Qual è lo stato di salute della birra artigianale in Italia? Porsi questa domanda a inizio febbraio non è casuale, e non solo perché il nuovo anno è cominciato da poco. Tra un paio di settimane, infatti, prenderà il via Beer&Food Attraction a Rimini, la più importante fiera di settore, che rappresenta una valida cartina di tornasole per tastare l’umore dell’ambiente. Ambiente che negli ultimi anni vive in un clima di preoccupazione, dovuto in parte dalle maggiori difficoltà nel fare impresa, in parte dal cambio di abitudini nei confronti delle bevande alcoliche. Ma, come ripetiamo spesso, la situazione è meno grave di come spesso viene raccontata: in un settore così piccolo come quello della birra artigianale, infatti, le sensazioni generali possono essere facilmente influenzate dalle vicende negative. Che ci sono – è innegabile – ma che si accompagnano anche a tendenze positive, come dimostrano alcuni esempi che raccontiamo oggi.
La rinascita dei marchi birrari
Che si tratti di antichi marchi di fine ‘800 o di birrifici artigianali passati per un periodo di difficoltà economiche, negli ultimi anni sono stati diversi gli investimenti atti a rilanciare precisi brand birrari. Tra i primi il caso più eclatante è quello del birrificio Metzger (sito web), riesumato a Torino dopo cinquant’anni di oblio e qualche tentativo di rilancio. Alle spalle c’è un progetto molto solido, che sembra partito con i giusti presupposti; non un’operazione commerciale come tante, quindi, ma un rilancio che guarda tanto alla tradizione quando alla modernità, strizzando l’occhio all’innovazione e alla sostenibilità.
Diversi poi sono i birrifici artigianali che negli ultimi tempi sono ripartiti dopo un periodo di pausa. Nell’ambiente ha fatto molto scalpore – in positivo – la seconda primavera del birrificio Elav (sito web), che dopo il fallimento è tornato in vita con una nuova struttura societaria, che però ha voluto mantenere il birraio di sempre, Antonio Terzi. È stata una ripartenza in grande stile anche quella del birrificio Stradaregina (sito web), tornato operativo dopo due anni di inattività grazie a un processo di riorganizzazione interna e di riassetto societario. Ma i due menzionati non sono gli unici casi del genere: possiamo inserire nell’elenco anche il Birrificio Corzano (pagina Facebook), che ha avuto un’evoluzione simile a quella di Stradaregina, e di Birra Var + (pagina Instagram), beer firm con più di dieci anni di attività alle spalle.
Il nuovo birrificio L’Olmaia e i progetti del gruppo
Nonostante il periodo storico, non mancano poi nuovi entusiasmanti progetti brassicoli. Nel corso dell’anno, ad esempio, dovrebbe aprire la nuova sede produttiva de L’Olmaia (sito web), storico birrificio toscano. Il luogo individuato è un’ex fabbrica di vasche in cemento, con stabili da 850 mq, che sarà ristrutturata per creare un ambiente dal gusto industrial chic. Di importanza centrale, sia in termini di consumi che di immagine, saranno la tap room e il beer garden, quest’ultimo incastonato all’interno di un’affascinante area boschiva. Il tutto si svilupperà su un terreno di 3.900 mq, con l’area produttiva posta fronte strada. Il progetto è inoltre sostenuto da una campagna di crowdfunding che ha già superato la metà della quota obiettivo fissata in partenza, dimostrando la forza della community costruita negli anni dall’azienda.
Le future evoluzioni de L’Olmaia si inseriscono in un processo di crescita e investimenti relativi a tutto il gruppo, con Birra Salento e Officine Birrai partner del birrificio Toscano. Anche questi ultimi recentemente sono stati oggetto di sviluppi importanti: Officine Birrai (sito web) a breve lancerà la sua nuova linea in lattina, frutto dell’acquisto di una linea di confezionamento ad hoc; Birra Salento (sito web) negli ultimi tempi ha invece inaugurato la sua malteria Dekòre, capace di gestire 6,5 tonnellate di cereali, e potenziato lo sviluppo della coltivazione del luppolo, chiudendo la filiera produttiva per tutti i marchi brassicoli del gruppo.
I dati del mercato
Se ci si vuole affrancare dalle sensazioni e restare attaccati alla realtà, è imprescindibile affidarsi ai dati di mercato. Purtroppo il segmento artigianale continua a soffrire la mancanza di dati precisi e certi, offrendo spesso il fianco a considerazioni basate esclusivamente sulla percezione soggettiva. Nelle scorse settimane proprio da Beer&Food Attraction è arrivato un comunicato stampa che misura il consumo di birra artigianale tramite una ricerca di mercato, ottenuta tramite il CREST di Circana – uno dei principali sistemi di rilevazione dei consumi “fuori casa”. I risultati dicono che nella fase immediatamente successiva alla pandemia, gli atti di acquisto di birre artigianali è sono aumentati del 15%, passando da 159 milioni ai 183 del 2025.
Conclusioni
Degli ultimi dati citati probabilmente troverete pochissime menzioni in giro, perché meno roboanti e trendy rispetto all’ascesa delle birre analcoliche – citando un fenomeno a caso – per quanto la loro diffusione sia ancora decisamente marginale. Ciò che viene comunicato diventa centrale nel dibattito collettivo e finisce per influenzare in maniera decisiva non solo le percezioni dell’ambiente, ma anche le scelte imprenditoriali, con una ricaduta lungo tutta la filiera. Sia chiaro, le difficoltà non mancano e basta dare un’occhiata al risibile numero di birrifici aperti nel 2025 per rendersi conto che la musica è cambiata, e anche in modo radicale – ma questa frenata era davvero inaspettata? A ogni modo secondo noi rimane importante restituire una visione equilibrata del momento, che vada al di là dei casi particolari.









