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Notizie dal Regno Unito, protagonisti i birrifici Dark Star, Five Points e Brewdog

Tra eventi, birre inedite e nuove aperture, Cronache di Birra tende a focalizzarsi principalmente su ciò che accade nella scena birraria italiana. Non è un fatto scontato: quando dieci anni fa partì l’avventura del blog, immaginavo che la parte relativa all’estero sarebbe stata prevalente. Invece la birra artigianale nel nostro paese è cresciuta rapidamente e ha determinato questo assetto, che praticamente va avanti sin dai primissimi articoli. Ogni tanto comunque vale la pena gettare l’occhio oltre i confini nazionali, perché – com’è facile immaginare – è da lì che spesso arrivano le notizie più interessanti. Non sempre così corpose o clamorose da dedicargli un intero post, ma perfette per riunirle in sporadiche panoramiche internazionali. Che è proprio ciò che faremo oggi, concentrandoci su quanto accaduto negli scorsi giorni nel Regno Unito.

Dark Star acquistata da Fuller’s

Se siete amanti della cultura brassicola anglosassone, certamente non vi sarà sfuggita la recente notizia della cessione del marchio Dark Star a Fuller’s. Personalmente ho sempre riservato al birrificio di Brighton un posto tra i miei produttori inglesi preferiti e in passato ho letteralmente goduto bevendo Hophead, Revelation o altre sue birre. Come riportato da Original Gravity, l’accordo è arrivato dopo un periodo di collaborazione tra le due aziende, durante il quale la stessa Dark Star ha cercato soluzioni per finanziare i propri progetti di espansione. La cessione delle quote societarie era una delle possibili strade da intraprendere. Ricordo che Fuller’s è un birrificio indipendente, sebbene produca circa 500.000 hl l’anno: non parliamo di una multinazionale del settore, ma neanche di un produttore craft.

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Vi risparmio le dichiarazioni di circostanza dei protagonisti, che potrete facilmente immaginare, mentre vale la pena sottolineare che per molti analisti britannici il 2018 sarà l’anno in cui acquisizioni del genere rappresenteranno una costante, aumentando rispetto al passato. L’accordo appena raggiunto sembra confermare in pieno questa previsione non proprio rasserenante. Staremo a vedere…

Il progetto di crowdfunding di Five Points

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C’è però un altro birrificio inglese che ha deciso di intraprendere una strada completamente diversa. È fresca fresca la notizia che il londinese Five Points ha lanciato un’iniziativa di crowdfunding per finanziare il proprio impianto e rinnovare la relativa tap room. Come racconta il Morning Advertiser, l’obiettivo è di racimolare la bellezza di 750.000 sterline vendendo il 5% delle proprie quote societarie, prevedendo il classico sistema a ricompense: ad esempio con 500 sterline si ottiene uno sconto (a vita?) del 10% sulle birre di Five Points, mentre con 1.000 sterline ci si aggiudica un invito all’annuale viaggio in Kent per la raccolta del luppolo. Con l’ingrandimento dell’impianto, Five Points punta a centralizzare la produzione, considerando che al momento parte di essa è a carico del birrificio belga De Brabandere.

La scelta di Five Points può sembrare poco più di un gioco (o di un azzardo), ma non è così. Esistono decine di casi di successo del genere e non è una coincidenza che la stessa strada sia stata intrapresa recentemente da un altro birrificio inglese: Northern Monk ha raccolto quasi un milione di sterline tramite Crowdcube (l’obiettivo era fissato a 500.000 sterline) per finanziare i propri progetti di espansione, tra cui triplicare la produzione, lanciare una gamma di birra affinate in legno e aprire locali a Londra e a Manchester. Visto il successo dell’iniziativa di Northern Monk, è facile prevedere un destino molto roseo anche per quella di Five Points.

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La birra di Brewdog battezzata Pink IPA

In occasione dell’International Women’s Day (la nostra Festa delle donne) il birrificio Brewdog lancerà una versione speciale della sua Punk IPA, ribattezzata Pink IPA. A detta del birrificio scozzese è una mossa commerciale atta a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle discriminazioni di genere, realizzata in maniera parodistica. È in pratica una presa in giro delle fallimentari campagne di molti birrifici per cercare di avvicinare le donne alla birra, proponendo loro etichette tendenti al rosa o con ricette “femminili”. In realtà la Pink IPA non sarà altro che la classica ammiraglia di Brewdog con una nuova etichetta (e un nuovo nome), senza alcuna differenza sostanziale. Nelle successive 4 settimane il 20% degli introiti provenienti dalla vendita di Punk e Pink IPA saranno devoluti in beneficenza ad associazioni che si battono per il problema.

Al di là dell’opinione che potete avere riguardo alla campagna di Brewdog, il problema è che Pink IPA è anche il nome di una birra del birrificio abruzzese Almond ’22, presente sul mercato da diversi anni – per la cronaca il nome deriva dal pepe rosa utilizzato come aromatizzazione e non ha nulla a che vedere con le donne. Ora sarà interessante vedere come Jurij Ferri deciderà di affrontare la questione, considerando anche le recenti vicende sul tema. Ciò che è lascia perplessi è la mancata verifica di Brewdog per un nome che era facile ipotizzare già utilizzato nell’ambiente.

Andrea Turco
Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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3 Commenti

  1. Mi associo al giudizio su Fuller’s,secondo me Dark Star trarrá grandi benefici dall’acquisizione( sopratutto in termini di distribuzionen e capacitá produttiva), consiglio a tutti di visitare Fuller’s, bellissimo birrificio.
    Per quanto riguarda Fourpure non sono piú tanto piccoli, ci sono stato diverse volte e l’ultima volta si erano allargati affittando due capannoni nella stessa area. Hanno la nuova canning line (mi vergogno ma non mi viene in italiano, linea di riempimento di lattine!!??) da 2 milioni di sterline! stavano pure sperimentando qualcosa in botti di legno ma non mi hanno detto nulla a riguardo( conosco uno dei birrai,se scopro qualcosa ti faccio sapere 🙂 )

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