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Trump, Putin e non solo: quando la politica finisce sulle etichette di birra

Il bello della birra è che, a differenza di altre bevande (tipo il vino), è molto informale. Ciò garantisce ai birrifici ampi margini di movimento quando si tratta di lanciare un nuovo prodotto, sia in termini di ricetta che di comunicazione. Una delle mosse più redditizie consiste nel cavalcare l’attualità, concentrandosi su temi verso i quali è temporaneamente rivolta tutta l’attenzione dell’opinione pubblica. Pensiamo alle birre uscite in concomitanza con l’elezione del papa, con le nozze reali, con determinati successi sportivi oppure con grandi fenomeni naturali: tutte trovate dalla spiccata impostazione commerciale, che spesso garantiscono visibilità a breve termine. Chiaramente uno dei soggetti più inflazionati è la politica internazionale, sulla quale molte volte si concentrano le prime pagine dei giornali. Una scelta assai rischiosa in termini di comunicazione, ma che può rivelarsi decisamente fruttuosa. A patto però di essere tempestivi e ficcanti.

E tempestivo è sicuramente stato il birrificio finlandese Rock Paper Scissors, che in questi giorni sta conquistando gli onori della cronaca per aver lanciato, con straordinaria puntualità, una birra dedicata al meeting di Helsinki tra Donald Trump e Vladimir Putin, tenutosi nella giornata di ieri. Inutile sottolineare che l’iniziativa ha uno scopo satirico: il nome è Let’s settle this like adults (“Risolviamola da adulti”) e l’etichetta mostra le caricature dei due leader mondiali. Lanciata qualche giorno prima dell’incontro, l’obiettivo della birra è, secondo le sarcastiche dichiarazioni dell’azienda, di fornire a Trump e Putin una soluzione in caso di stallo delle negoziazioni – eventualità che però non è avvenuta. È una Hoppy Lager monoluppolo (Loral) realizzata in 10.000 esemplari, alcuni dei quali saranno inviati alle ambasciate finlandesi negli Stati Uniti e in Russia.

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Ma non è la prima volta che i presidenti di USA e Russia finiscono sull’etichetta di una birra. Utilizzando un linguaggio molto meno diplomatico dei loro colleghi finlandesi, all’inizio del 2015 il birrificio ucraino Pravda lanciò tre birre dedicate ad altrettanti capi di stato: Barack Obama (Obama Hope), Angela Merkel (Frau Ribbentrop) e ancora Vladimir Putin (Putin Huilio). Proprio l’etichetta di quest’ultima apparì particolarmente sferzante, con il leader russo rappresentato completamente nudo, seduto su un trono, con in braccio un bambino della fattezze di Medvedev e riferimenti vari ai recenti rapporti tra Russia e Ucraina, come la Crisi della Crimea del 2014, gli atti di terrorismo e lo sfruttamento petrolifero. L’impostazione quindi è molto diversa da quella della birra finlandese: non solo per il linguaggio, crudo e diretto, ma anche per la presa di posizione del birrificio ucraino. È impossibile non collegare un simile aspetto alle vicende che hanno caratterizzato gli ultimi anni di storia della nazione est-europea.

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Comunque il birrificio Pravda deve averci preso gusto con le birre satiriche, se successivamente non si è fatto sfuggire l’occasione di immortalare sulle proprie etichette anche l’attuale leader degli Stati Uniti. Trump è il nome di una birra dedicata al “presidente degli Stati divisi d’America” (così recita l’etichetta), una Imperial Mexican-Style Lager realizzata con un solo luppolo (Simcoe). Il modo in cui presentata sul sito del produttore è tutt’altro che gentile:

In “omaggio” alla sua infame presidenza, Pravda ha trovato il perfetto abbinamento birrario per il Presidente Donald Trump – un’Imperial Mexican Lager con lime. Rinfrescante, con l’intrigante contributo di aromi naturali di lime, questa birra ti permetterà di innalzare un muro intorno al tuo cuore, proprio come ha fatto l’unico presidente nella storia dell’umanità. Brindiamo tutti disprezzando l’imprevedibilità del futuro.

Ma il birrificio ucraino non si è fermato qui, dedicando poi una birra anche al presidente canadese Trudeau. Così quello che all’inizio voleva essere un messaggio politico – ammesso che ci fosse davvero l’intenzione – si è trasformato in una semplice consuetudine commerciale, rendendo banale tutta l’iniziativa. Sono i rischi di una simile comunicazione a cui accennavamo in apertura.

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Putin ha avuto anche l’onore di diventare protagonista di una birra di Brewdog, lanciata giusto un anno prima del terzetto di Pravda. Il birrificio scozzese decise di dedicare al leader russo la sua Hello, My Name is Vladimir, una Double IPA presentata con un linguaggio ironicamente “macho”. L’obiettivo era di colpire il presidente Putin nella sua lotta contro l’omosessualità e in particolare di criticare l’adozione della legge anti gay, approvata giusto qualche mese prima. La campagna di lancio fu accompagnata dalle solite gag del duo scozzese, con Martin Dickie e James Watt ritratti a cavalcare a torso nudo per lande steppose, indossare colbacchi e finti baffoni e sventolare una bandiera con il faccione di Putin, truccato come la celebre Marilyn Monroe di Andy Warhol. Il 50% dei profitti furono devolute ad associazioni impegnati nella lotta per i diritti delle persone.

Se il leader russo è diventato oggetto di diverse birre satiriche, ben peggio è andato alla sua controparte americana. In passato abbiamo parlato delle tante creazioni nate per criticare Donald Trump, spesso già durante la campagna elettorale per la presidenza: possiamo citare Chinga tu pelo di 5 Rabbir Cervezeria, Dumb Donald di Spiteful, Amigous Cerveza di Cru Cru o Friends Don’t Let Friends Vote Drumpf di Dock Street. Più recente fu la Fake News Ale del canadese Northern Maverick, contraddistinta visivamente da una bella caricatura di Trump. Ma ovviamente non poteva mancare Brewdog, che a fine 2017 ha annunciato la sua Make Earth Great Again, una Saison finalizzata a criticare le scelte della presidenza americana sul tema dei cambiamenti climatici globali. In etichetta un Trump-robot lotta contro un orso polare in un contesto dal gusto post-atomico.

Insomma, la politica internazionale rimane un argomento sfruttato da tanti birrifici. Cavalcare certi refrain può garantire visibilità in tempi rapidi, ma ha i suoi lati negativi in termini di immagine: il rischio di sconfinare in un linguaggio sbagliato, attirarsi le ire di certe frange di consumatori o di essere percepiti come poco credibili è sempre dietro l’angolo. Come per il sesso, anche questo è un soggetto estremamente delicato, che sarebbe meglio evitare se non si hanno le spalle larghe e una visione chiara di comunicazione nel medio e lungo termine.

Andrea Turco
Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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