Dopo esserci immersi nella tradizionale Sheffield, il nostro viaggio nell’affascinante mondo delle Real Ale inglesi prosegue in quel di Manchester (regione del North West England). Le due città sono peraltro comodamente collegate da un’ora scarsa di treno, cosa che rende Manchester, complice il suo importante aeroporto, una base ideale per esplorare lo Yorkshire. La città è comunque meritevole di una sosta dedicata, avendo un carattere vivace tutto suo e molto da offrire un po’ per tutti i palati. Nel suo nucleo principale Manchester ospita circa 590.000 abitanti, che salgono a ben 3 milioni considerando la sua intera area metropolitana (Greater Manchester). A prevalente vocazione industriale, non ha un particolare appeal dal punto di vista storico o monumentale, ma è ben nota in ambito culturale (University of Manchester), musicale (scena indipendente influente tra anni ‘70 e ‘90) e calcistico (Man United e City).
La scena birraria è particolarmente ricca e variegata: sono presenti pub di impronta tradizionale specializzati in Real Ale (su cui al solito mi concentrerò qui), come birrifici e taproom più moderni (sia affermati che in rampa di lancio, tra cui Northern Monk, Cloudwater, Track, Balance, Sureshot) localizzati in particolare nella zona della stazione di Manchester Piccadilly. Il focus del nostro tour sarà sul nucleo centrale della città e i luoghi che toccheremo distano al massimo 2 chilometri l’uno dall’altro, risultando quindi raggiungibili con modeste camminate o brevi tragitti in bus. Per una lista del tutto esaustiva o per pianificare itinerari personalizzati il consiglio è di far riferimento al CAMRA. Per il resto, vale sempre l’idea di esplorare e provare il più possibile.
The Marble Arch Inn
La prima tappa ci porta all’estremità del Northern Quarter, non lontano da Victoria Station. The Marble Arch Inn (sito web, GMaps) è la pluripremiata taproom del birrificio Marble Beers, nonchè sua sede originaria dalla fondazione (1997) fino al 2019, quando l’impianto fu trasferito in periferia (Salford). Il birrificio è una delle punte della new wave artigianale britannica ed è piuttosto noto anche in Italia grazie ad una distribuzione diffusa. L’edificio attuale, risalente al 1888, sfoggia una singolare e splendida combinazione di tecniche architettoniche e decorative: da esterni con elementi gotici a interni estremamente curati con pavimento in ceramica, muri e soffitti in mattoni decorati da fregi. L’ambiente è rilassato, accogliente e tradizionale ma non polveroso, a rispecchiare l’indole di Marble che coniuga con successo l’attenzione a stili e tecniche tradizionali con produzioni più moderne e sperimentali.
L’offerta birraria, che spazia tra cask, keg e sidro, presenta 6 Real Ale di propria produzione (tutte più che valide) tra cui ho preferito le eccezionali Pint Pale Ale e Mild. Un locale imperdibile, in cui passare molte ore bevendo e mangiando bene – notevole anche la cucina con un vasto menu. Consiglio finale: se possibile, prenotate per il tradizionale Sunday Roast della domenica a pranzo; gustare l’ottimo arrosto sorseggiando una Real Ale, magari al calore del camino, è un’esperienza impagabile.
The Peveril of the Peak
In pieno centro città troviamo probabilmente “il” pub tradizionale per eccellenza a Manchester: The Peveril of the Peak (“The Pev” per gli amici, scheda, GMaps). Curiosamente incastonato tra un incrocio stradale e un parcheggio, questo splendido e pittoresco edificio del 1820 appare come un’oasi fuori dal tempo, che ha attraversato superando varie vicissitudini (fu adibito a bordello durante la Seconda Guerra Mondiale, per poi rischiare la demolizione negli anni ‘80). L’esterno colpisce per il suo piastrellato giallo-verde in varie tonalità, mentre all’interno quattro piccole sale circondano il bancone seguendo la bizzarra forma pseudo-triangolare dell’edificio. L’arredamento e le decorazioni in legno, piastrelle e vetri colorati, con divanetti a parete e sgabelli, rendono l’ambiente davvero caldo e avvolgente.
Vengono serviti tipicamente 4 cask, con le residenti Landlord di Timothy Taylor’s (forse la Pale Ale della tradizione per antonomasia) e Plum Porter di Titanic (molto dolce, non per tutti i palati), oltre a un paio di prodotti a rotazione, tra cui nel mio caso l’ottima Mancunian Hoppy Blonde Ale di Brightside Brewing (birrificio locale specializzato in birre senza glutine). Insomma, un tuffo nella storia da non farsi mancare.
Grey Horse Inn
Non lontano dal precedente pub, sulla trafficata Portland Street, si può trovare il Grey Horse Inn (sito web, GMaps). A prima vista questo locale è poco appariscente, stretto com’è tra edifici residenziali e negozi, e con una singola sala dall’arredamento essenziale. Tuttavia, non è soltanto uno dei pub più piccoli di Manchester, ma anche uno dei più storici, poiché l’edificio risale a fine ‘700 e vi si serve birra sin dal 1851. Ma ciò che più cattura qui è l’atmosfera scanzonata ed autentica generata da una clientela 100% local: si ha l’impressione di essere accolti, sempre da benvenuti, in una sorta di “tana” in cui regna la condivisione. L’offerta birraria è dominata da Hydes Brewery, birrificio dell’hinterland cittadino proprietario del locale, ed è qualitativamente valida: 4 cask di cui 2 regolari (le ottime Original Classic Amber Ale e Dark Ruby Red Ale) e 2 a rotazione.
