Annunci

MFB – Manifattura Birre Bologna è alla ricerca di un birraio con contratto full time

MFB – Manifattura Birre Bologna è alla ricerca di...

Birrificio del nord Italia vende misuratore fiscale di portata

Birrificio del nord Italia vende misuratore fiscale di portata...

Birrificio del nord Italia vende gomma laccatrice e forno sciogli cera

Birrificio del nord Italia vende gomma laccatrice rotativa automatica...

Un album, uno stile birrario: Unknown Pleasures dei Joy Division e Schwarzbier

Esistono album musicali che sembrano vivere di notte anche se ascoltati in pieno giorno. Dischi che non cercano di occupare lo spazio ma di cambiarne lentamente la temperatura. Unknown Pleasures dei Joy Division è uno di questi. Un disco che continua a sfuggire alle mode, probabilmente perché non ha mai davvero seguito il proprio tempo, e tuttora conserva qualcosa di freddo, essenziale e inquietamente magnetico. La stessa identica sensazione può emergere quando beviamo una Schwarzbier. Non è una birra che punta a impressionare. Non cerca complessità ostentate o aromi esplosivi, lavora su un equilibrio molto più sottile: malto tostato, bevibilità e pulizia. Una Lager scura che predilige profondità alla pesantezza.

Molto probabilmente questo è il punto d’incontro più interessante tra una Schwarzbier e Unknown Pleasures: entrambi sembrano muoversi dentro un’oscurità controllata, non teatrale o costruita, ma un’ombra più discreta fatta di dettagli, sfumature e una leggera tensione un po’ trattenuta.

- Advertisement -

Il fascino dell’essenziale

Nel panorama brassicolo odierno le Schwarzbier continuano a occupare una posizione molto particolare. Sono troppo scure per essere considerate Lager immediate, ma allo stesso tempo sono troppo snelle per chi associa le classiche birre nere a strutture piene con gradazioni importanti. Eppure, proprio questa ambiguità è ciò che la rende interessante. Originarie della Germania centrale, tra Turingia e Sassonia, la Schwarzbier vengono realizzate con un mix di malti Pils e tostati come il Carafa. Nel bicchiere emergono note di  frutta secca, caramello, cacao amaro, pane nero, caffè e leggere sfumature di cioccolato. Il corpo resta snello con un finale secco e una bevibilità incredibile. Il colore promette una cosa, mentre la bevuta dice altro.

- Advertisement -

Pubblicato nel 1979, Unknown Pleasures sembra costruito con una filosofia simile. I Joy Division snelliscono invece che aggiungere. Le canzoni avanzano lasciando spazio ai silenzi, ai riverberi e alle linee di basso che si trasformano nel vero motore del disco. Il lavoro di Martin Hannett è decisivo. La batteria sembra risuonare in stanze vuote, le chitarre si dissolvono nell’aria e il basso di Peter Hook smette di fare da semplice accompagnamento per diventare una voce autonoma. Sopra a tutto questo si muove Ian Curtis, distante ma presente allo stesso tempo.

Disorder e il primo impatto

- Advertisement -

L’apertura di Disorder è una delle più riconoscibili della storia del post-punk. Il basso entra immediatamente in scena e trascina tutto il resto con sé. C’è energia, ma non è uno sfogo. Movimento, ma non è liberazione. Anche le Schwarzbier giocano con le aspettative. Il colore ci lascia immaginare una birra importante e a tratti impegnativa. Poi arriva il primo sorso e tutto cambia. Sentiamo la tostatura ma rimane composta. Il corpo scorre veloce ma il finale asciuga il palato e ci invita subito a tornare al bicchiere. In un panorama spesso dominato dall’impatto immediato, questo stile sceglie un’altra strada. Non cerca di conquistare al primo sorso ma vuole lasciarsi scoprire.

Ascoltare Unknown Pleasures significa entrare nella Manchester di fine anni Settanta. Non quella trasformata in mito dagli anni successivi, ma una città attraversata dalla vera crisi economica, dalle fabbriche dismesse e da una sensazione diffusa di immobilità. Quel paesaggio non viene raccontato in modo diretto, è impregnato in ogni brano. Le Schwarzbier sembrano appartenere a quel paesaggio: non hanno il calore conviviale delle Ale belghe ma neanche la spensieratezza delle Lager estive. Sono birre che sembra no appartenere alle serate invernali e ai momenti in cui la vita frenetica diminuisce.

La sottrazione come disciplina

Uno degli aspetti secondo me più affascinanti di Unknown Pleasures è la sua disciplina. Nessuno strumento musicale invade lo spazio dell’altro. Ogni elemento sembra fermarsi esattamente un passo prima di finire verso l’eccesso. Lo stesso equilibrio emerge nelle migliori Schwarzbier. Il tostato non deve diventare bruciato e il corpo non deve appesantirsi. L’amaro deve accompagnare la bevuta senza irrigidirla. È una delle ragioni per cui questo stile continua a essere così affascinante per chi ama le Lager: .

Tra i brani più rappresentativi del disco c’è Shadowplay. Il basso corre in avanti, la batteria mantiene una tensione costante, ma la voce di Curtis sembra osservare tutto da una certa distanza. È una canzone che non cerca un punto di arrivo. Continua semplicemente a muoversi. Esattamente come una Schwarzbier. Non costruisce grandi picchi aromatici, lavora su dettagli che emergono un poco alla volta: una nota di cacao, una sfumatura di crosta di pane, un accenno minerale nel finale. Piccole cose che però mantengono viva l’attenzione.

