikkeller non è infatti una novità assoluta nel panorama internazionale. Negli ultimi tempi si stanno infatti moltiplicando le notizie di aperture analoghe a quella di Copenaghen, dimostrando che non siamo di fronte a iniziative estemporanee, ma a una sorta di nuovo trend. Sembra quasi che il tradizionale modello di business inglese, dove solitamente i birrifici sono anche proprietari di pub, abbia improvvisamente varcato i confini del Regno Unito per diffondersi tra i produttori di tutto il mondo.

Curiosamente (ma forse non è un caso) i nomi coinvolti in questo fenomeno sono quelli più “alla moda”. Poteva ad esempio mancare Brewdog? No, e infatti James Watt e Martin Dickie apriranno a breve un proprio locale ad Aberdeen, in Scozia. Non sarà un semplice bar, ma un vero e proprio brewpub, dove però ci sarà una zona destinata alla produzione. Saranno realizzate birre speciali, organizzate visite all’impianto, proposti assaggi e abbinamenti con piatti cucinati appositamente.

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Basta tornare indietro di qualche mese per scoprire altri progetti simili. A inizio 2010 vi parlai dell’idea dell’americana Stone di aprire un proprio bar in Europa, sebbene si trattasse di un progetto ancora in fase totalmente embrionale – mi sembra che nel frattempo non ci siano stati aggiornamenti al riguardo. Da circa un anno è invece attivo negli Stati Uniti il Pannepot Cafè, che il birrificio Struise ha aperto nel Maine, compiendo il percorso inverso previsto dai suoi colleghi americani nel quale doveva essere coinvolto il birrificio belga Struise, che poi ha preferito aprire un locale in patria, a Oostvleteren.

E in Italia? Beh come non citare Open Baladin… Quasi un anno fa Teo Musso lanciò la sua idea di una serie di birrerie che fossero in grado di dare lustro alla birra artigianale italiana. Come saprete, i locali non sono l’esclusiva emanazione dei due birrifici coinvolti nell’operazione (Baladin e Birra del Borgo), ma offrono ampio spazio a un gran numero di produttori nostrani. Nonostante questa differenza, il progetto può essere paragonato a quelli stranieri precedentemente citati.

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I birrifici più attivi nel panorama internazionale sembrano perciò essersi indirizzati verso questa direzione. Cosa li spinge a lanciarsi in simili avventure? Forse la necessità di dare una “casa” alle proprie birre, per valorizzarle il più possibile. Oppure la necessità di diversificare il proprio business, per non restare vincolati alla sola produzione brassicola. Gli esperti di marketing potrebbero citare il rafforzamento del brand, gli idealisti la voglia di aumentare le possibilità di fare cultura birraria.

Voi cosa ne pensate? Ritenete che ogni luogo in più dove bere birra di qualità sia sempre una buona notizia, oppure vedete risvolti oscuri nascosti dietro simili operazioni?

Andrea Turco
Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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9 Commenti

  1. la rogue ha addirittura una catena in USA
    Ovviamente sono tutte ottime iniziative. Forse anche segno che rende di più venderle che farle le birre.

    La stone se non sbaglio voleva aprire un birrificio in europa più che una birreria.
    mentre il pannepot cafè nel maine è un progetto non andato in porto. gli struise hanno ripiegato su una cosa più contenuta direttamente ad ostvleteren

  2. @ er pippatore de antrace

    come se prima non ce ne fossero!!! ahahahah
    sicuramente un posto in più per bere in Danimarca…

  3. Come si diceva si tratterebbe di un vero e proprio birrificio. Da quel che si legge nella proposta una vera replica di quello californiano, con tutti annessi e connessi.

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