The Salisbury
The Salisbury Ale House (sito web, GMaps) si trova nella parte sud del centro città, nel vecchio quartiere (ex) popolare un tempo detto “Little Ireland”. Sorge in una piccola conca ad angolo tra Oxford Road e i binari dell’omonima stazione, a formare uno scenario veramente suggestivo (sublimato nel mio caso da una bella nevicata). Il locale è molto noto in città specialmente tra il pubblico giovanile e gli appassionati di musica rock, tuttavia ha radici che, nelle sue prime versioni, lo fanno risalire alla prima metà dell’Ottocento, rendendolo uno dei pub più antichi di Manchester. La commistione tra clientela giovane, musica moderna e una consapevole attenzione alla (propria) tradizione, ne fanno un luogo con un carattere particolare e un ambiente vivo, amichevole, a tratti un po’ caotico ma sempre piacevole.
Offre solitamente 6-7 cask a rotazione, nel mio caso di birrifici come Theakston, Timothy Taylor’s, Titanic e Butcombe. In tema col periodo post-natalizio, ho apprezzato in particolare l’iconica Old Peculier di Theakston e la morbida e speziata Chris Moose Christmas Old Ale di Butcombe, gustate durante una rilassante partita a biliardo in una nevosa tarda serata.
City Arms
Sempre in pieno centro città, a due passi dal Municipio, troviamo il City Arms (pagina Instagram, GMaps), altra sicurezza tra i pub tradizionali più noti e gettonati tra gli appassionati. Vanta una lunga storia di circa due secoli durante i quali è stato rinnovato più volte, e da ciò deriva la varietà di stili e materiali che lo caratterizzano, preservando in ogni caso la classicità dell’ambiente. Gli spazi sono abbastanza limitati, suddivisi in due sale su livelli leggermente sfalsati. E’ un locale in cui respirare la classica atmosfera da pub inglese amichevole e verace, con una clientela eterogenea ma sempre popolata di regular, ed una scelta di Real Ale varia e curata.
Servono tipicamente 8 cask, di cui uno è la fissa Odin Blonde di Brightside e gli altri a rotazione, nel mio caso dai birrifici Thornbridge, Saltaire, Green Arches (ottima la Flatland Mosaic Extra Pale Ale), Titanic, Blackjack e Pentrich. Da segnalare una particolare attenzione alle birre scure, con alcune Mild, Porter e Stout sempre presenti.
Port Street Beer House
Torniamo nel Northern Quarter per far visita al Port Street Beer House (sito web, GMaps). Attivo dal 2011, il locale ha saputo già imporsi sulla scena locale (votato sul compianto RateBeer quale miglior pub di Manchester, ma premiato anche dal CAMRA), e dispone di due sale su due piani più un beer garden sul retro. Qui l’atmosfera cambia un po’: troviamo un ambiente senz’altro più moderno, ma comunque accogliente ed estremamente curato, con un elegante parquet, tavoli in legno, morbidi divanetti, tutto su tonalità del marrone e del nero. La visita diurna permette di godersi in un clima quieto e ovattato la buona offerta birraria, compresi i suoi 7 cask di birrifici inglesi a rotazione: vi ho trovato Elusive (in collaborazione con Duration), Twisted Barrel, Blackjack, Leeds, Deya, Farm Yard, e la mia preferita Draught Burton Ale di Burton Bridge, con un range di stili che spazia tra Bitter, Pale Ale, IPA e stout.
Micro Bar
L’ultima tappa di questo itinerario è una sorta di chicca bonus. Dimentichiamoci edifici storici, arredi eleganti e tradizioni secolari: siamo all’interno del centro commerciale Arndale, a due passi dalla Cattedrale di Manchester. Micro Bar (pagina Instagram, GMaps) è un bizzarro angoletto delimitato da transenne all’apparenza improvvisato e frugale, ma che si rivela in realtà un microcosmo da scoprire. Sedie, sgabelli, tavoli e botti sono ammassati intorno al chioschetto che ospita spine, cask, sidri e diversi frigoriferi con un numero sterminato di birre in bottiglia. Detta così potrebbe anche sembrare un posto da cui tenersi alla larga, invece è decisamente gradevole e divertente trattenersi in questo ambiente scanzonato e ruspante, in cui regna la condivisione (oltre che la sete). La scelta di cask è ovviamente limitata (3-4 prodotti a rotazione) ma di buona qualità: ho trovato ottima la Grafters Honest Bitter di Brightside. In definitiva un piacevole diversivo da concedersi, sempre accompagnati da una buona Real Ale oltre che da piccoli snack come gli irresistibili pork cracklings.
Menzioni extra
Le possibilità di scelta a Manchester non si esauriscono qui, anche in fatto di Real Ale. Sempre in centro città, altri locali a mio giudizio validi sono The Smithfield Market Tavern (pagina Instagram, GMaps) con 6 cask prevalentemente di Blackjack (ma si trovano anche Burning Sky e Fell), Hare & Hounds (scheda, GMaps) con 2 cask fissi (Joseph Holt e Ossett), e Piccadilly Tap (sito web, GMaps). Quest’ultimo, coi suoi 5-6 cask a rotazione (Timothy Taylor’s, Bradfield, Adnams, Neptune, Titanic nel mio caso) è un ottimo warm-up appena sbarcati dall’omonima stazione ferroviaria.
Conclusioni
Tirando le somme, Manchester potrà forse non avere il fascino più intimo e underground di Sheffield, ma rimane una tappa irrinunciabile nell’ambito delle Real Ale, con tanta scelta di alta qualità ed alcune punte di eccellenza. Anche in questo caso, 2 o 3 giorni belli intensi possono bastare per farsi un’esperienza piuttosto completa, non dovendo compiere spostamenti eccessivi. Questo mio viaggio si conclude qui, ma non mancherà occasione di esplorare altre realtà legate al magico mondo delle Real Ale. Nel frattempo, cheers!













