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Le leggi sulla birra artigianale in FVG e Veneto e il consorzio Marche di Birra

Avete presente i consorzi regionali di birrifici? C’è stato un momento, intorno al 2010, in cui l’Italia vide il fiorire di enti di questo tipo. Fu in quell’anno che fu fondata una “rete” di birrifici dell’Alto Adige e gettate le basi per il consorzio campano, concretizzatosi nel 2012 con A.BI. Campania. Qualche mese prima era toccato ai birrifici laziali con A.BI. Lazio, mentre nel 2014 fu la volta di A. BI. Lombardia. Il primo post di Cronache di Birra (ma dobbiamo tornare fino al 2008) fu incentrato sulla nascita di Consobir, un progetto ad ampio respiro che si concluse prima ancora di riuscire a decollare. In realtà anche le altre esperienze non mi sembra che abbiano lasciato il segno: furono un tentativo promosso da Assobirra di legare le esigenze dei birrifici al mondo della politica, ma, a parte la realizzazione di qualche ricetta collettiva dal nome poco ispirato, non raggiunsero traguardi importanti. L’idea di creare un network birrario su base territoriale è però dura a morire e sembra essere tornata in auge, forte ora di un interesse ben più solido da parte delle istituzioni.

È notizia recente, ampiamente snocciolata da Chiara Andreola sul suo blog, che in Friuli Venezia Giulia è stato approvato un disegno di legge regionale per la tutela della birra artigianale. Tra i punti fondamentali ci sono “la promozione delle produzioni di qualità attraverso la concessione di incentivi ad hoc su infrastrutture e impianti; l’istituzione di un registro dei birrifici artigianali del Friuli Venezia Giulia, l’avvio di percorsi di formazione e aggiornamento professionale degli operatori di settore”. In più è prevista l’estensione del marchio Agricoltura Qualità Ambiente (AQUA) anche alla birra artigianale e una sua definizione “regionale” che potrà essere utilizzata per un processo produttivo svolto interamente all’interno del Friuli Venezia Giulia a eccezione della maltazione dei cereali e della coltivazione del luppolo – beh quindi rimane solo la coltivazione dell’orzo, mi verrebbe da dire 😛 .

Sempre Chiara Andreola racconta che alcuni mesi prima qualcosa di simile è accaduto in Veneto, sebbene il disegno di legge presentato all’epoca ancora non sia stato ancora convertito in legge. Ma i contenuti sono molto simili: istituzione di un albo regionale dei birrifici artigianali, accesso a contributi per l’imprenditoria giovanile e femminile, registrazione di un marchio “birra artigianale” con tanto di disciplinare da rispettare per potersene fregiare. In particolare quest’ultimo passaggio prevede che per definire la propria birra “artigianale” un birrificio veneto dovrà essere indipendente e utilizzare preferibilmente – quando possibile – materie prime di provenienza locale (regionale), senza aggiungere conservanti o coloranti sintetici e senza ricorrere a pastorizzazione o microfiltrazione. In alcuni passaggi la legge veneta ricorda la definizione in vigore in Italia da qualche mese, con la differenza che il limite massimo di produzione per un birrificio indipendente è fissato a “soli” 10.000 hl annui (contro i 200.000 hl della legge nazionale).

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Ma a proposito di legge italiana, che senso ha stabilire delle definizioni regionali di birra artigianale quando c’è attiva in Italia una regolamentazione generale al riguardo? Misteri del nostro paese, tanto più che in passato altri disegni di legge analoghi sono stati depositati anche in Piemonte e in Sardegna. L’impressione è che ognuno voglia dire la sua, anche quando dei disciplinari aggiuntivi non offrono alcun valore aggiunto e favoriscono solo la confusione nell’ambiente.

A parte le fattispecie analizzate e citate fin qui, va segnalata anche l’associazione Marche di Birra, nata lo scorso marzo e atta a riunire i produttori delle Marche, che sono 41 tra birrifici, brewpub e birrifici agricoli. Come si comprende dal relativo comunicato stampa:

Tra gli obbiettivi dell’Associazione ci sono quelli di: rafforzare l’identità della birra marchigiana di qualità e dei birrifici produttori, realizzare iniziative culturali, eventi e attività di promozione a livello regionale, nazionale e internazionale, al fine di potenziare la conoscenza dei birrifici membri e dei territori di produzione, sviluppare percorsi condivisi di promozione sotto un brand comune, favorire l’innovazione e lo scambio di know how tra i soci, attivare sinergie per la distribuzione, l’internazionalizzazione e la riduzione dei costi di produzione.

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Uno dei primi sforzi dell’associazione è stata la creazione di Marca Futura, una birra collettiva i cui proventi serviranno per sostenere le comunità di Caldarola (MC) e Force (AP), gravemente colpite dal passato terremoto del Centro Italia. Per la cronaca la birra è una Golden Ale da 4,5% alc. disponibile in fusto e in bottiglia presso i birrifici di Marche di Birra e negli eventi ai quali parteciperanno.

Per comprendere l’effettiva efficacia di queste associazioni e delle leggi regionali fin qui illustrate bisognerà attendere i prossimi mesi. Personalmente sono sempre abbastanza scettico rispetto a certe iniziative e quanto avvenuto fino a oggi sembra darmi ragione. Staremo a vedere.

Andrea Turco
Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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3 Commenti

  1. Benchè lo scietticismo sia comprensibile e giustificato dalle precedenti similari esperienze, credo comunque che queste leggi regionali (se ben strutturate e adeguatamente finanziate) possano favorire la creazione ed il consolidamento di associazioni/consorzi locali e di conseguenza maggior condivisione e impegno dei singoli microbirrifici nel raggiungimento di standard qualitativi elevati. Ciò non solo grazie all’utilizzo di materia prima coltivata in loco, ma anche per l’adozione di disciplinari che, in altri ambiti alimentari, hanno dimostrato di funzionare molto bene.

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