Oscura, ma non pesante

Le birre nere continuano a scontrarsi con un pregiudizio difficile da eliminare: quello che associa automaticamente il colore alla pesantezza o alla gradazione alcolica elevata. Le Schwarzbier smentiscono questo pregiudizio fin dal primo sorso, dimostrando che il colore non coincide necessariamente con pesantezza o intensità alcolica. Una caratteristica che le rendono più vicine a molte Lager tradizionali di quanto l’aspetto possa far pensare. Anche Unknown Pleasures possiede una doppia natura simile. È un disco cupo ma mai opprimente. Le melodie restano in testa, i ritmi diventano ipnotici, le canzoni continuano a muoversi con una naturalezza che rende l’ascolto quasi inevitabile.

Tra i momenti più intensi dell’album c’è New Dawn Fades. Una canzone che sembra consumarsi lentamente dall’interno. Ian Curtis non forza mai l’interpretazione. Non cerca il dramma ed è proprio per questo che ogni parola pesa il doppio. Le Schwarz producono una sensazione simile. Non sono birre che cercano di attirare l’attenzione, perché sanno che verranno ricordate.

Una modernità inattesa

Per anni le Lager scure sono rimaste ai margini del racconto brassicolo contemporaneo. Troppo tradizionali per gli amanti della sperimentazione e troppo particolari per chi cercava una semplice birra da tutti i giorni. Fortunatamente di recente molti appassionati hanno ricominciato a guardare con interesse verso stili che puntano sull’equilibrio più che sull’effetto “wow”. In questo senso la Schwarzbier sembra arrivare da un’altra epoca ma parlare al presente. Così come Unknown Pleasures che nonostante quasi cinquant’anni dalla sua uscita, ancora oggi continua a parlare alle nuove generazioni. Questo non perché suoni moderno, ma perché ha costruito un linguaggio personale che non dipende da una moda o un periodo.

L’ultima traccia dell’album, I Remember Nothing, si dissolve lentamente tra riverberi metallici e suoni lontani. Non c’è una vera chiusura ma piuttosto la sensazione che qualcosa continui a esistere anche dopo la fine. Grazie alla sua coerenza, la Schwarzbier lascia una traccia simile. È quello stile che torna in mente qualche ora dopo essere stato bevuto. E forse è proprio questo che accomuna davvero Unknown Pleasures e una Schwarzbier. Entrambi dimostrano che l’intensità non dipende dal volume. A volte basta una linea di basso che continua a pulsare nell’ombra e una Lager nera studiata con precisione, per ricordare che la vera profondità non ha bisogno di fare rumore.

Disclaimer: con alcuni dei siti linkati in questo articolo Cronache di Birra ha attivato un’affiliazione e ottiene una piccola quota dei ricavi, senza variazioni dei prezzi. Volendo, potete cercare gli stessi articoli su Google. Se invece volete saperne di più su questi link, su Il Post c’è una spiegazione chiara e dettagliata.

Oreste Poverello
Oreste Poverello
Appassionato di birre artigianali dal 2007 con un piccolo passato da publican nella provincia milanese. Ha completato con successo il percorso di formazione come sommelier della birra, alimentato da sete e curiosità. Ha una missione per conto del luppolo: raccontare e far conoscere la birra non solo come prodotto, ma come linguaggio popolare, vivo, a volte stonato ma sempre vero.

Ultimi articoli

Nuove birre da Granda + Pretty Decent, Baladin, Foglie d’Erba + Birrone + Croce di Malto, Alder e altri

Le ultime novità italiane confermano una tendenza ormai evidente:...

In Polonia è andato in scena il primo festival europeo della birra analcolica

Negli ultimi anni le birre analcoliche hanno smesso di...

Prossimi eventi birrari a luglio: Theriva, CBF, Borgorose Beer Day e non solo

Nella panoramica di oggi sui prossimi eventi birrari segnaliamo...

Monastero Cascinazza: il lavoro, la birra e la Regola di San Benedetto. Intervista a Padre Claudio

Nel panorama della birra artigianale italiana il Monastero Cascinazza...

Newsletter


Seguici

31,014FansMi piace
17,121FollowerSegui
6,016FollowerSegui
322IscrittiIscriviti

Rauchbier e Delta Blues: il fumo che resta, il suono che viene dalla terra

Ci sono birre che cercano precisione. Altre che inseguono l’impatto. E poi ce ne sono alcune che raccontano una storia prima ancora di essere...

Lambic e free jazz: il caos che fermenta, la libertà che suona

Ci sono birre che nascono per essere replicate. E poi ce ne sono altre che accadono. Il Lambic appartiene senza esitazioni alla seconda categoria. Non...

Struttura, corpo, lentezza: cinque canzoni doom metal da abbinare alle Bock

Ci sono stili birrari che non chiedono attenzione. Altri, invece, la pretendono. Le Bock appartengono senza esitazione alla seconda categoria. Non sono birre da...

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Ads Blocker Image Powered by Code Help Pro

Disabilita il blocco degli annunci!

La pubblicità permette di supportare il nostro lavoro quotidiano. Su Cronache di Birra troverai pubblicità discrete e non invadenti, relegate a normali banner (no pop-up, no video a tutto schermo, ecc.). Il ricorso agli Ad Blocker, inoltre, blocca il contenuto di alcuni articoli, rendendolo invisibile insieme alle pubblicità. Per favore disabilita il tuo Ad Blocker e poi clicca sul tasto Aggiorna per continuare a navigare su Cronache di Birra.