Lo scorso aprile avevamo raccontato i possibili effetti collaterali della Legge PMI (34/2026), una norma nata con l’obiettivo di regolamentare l’utilizzo dei riferimenti all’artigianato nella comunicazione commerciale delle imprese. Il problema era che, stando a una prima lettura del testo, la disposizione sembrava poter entrare in conflitto con la definizione legale di “birra artigianale” introdotta nel 2016, aprendo la strada a un paradosso: piccoli birrifici perfettamente conformi alla normativa di settore che avrebbero potuto trovarsi nell’impossibilità di utilizzare proprio la denominazione che identifica i loro prodotti. Una prospettiva che aveva generato preoccupazione tra gli operatori e acceso un dibattito piuttosto vivace nell’ambiente brassicolo. Ora però è arrivato un chiarimento ufficiale che sembra fugare ogni dubbio.
Il chiarimento del Ministero
Come spiegato da Unionbirrai, negli scorsi giorni il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha pubblicato una serie di FAQ dedicate all’applicazione dell’articolo 16 della Legge 34/2026. Tra le domande affrontate compare anche il caso dei prodotti disciplinati da normative speciali che prevedono l’utilizzo del termine “artigianale”. La risposta del Ministero è netta: la nuova disciplina non si applica ai prodotti regolati da leggi speciali e tra gli esempi citati figura espressamente la birra artigianale. Il chiarimento richiama il cosiddetto principio di specialità, secondo il quale una norma specifica prevale su una disposizione generale quando entrambe disciplinano la stessa materia. In altre parole, la definizione di birra artigianale introdotta nel 2016 continua a mantenere piena validità e non viene modificata né limitata dalla nuova legge.
L’estratto delle FAQ del Ministero
Nella sezione FAQ del sito del MIMIT si può leggere quanto segue:
La nuova disposizione si applica anche ai prodotti artigianali disciplinati da leggi speciali (ad esempio la birra artigianale)?
No, in quanto la nuova disciplina non fa venir meno l’applicazione del principio di specialità della legge e quindi della attuale vigenza delle leggi speciali che regolano specifici prodotti artigianali; il criterio generale della successione delle leggi nel tempo vede (es. l’articolo 2, comma 4-bis, della legge n. 1354 del 1962, come modificata nel 2016, recante la definizione di birra artigianale) la prevalenza della legge speciale sulla legge generale (id est sulla legge 34/2026) anche se vigente anteriormente ad essa.
Cosa cambia per i birrifici
Dal punto di vista pratico, la risposta è semplice: nulla. I piccoli birrifici indipendenti che rispettano i requisiti previsti dalla normativa vigente possono continuare a utilizzare senza alcuna limitazione la denominazione “birra artigianale” nelle etichette, nella comunicazione e nelle attività promozionali. Resta dunque pienamente in vigore la definizione introdotta con la legge del 2016, secondo cui è artigianale la birra prodotta da un piccolo birrificio indipendente e non sottoposta, durante il processo produttivo, a pastorizzazione e microfiltrazione.
Un aspetto tutt’altro che secondario. La norma approvata dieci anni fa rappresentò infatti uno dei passaggi più importanti nella storia recente del movimento brassicolo italiano, perché per la prima volta riconobbe giuridicamente l’esistenza di una specifica categoria produttiva distinta dall’industria.
Il ruolo di Unionbirrai
Il chiarimento del Ministero arriva anche in seguito alle interlocuzioni avviate da Unionbirrai, che sin dall’entrata in vigore della Legge 34/2026 aveva segnalato il rischio di interpretazioni restrittive. Secondo quanto comunicato dall’associazione, il confronto ha coinvolto l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF), il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e il Ministero dell’Agricoltura. L’obiettivo era ottenere una presa di posizione ufficiale che eliminasse ogni incertezza interpretativa. Queste le dichiarazioni di Vittorio Ferraris, direttore generale di Unionbirrai:
Accogliamo con grande soddisfazione il chiarimento pubblicato dal MIMIT, che conferma la correttezza della posizione sostenuta da Unionbirrai fin dal primo momento», ha dichiarato il direttore generale Vittorio Ferraris. «La birra artigianale italiana è regolata da una legge speciale e autonoma, che resta pienamente in vigore.




