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Barrel Aged: luci e ombre della moda del momento

Prendo spunto da un articolo apparso ad inizio mese sul New York Times e citato da Tyrser su it.hobby.birra, in cui l’autore affronta l’attuale tendenza del mondo brassicolo nel proporre birre invecchiate in botte. Questo “trattamento” è spesso riservato alla realizzazione di versioni limitate di marchi già presenti sul mercato, quindi in teoria relegato a casi eccezionali. E se in effetti fino a qualche anno fa questa era la situazione, oggi si può dire che la moda si stia diffondendo a macchia d’olio.

Il ricorso alle botti in verità era una pratica normale nell’arte brassicola del passato, quando ancora non erano disponibili strumenti in acciaio o alluminio. Un po’ come per l’uso di malti affumicati o per la fermentazione spontanea, due “tecniche” dalle quali un tempo non si poteva prescindere e che oggi invece identificano prodotti di nicchia. In seguito alla nascita di procedimenti sperimentali nella produzione brassicola, i birrai hanno riscoperto il barriquee prendendo spunto dal mondo del vino e del whisky.

I primi a fare dell’invecchiamento o dell’affinamento in botte un’usanza abbastanza usuale sono stati i birrai americani, anche se ormai è una tecnica utilizzata un po’ ovunque. Il successo è stato tale da contagiare tantissimi birrifici, al punto che ormai moltissime birre possono vantare la loro versione “barrel aged”. Cito solo due esempi: nello stesso periodo in cui veniva pubblicato l’articolo del NYT, Roger Protz se ne usciva con un post sulle birre invecchiate in botte (pezzo citato da Stefano Ricci sempre su ihb); è di oggi invece la notizia – tratta da Beernews – che la Great Divide ha in serbo l’ennesima birra barricata, la Espresso Oak Aged Yeti. E gli esempi potrebbero continuare, come abbiamo potuto leggere su queste pagine.

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Quali vantaggi hanno i birrifici a ricorrere all’invecchiamento in botte? Innanzitutto possono proporre dei prodotti con un più alto posizionamento sul mercato, confermato dal prezzo che è decisamente superiore rispetto a birre “normali”. Questa variazione è giustificata dai maggiori costi di produzione, ma è innegabile che dietro ci sono strategie commerciali ben definite. In secondo luogo, il barriquee permette in molti casi di sopperire a mancanza di abilità o a risultati “poco ortodossi”, tanto che spesso questa tecnica viene riservata a birre sperimentali, magari nate da progetti stravaganti. Poi ovviamente c’è il valore aggiunto dell’essere “alla moda”: se le birre barricate stanno avendo tanto successo, perché non seguire la tendenza?

Personalmente tra i tanti trend che regolarmente caratterizzano il mondo brassicolo, questo mi sembra quello meno interessante. Sinceramente non so che farmene di decine di birre invecchiate in botte, quando il ricorso a questa tecnica non ha una finalità ben precisa e condivisibile. Per fortuna da questo punto di vista in Italia possiamo stare tranquilli, visto che le birre barricate si contano sulle dita di una mano (o quasi) e dimostrano tutte un ottimo livello qualitativo. Qui siamo davvero creativi e l’invecchiamento in botte è sempre giustificato, piuttosto che seguito solo perché “fa fico”. Insomma, Italia 1 – Resto del mondo 0 🙂 .

Andrea Turco
Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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3 Commenti

  1. bisogna comunque dire a onor del vero che non basta buttare una birra dentro ad una botte per cavarci una birra da 30+ euro la bottiglia. ho assaggiato di quelle porcate sul tema a Denver… vero è che non sono molti i birrai che tali birre le “pensano” sul serio, molte sono solo una variazione non indispensabile su una birra preesistente, ma quelle interessanti me le bevo con cupidigia…

  2. Sono pienamente d’accordo con SR.

    Mi piace pensare che se un birraio (Es.: Ron Jeffries brewmaster di Jolly Pumpkin) vuole fare del uso del legno il suo elemento caratterizzante, lo possa fare a prescindere dalle “mode”. Se poi le birre piacciono ben venga.

  3. Negli USA ogni produttore ha almeno una “Barrel Aged” a listino. Dal Burbon nazionalista al vino della Napa alle botti importate…alle oak chips (Great Divide usa i chips…).
    Forse hanno finito le idee laggiù dopo le nIPA, le Imperial QualsiasiCosa adesso vanno sul legno. Ma chi è già sul pezzo da qualche anno si sta già muovendo verso il Bretta…
    Ci sono mostri di piacevolezza: ad esempio ho bevuto una serie di Beast (“The battle of the Beasts”) di Avery invecchiate in botti diverse parecchio divertenti o la Cuvee de Tomme. Ma ci sono anche risultati poco poco bevibili come la Wild Turkey Barrel Condition Stout.

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