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Ola Dubh: si rinnova il matrimonio tra birra e whisky

Più di un anno fa parlai della Paradox di Brewdog, nata dall’incontro tra birra e whisky. A distanza di mesi torno a scrivere di questo insolito connubio, che trova una nuova incarnazione nella Ola Dubh. Anche in questo caso siamo di fronte alla creazione di un birrificio scozzese, in particolare Harviestoun, noto principalmente per la sua ottima Bitter & Twisted. Ieri ho avuto modo di provare questa originale produzione…

Come per la cugina Paradox, la Ola Dubh è matura in botti di whisky scozzese, più precisamente di Highland Park, una distilleria che negli anni ha ricevuto un’infinità di premi e riconoscimenti. La birra di partenza è la Old Engine Oil del birrificio scozzese, che, a seconda del batch, è affinata in botti che hanno ospitato preceentemente diverse annate del whisky: io ho bevuto la 12 Year Old, ma esistono versioni anche di 16, 18 e addirittura 30 e 40 anni.

Nel bicchiere appare di un colore marrone scurissimo, quasi nero, e con un bel cappello di schiuma. Al naso si notano subito le note torbate e legnose del whisky, che si sposano molto bene con gli aromi di cioccolato, malti tostati e nocciola. In bocca mi sarei aspettato una certa acidità data dal tipo di maturazione, e invece ho scoperto un corpo vellutato (non per niente il nome in gaelico significa “petrolio”), caratterizzato da una dolcezza bilanciata dalle influenze del whisky, che permangono nel finale dove forse sovrastano leggermente quelle tipiche della birra. Insomma si tratta di una birra davvero buona, soprattutto inaspettatamente equilibrata nonostante la tipologia di prodotto.

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A chi è rimasto folgorato dalla Paradox di Brewdog consiglio di provare questa diversa interpretazione del connubio tra birra e whisky, quantomeno per scoprirne le differenze. Per informazioni ulteriori sulla Ola Dubh vi rimando al mini-sito appositamente realizzato.

Andrea Turco
Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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7 Commenti

  1. io ho assaggiato la 16 e la 30 (simili come profilo), non la amo molto (per me troppo morbida) ma apprezzo molto il fatto che abbiano fatto una birra vera e non una birra show come altri. le note di whisky e di torba sono ben integrate, al contrario della Paradox che è un po’ un terno al lotto: ne ho assaggiata una versione a pompa (da Michele, non ricordo quale) davvero ottima (superiore alla Harviestoun imho), altre in cui la birra scompariva travolta ad una fiumana di torba. torba buona per carità ma se voglio un whisky torbato, mi prendo un whisky non una birra… la 16 a londra l’ho pagata 4.25 pound: il suo prezzo. la 30 a san diego un delirio: mi sono tolto lo sfizio e me ne sno pentito (eravamo in due per fortuna)

  2. For Me the Ola Dubh is one of the more interesting beers to have entered the Italian market in the last six months. just a change from all those extreme hoppy beers that we seem to encounter on a daily basis. I think it just brings us back to a point where good beer doesn’t mean tons of hops but a bit of know how!. As the saying goes its not the quantity but how you use it. The 16 and the 18 should be down next week for those interested!!.

  3. Col passare degli anni perdendo il distillato di alcool dovrebbe diventare ancora piu’ morbido. Sarebbe interessante capire quali botti hanno usato dato che e’ usanza di HP usare botti di oloroso sherry per ammorbidire la componente torbata. Sicuramente HP e’ una distilleria unica anche per ubicazione geografica (Scapa che e’ a 200 metri e’ un’altra cosa).
    A quando una verticale? Io porto il distillato per fare il richiamino.

  4. Mah…ho qua davanti che mi guarda il mio Highland Park 16..quasi quasi mi faccio uno shot.. 🙂
    La Paradox non è male ma sono curioso di provare le altre da voi sopra citate, soprattutto la Ola Dubh!!

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