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I birrifici italiani puntano sulle low-alcohol: tutti i trend del primo semestre del 2025

La novità più evidente di questa prima parte del 2025 è il definitivo ingresso dei birrifici italiani nel segmento delle NoLo e in particolare delle birre low-alcohol. Non è solo un’impressione, perché ci sono i dati a confermarlo: sono quelli provenienti dal rapporto di metà anno di Italian Craft Beer Trends, il nostro osservatorio permanente del settore elaborato tramite i dati presenti sulla piattaforma Whatabeer. Da alcuni anni censiamo con regolarità tutte le nuove birre italiane e questo ci permette di analizzare le tendenze del mercato. Nel primo semestre del 2025 abbiamo registrato 440 birre inedite (+27% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno), che ci forniscono indicazioni molto interessanti sulle evoluzioni che stanno investendo il comparto della birra artigianale.

Dunque la rilevazione più interessante riguarda le birre a basso contenuto alcolico, sulle quali i birrifici italiani hanno finalmente deciso di puntare dopo anni interlocutori. Il 16,14% di tutte le produzioni censite su Whatabeer dall’inizio del 2025 ha una gradazione inferiore alla soglia psicologica del 4% alc., mostrando come la tendenza in atto sia molto evidente. Per fare un paragone, nel primo semestre degli ultimi tre anni questo gruppo di birre si fermava intorno al 6%. Di conseguenza anche la gradazione alcolica media di tutte le birre sta lentamente scendendo: una voce statistica che chiaramente non può mostrare variazioni particolarmente accentuate, ma che in cinque anni, a partire dal 2021, è comunque calata di un punto percentuale.

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La tendenza in atto è figlia dei cambiamenti nelle abitudini di consumo dei bevitori italiani. Un peso non indifferente l’ha avuto sicuramente il nuovo codice della strada, che ha contribuito a diffondere un timore nei confronti dell’alcol ben oltre le sue reali implicazioni. C’è però anche una crescente predilezione per tipologie associate al benessere – poiché implicano una minore assunzione di alcol – e alla facilità di bevuta. C’è infine il traino, più o meno consapevole, dell’industria, che negli ultimi anni ha puntato forte sul segmento NoLo. A parte alcune eccezioni, i birrifici artigianali italiani stanno trascurando le birre analcoliche – alla base ci sono motivi tecnici prima ancora che di opportunità – per prediligere le low-alcohol.

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L’ascesa delle birre a basso contenuto alcolico sta avendo un impatto diretto anche sugli stili birrari scelti dai produttori. In particolare si sta registrando uno spostamento dalle American IPA (-4,1% rispetto al primo semestre del 2024) alle Session IPA (+3,68%) e un’interessante crescita delle Lager luppolate (Hoppy Lager, Cold IPA, IPL), che coniugano la leggerezza tipica delle basse fermentazioni con un profilo aromatico più marcato, capace di incontrare i palati abituati alle IPA.

Accanto al fenomeno NoLo, si sono consolidate alcune tendenze minori, ma significative. Una di queste è l’interesse crescente verso le birre “nitro”, cioè saturate o confezionate con carboazoto, per ottenere una schiuma più cremosa e una texture vellutata. Se fino a poco tempo fa erano quasi una curiosità con pochissime incarnazioni, oggi cominciano a comparire regolarmente tra le referenze dei birrifici. Parallelamente, è sempre più diffuso l’uso dell’espressione “West Coast”, che non di rado travalica i confini delle IPA per essere associato ad altri stili, come nel caso delle West Coast Pils. Infine continua l’ascesa delle Italian Pilsner, una tipologia ormai ben consolidata anche nel nostro Paese dopo aver spopolato negli Stati Uniti.

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Dal punto di vista delle materie prime, il luppolo Citra si conferma il più amato e citato dai birrifici italiani, a conferma del trend già evidenziato negli anni precedenti. Le scorze di agrumi, invece, rappresentano l’ingrediente speciale più utilizzato in questa prima parte di anno. Analizzando l’attività dei birrifici, emerge che Wild Raccoon è stato di gran lunga il più prolifico, con ben 21 nuove birre censite da Whatabeer nei primi sei mesi dell’anno, seguito a distanza da LZO Brewery con 14 nuove uscite e Alder con 10.

Sarà interessante vedere come evolveranno queste tendenze nei prossimi mesi, anche alla luce delle possibili nuove spinte normative o dei cambiamenti nei consumi estivi. Per ora, una cosa è certa: la scena brassicola italiana continua a mostrare una decisa vitalità, nonché uno spirito d’adattamento confortante. Tutti questi dati saranno approfonditi a inizio 2026, quando pubblicheremo la nuova edizione di Italian Craft Beer Trends, il report che si sta rivelando un punto di riferimento imprescindibile per operatori e appassionati. Il documento sarà disponibile sia in versione stampata con copertina rigida, acquistabile su Amazon, sia in pdf scaricabile gratuitamente.

Nel frattempo, questa anteprima di metà anno conferma come la birra artigianale italiana non sia solo un prodotto, ma un vero e proprio laboratorio creativo, pronto a sperimentare, rischiare e tracciare nuove strade. E la direzione, almeno per ora, sembra puntare verso una decisa riduzione della gradazione delle birre.

Andrea Turco
Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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