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La Russia contro la birra, ma a guadagnarci sarebbero i microbirrifici

Mentre in Italia la manovra economica introdurrà l’iva al 21% per la birra – per non parlare delle voci di un aumento dell’accisa – in Russia i microbirrifici locali sembrano potersi avvantaggiare delle ultime mosse del governo. Questa almeno la conclusione dell’analista Maksim Kljagin riportata da Russia Oggi, secondo il quale la lotta all’alcolismo intrapresa da Medvedev potrebbe offrire vantaggi indiretti alle piccole aziende brassicole del paese. Si tratterebbe nello specifico dell’atto finale di una serie di conseguenze a catena, scaturite dalla storica decisione di “elevare” la birra al pari di una qualsiasi bevanda alcolica: fino a oggi infatti era considerata semplicemente “prodotto alimentare”.

In base alla nuova disposizione, la birra in Russia dovrebbe sottostare agli stessi vincoli in vigore per le bevande alcoliche. I nuovi divieti, previsti per il 2013, sarebbero simili a quelli di altri paesi europei: vietata la vendita per strada, vietata la vendita per i negozi in orari notturni, vietato il consumo in luoghi pubblici. Ma soprattutto sarebbero messe al bando le pubblicità sulla birra in televisione e sui cartelloni stradali, che, secondo gli esperti, più di qualsiasi altro fattore hanno favorito il progressivo consumo della bevanda negli ultimi anni.

In effetti il rapporto della cittadinanza con la birra non è dei più felici, al punto che recentemente si è parlato persino di “alcolizzazione della popolazione”. Dagli anni ’70 ad oggi il consumo di birra è aumentato vertiginosamente, in virtù soprattutto della sostegno dello Stato che sperava così di limitare l’abuso di superalcolici. Ma se da una parte la birra ha avuto un successo incredibile, dall’altro le vendite di vodka e compagnia non si sono ridotte. Oggi in Russia una persona su cinque muore a causa dell’alcool, una stima spaventosa in confronto alla media mondiale, ferma per gli uomini al 6,2%.

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Secondo gli analisti, la manovra del governo inciderà pesantemente sui piccoli punti vendita e in maniera secondaria sulle multinazionali della birra, che coprono il 90% del mercato. Il settore è infatti in mano ai soliti nomi: Carlsberg, InBev, Heineken, Efes e SABMiller, con i microbirrifici che comunque si attestano su un lusinghiero 10%. E sarebbero proprio loro a ottenere vantaggi indiretti dalla strategia in atto, per il crescente interesse dei consumatori e per i limiti alla pubblicità che si ripercuoteranno esclusivamente sui grandi competitor.

In realtà le opinioni non sono tutte così ottimistiche, come quella di Anatolij Zhamaldinov del birrificio Tinkoff, che ritiene si debba prima sfoltire l’apparato burocratico. Altro grosso ostacolo allo sviluppo della birra artigianale sarebbe una rete di pub e birrerie ancora in una fase embrionale. Insomma la strada è lunga, ma le modifiche previste in futuro potrebbero rappresentare un vantaggio strategico importante per la birra artigianale in Russia.

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Chissà che a breve in Italia non sia possibile trovare i prodotti di qualche microbirrificio russo…

Andrea Turco
Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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1 commento

  1. 1 persona su 5?!?! mammamia… sapevo di una situazione difficile, ma queste sono statistiche atroci.
    Altra statistica (in modo diverso) interessante è quel 10% della fetta che va all’artigianale, non l’avrei mai detto!

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