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Collettivo Birra: una nuova grande idea da Bad Attitude

Come abbiamo visto la scorsa settimana, tra i numerosi appuntamenti del passato Selezione Birra c’è stata la presentazione del progetto Collettivo Birra di Bad Attitude. Grazie alla disponibilità di Alessandra, ieri sera ho ricevuto in anteprima il manifesto dell’iniziativa, che si preannuncia come qualcosa di assolutamente nuovo e originale nel panorama della birra artigianale italiana. Il marchio ticinese si conferma dunque il più innovativo sulla piazza, grazie all’estro di Marcos, al secolo Lorenzo Bottoni. Il suo ardore spesso lo espone a critiche – talvolta anche giuste – ma è innegabile che è una delle poche persone che si è lanciato in questo settore con la voglia di proporre qualcosa che fosse davvero l’espressione della sua visione del mondo e, ovviamente, della birra.

Ma cos’è Collettivo Birra? In poche parole è un sistema a “partecipazione popolare”, aperto a tutti, con la possibilità di intervenire nelle varie fasi dell’iter produttivo. Iter che non è limitato solo alla produzione brassicola in quanto tale, ma anche agli aspetti di progettazione della ricetta, marketing, comunicazione, packaging… insomma tutto ciò che riguarda una birra, dalla concezione, alla realizzazione, al lancio sul mercato, fino alla comunicazione e alla promozione.

L’idea è nata lo scorso dicembre, in occasione del concorso per homebrewer organizzato insieme all’associazione bolognese Brewlab per individuare la ricetta della futura 101ers. Il progetto si è poi evoluto in Collettivo Birra – Birrificio Artigianale Diffuso, che permetterà a chiunque lo desideri di diventare socio di un microbirrificio. In parole povere sarà possibile acquistare delle quote di un birrificio virtuale e diventare quindi parte integrante del progetto. A qualcuno potrebbe tornare in mente l’iniziativa Equity for Punks di Brewdog, attraverso la quale chiunque poteva acquistare una quota dell’azienda (a prezzi sproporzionati, per la cronaca), ma in realtà il progetto di Bad Attitude è profondamente diverso, già dal punto di vista etico…

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Le quote innanzitutto non saranno versate all’azienda ticinese, ma a favore di un ente benefico (ancora da individuare), in cambio delle quali si otterrà un'”azione” del Collettivo Birra. Con questa azione il neo-socio avrà totale accesso al progetto, dovendo semplicemente decidere in quale fase entrare in gioco. Potrà dunque intervenire nella stesura della ricetta (che parte da quella di Luca e Fabrizio, i due vincitori del concorso di homebrewing), nella ricerca delle materie prime, nella definizione dell’etichetta e del packaging, nelle fasi produttive, ecc. Per ogni attività i soci saranno affiancati dallo staff di Bad Attitude, con un “responsabile” per ogni area.

Ma la portata di Collettivo Birra è ancora maggiore, perché non è un semplice gioco per appassionati, ma uno strumento per capire come funziona un birrificio da tutti i punti di vista, non ultimo quello economico. La gestione finanziaria dell’iniziativa sarà infatti accessibile a tutti i partecipanti: affiancati da Marcos, verranno richiesti preventivi, eseguiti gli acquisti, definiti i budget e i piani di conto. Alla fine saranno chiare le dinamiche che contribuiscono alla formazione del prezzo della birra artigianale, argomento sul quale Bottoni sta puntando da tempo.

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L’evoluzione del progetto sarà raccontata passo dopo passo sul blog ufficiale di Collettivo Birra, andato on-line giusto qualche minuto fa 😉 . I contatti con i soci avverranno via mail, Skype o telefono. A fine produzione, un beer camp consentirà di tirare le somme del progetto. La birra realizzata sarà venduta in parte nel locale di Mendrisio (La Birraria), in parte in altri luoghi che si renderanno disponibili, in parte ad offerta libera durante la festa del birrificio a Stabio (programmata a Giugno). Il ricavato di tutte le operazioni commerciali, al netto dei costi individuati, sarà devoluto all’ente benefico individuato.

Che dire… Lorenzo è un personaggio che può piacere o meno, ma le sue idee sono sempre eccezionali. Allo stesso modo Bad Attitude produce birre che magari non si posizionano sul podio delle più buone d’Italia, ma sono ampiamente godibili e soprattutto figlie di una visione ben precisa. Visione che cerca di proporre non solo qualcosa di nuovo, ma di realmente deflagrante per le abitudini del settore. E che strizza sempre l’occhio ai consumatori, nella consapevolezza che sono loro a decidere le sorti di un birrificio. Nel settore della birra artigianale italiana, dove in molti si lanciano senza idee precise, Bad Attitude continua a rappresentare una piacevole eccezione. Il progetto Collettivo Birra è l’ennesima dimostrazione di quanto siano avanti da questo punto di vista.

Andrea Turco
Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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8 Commenti

    • Credo che più che alle Brigate Rosse nello specifico, si riferisca a organismi rivoluzionari in generale, proprio per il valore innovativo del progetto

        • @Velleitario
          non so quanti anni tu abbia, ma nel lontano 77 a scuola facevamo un giornalino ciclostilato e la grafica era più o meno quella (peraltro anche altre scuole avevano intestazioni simili).
          Se poi trovi analogie con le BR posso anche ammettere che i loro comunicati avevano lo stesso stile grafico.
          Se poi in altra sede, magari davanti ad una birra, vogliamo aprire un dialogo sugli anni di piombo, io ci sto. Qui però non centrano nulla.
          L’unico riferimento è anagrafico.

          • @ Marcos
            Guarda, possiamo chiarire sin da subito che per me i gruppi di lotta armata non c’entrano niente con la birra e tanto meno con la tua iniziativa.

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