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European Beer Trends: bene la ripartenza dell’Italia, male quella di Germania e Repubblica Ceca

D’accordo, superata la prima metà di gennaio sarebbe opportuno smetterla di guardare all’anno appena concluso. Prima di voltare pagina c’è però un altro importante report da tenere in considerazione, da aggiungere a quelli già trattati negli scorsi giorni e relativi ai luppoli americani e al mercato italiano. A metà dicembre, infatti, è stato presentato il documento European Beer Trends (qui disponibile in pdf) redatto da The Brewers of Europe, l’associazione europea che rappresenta tutti i birrifici del continente, curandone gli interessi. L’edizione 2022 della pubblicazione era molto attesa per valutare la risposta del settore dopo la fine di molte limitazioni imposte dalla pandemia. Ora quella difficile fase legata al Covid ci sembra un ricordo lontano, eppure nell’introduzione al report il Segretario generale di The Brewers of Europe Pierre-Olivier Bergeron si sofferma proprio su questo aspetto. Come abbiamo visto in passato l’emergenza sanitaria ha lasciato strascichi diversi da paese a paese e la situazione dei birrifici italiani, in generale mai andati davvero in sofferenza, è quasi un caso isolato nel panorama europeo.

Così prima di entrare nel dettaglio dei numeri, risulta interessante riportare alcuni dei passaggi più rilevanti dell’introduzione di Bergeron:

Tutto ciò (gli effetti negativi delle restrizioni anti-Covid ndR) è illustrato in questa edizione 2022 del nostro report European Beer Trends, che rende evidente la devastazione provocata della pandemia. Nel 2021 è stata registrata una leggera ripresa del settore, ma a fronte del drastico calo nel 2020. I dati mostrano che nell’Unione Europea la produzione di birra nel 2021 è stata di 34,2 miliardi di litri, in aumento rispetto ai 34,1 miliardi di litri del 2020, ma in calo rispetto ai 36,3 miliardi di litri del 2019. Anche il consumo è leggermente aumentato nel 2021, arrivando a 30 miliardi di litri rispetto ai 29,7 miliardi di litri del 2020, ma ancora sotto i livelli pre-pandemici di 2,25 miliardi di litri.

Tuttavia è opportuno sottolineare che la pandemia è arrivata dopo otto anni di stabilità e crescita costante del mercato europeo. Ora è cominciata la difficile e lunga sfida per risalire ai livelli pre-Covid, con il consumo e le esportazioni tornate nuovamente a crescere.

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La ripartenza dunque è cominciata, però non in modo omogeneo in tutta Europa. Per quanto riguarda la produzione, ad esempio, l’Italia si è subito rimessa in riga: nel 2021 ha prodotto 17,643 milioni di hl, un dato persino leggermente superiore a quello del 2019 (17,271). Lo stesso non è accaduto in altre realtà, anche birrariamente importanti. Il caso più clamoroso è forse quello della Germania, primo produttore dell’Unione, dove gli ettolitri del 2021 sono stati persino inferiori a quelli del 2020, figuriamoci a quelli del 2019 (rispettivamente 85,443, 87,027 e 91,610 milioni). Stesso discorso per la Polonia, che proprio nel 2021 ha perso la seconda piazza di questa speciale classifica, superata dal Regno Unito. Proprio il Regno Unito sembra essere ripartito bene nonostante le pessime notizie di fine 2022 e pur rimanendo su livelli più bassi rispetto al 2019. In generale sembra esserci stata una differenza di risposta tra le superpotenze brassicole, meno reattive, e i mercati secondari, più immuni alle conseguenze della pandemia.

Considerazioni molto simili valgono per i consumi, con l’Italia che per fortuna è tornata ai livelli pre-pandemia già alla fine del 2021. In questa classifica la sofferenza della Germania è forse ancora più evidente (nessun rimbalzo positivo nel 2021, anzi altri 2 milioni di ettolitri persi), mentre molto interessante è il caso della Romania, rimasta su numeri molto simili a quelli attuali (e a quelli del 2019) anche nel 2020. Per il resto gli stravolgimenti degli ultimi due anni non hanno variato le posizioni nella graduatoria dei consumi assoluti, considerazione che invece non può essere estesa a quelli pro capite. Qui invece è la Repubblica Ceca a mostrare i dati più preoccupanti: nel 2019 il consumo pro capite ammontava a 142 litri, nel 2020 scese a 135, toccando infine quota 129 nel 2021. Purtroppo ritroviamo la stessa incapacità di reazione tra i cittadini della Germania (ovviamente) e della Polonia, mentre tutte le altre nazioni hanno registrato un rialzo più o meno evidente rispetto al 2021.

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Nonostante gli avvenimenti recenti, il numero di birrifici ha continuato ad aumentare complessivamente in Europa, con incrementi importanti in Belgio, Francia, Danimarca, Olanda e in parte in Svezia, nonché in Italia. Sono invece calati in Germania, Polonia e Repubblica Ceca, a cui si aggiunge il caso curioso della Spagna: tra il 2019 e il 2021 il totale dei birrifici sarebbe diminuito addirittura di 145 unità, per un terribile -33%. Il dato è molto strano, perché oltre a essere eclatante è anche in controtendenza rispetto alle altre nazioni emergenti nel panorama brassicolo europeo; probabile allora che ci sia qualche errore nelle rilevazioni o che sia cambiato qualcosa in termini di definizioni statistiche.

L’ultima tabella dello Europen Beer Trends è dedicato alle odiate accise. Volete sapere quanto incassa lo Stato italiano dalla produzione di birra? 694 milioni di euro, cioè circa 100 milioni in meno rispetto alla Germania che però produce cinque volte la quantità di birra del nostro paese. Ma c’è chi sta messo peggio, come ad esempio la Francia, che rastrella dai birrifici nazionali 948 milioni di euro a fronte di una produzione non molto superiore a quella italiana – ma possiede una disciplina delle accise a scaglioni molto più evoluta della nostra. A parte i cugini transalpini, solo i polacchi complessivamente versano più accise dei birrifici italiani, ma anche in questo caso il paragone in termini di produzione è rilevante (praticamente il doppio). Già sappiamo che nulla cambierà nel 2023, soprattutto dopo la mancata conferma dello sconto sulle accise introdotto lo scorso anno.

Andrea Turco
Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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